Vocazione Cristiana e Vocazioni

 

La parola "vocazione" troppo spesso viene ripetuta, ma raramente ci si ferma a precisarne il contenuto. Eppure si tratta di un termine estremamente ricco, uno di quei termini riassuntivi e sintetici che hanno la capacità di richiamare il mistero cristiano nella sua totalità: tutto il mistero cristiano può essere espresso in termini di vocazione. Ecco allora il tentativo di non dare per scontato il contenuto della parola vocazione, ma metterci esplicitamente davanti alla domanda: che cosa intendiamo dire quando parliamo di vocazione cristiana?

La questione si può scandire in tre momenti: anzitutto, chiarire il soggetto che chiama, in un secondo momento mettere a fuoco gli elementi centrali della vocazione cristiana, infine offrire qualche indicazione a proposito dell’uomo che risponde. Si possono esprimere più semplicemente i titoli dei tre momenti formulando tre domande: chi chiama? a che cosa chiama? in che modo si risponde?’

 

1. L’INTENZIONE DI DIO

Il soggetto della chiamata è Dio. Si tratta però di capire perché Dio chiama, quale intenzione lo muove, da quale volontà è animato. Un testo di Paolo ci spalanca davanti orizzonti infiniti:

 

Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo.

In lui ci ha scelti prima dello creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. (Ef 1,3-6)

 

La nostra chiamata viene da lontano: la nostra esistenza ha la sua radice nel cuore di Dio che dall’eternità ci ha voluti come "figli adottivi", ad immagine del suo Figlio Gesù. All’origine dell’uomo c’è la volontà buona di Dio che crea ogni uomo come suo figlio, sul modello di Gesù Cristo. La volontà di Dio è, quindi, volontà di comunione, di vita, di salvezza.

E il Nuovo Testamento ci presenta la morte e la risurrezione di Gesù come il centro del piano divino pensato dall’eternità, come il momento in cui più luminosamente risplende la volontà buona di Dio nei confronti dell’uomo. Nel momento del massimo peccato, del massimo rifiuto nei confronti di Dio, il Figlio di Dio dice la parola del perdono, la parola dell’amore offerto fino all’ultimo: solo queste sono le parole che sa dire, perché la volontà di Dio nei confronti dell’uomo rimane buona, in maniera irreversibile.

Il dono del Figlio non viene inghiottito dalla morte: la risurrezione di Gesù rivela che Dio è il Dio della vita in modo definitivo: chiama il Figlio Gesù alla vita per sempre e, nello Spirito santo, lo costituisce Signore, fonte di vita per tutti coloro che credono in Lui.

Certamente ci sono momenti in cui viene da chiedersi: "ma è proprio vero che la volontà di Dio verso di me è buona?". Ci sono momenti in cui il credente è chiamato a vivere questa fede, anche se tutto sembrerebbe dire il contrario: "non è vero che Dio è buono". In questi momenti solo la luce che viene dal Crocifisso ci dice che Dio è con noi il Dio dell’amore, del perdono, della vita nuova.

 

2. LA FIGURA DELLA VOCAZIONE CRISTIANA

 

2.1. Il riferimento a Gesù Cristo

La vocazione cristiana è anzitutto chiamata ad un rapporto con Gesù Cristo, per cui Egli diventa il punto di riferimento ultimo della mia vita, Colui dal quale mi lascio misurare; lo accolgo come il "Maestro" e sottometto a lui il mio cuore, il mio modo di ragionare, dì scegliere, dì vivere; imparo a guardare il senso dell’esistenza, il bene e il male, la vita e la morte… lasciandomi guidare e formare da Gesù.

Il cristiano, allora, non è colui che compie una serie di pratiche religiose (prega, va a Messa, fa qualche opera di carità...), ma colui che dà unità alla propria vita, chiedendosi in ogni situazione: "che cosa farebbe Gesù al mio posto?"

In questo cammino, il cristiano avverte che il riferimento a Gesù è bene per lui, non mortifica la sua umanità, ma, al contrario, la rende "compiuta", vera, piena di senso; il cristiano si accorge che proprio nel riferimento a Gesù di Nazareth trova la verità del suo essere uomo o donna.

Il riferimento a Gesù Cristo, il rapporto con Lui non è vissuto in maniera immediata e diretta, ma si attua attraverso alcune mediazioni: l’Eucaristia (e, in dipendenza dall’Eucaristia, gli altri sacramenti), la Parola, la preghiera. Attraverso queste realtà, il Signore Gesù si fa presente oggi e con il suo Spirito plasma e modella la vita del credente che lo accoglie nella fede.

2.2. L’azione dello Spirito santo

Attraverso l’Eucaristia, la Parola e la preghiera, lo Spirito santo — che è lo Spirito di Gesù Cristo — opera nell’uomo per realizzare in lui il volto di Gesù: è un po’ come un artista che lavora il suo pezzo di argilla, lo plasma, finché non gli ha impresso la forma desiderata; e la forma che lo Spirito vuole imprimere in noi è la forma dell’esistenza di Gesù Cristo.

L’azione dello Spirito riguarda tutto l’uomo; parlando dell’uomo costruito dallo Spirito a immagine di Gesù, parliamo di tutto l’uomo, non solo della sua anima. L'uomo "spirituale" è l’uomo che si lascia guidare dallo Spirito e che nell’obbedienza allo Spirito, lascia che la propria esistenza piano piano assuma il volto di Gesù Cristo.

In questo modo lo Spirito santo fa di ogni credente una "memoria creativa" di Gesù Cristo: la vita del credente è memoria di Gesù Cristo, perché riproduce la carità di Gesù Cristo, la sua capacità di donarsi, di vivere per gli altri; ed è creativa, perché il credente non ripete materialmente i gesti e le parole di Gesù Cristo: il credente riesprime oggi con i suoi gesti e con le sue parole il senso racchiuso nei gesti e nelle parole di Gesù. D’altra parte, ripetere materialmente quello che Gesù ha detto e fatto vorrebbe dire per noi fare un salto indietro di 2000 anni, vivere come si viveva allora in Palestina.., questo non è possibile, ma neppure ci è richiesto. Ciò che ci viene chiesto come cristiani e di "dire" Gesù Cristo oggi, in questo mondo, di fronte a questi interrogativi. Con uno slogan: il credente è la memoria di Gesù, non la sua fotocopia.

2.3. Il riferimento alla Chiesa

Il riferimento assoluto e radicale a Gesù Cristo si realizza in una comunità storica concreta di credenti, la comunità della Chiesa.. Non ha senso dire: "Cristo sì, la Chiesa no", perché si crede a Gesù Cristo "nella Chiesa", e il senso della Chiesa è una dimensione fondamentale della vocazione cristiana: il cristiano è un "uomo di Chiesa", accetta la chiesa come comunità visibile e gerarchica, nella quale in forza dello Spirito santo, si attua/realizza il rapporto tra il Signore Gesù e l’umanità credente.

2.4. Le diverse vocazioni come determinazioni

Questa figura generale della vocazione cristiana chiede di prendere forma nell’esistenza di ciascun cristiano.

Già abbiamo sottolineato che il cristiano è memoria creativa di Gesù Cristo, non ne è la fotocopia/ripetizione; di conseguenza, l’essere memoria di Cristo si attua in modi diversi a seconda delle persone, delle circostanze, del momento storico.

Se, per esempio, confrontiamo diverse figure di santi, ci accorgiamo che nella loro esistenza alcune linee si ripetono (e sono le linee fondamentali della vocazione cristiana), ma queste linee sono presenti con una grande varietà di accentuazioni e di sottolineature diverse.

Proprio perché il credente è memoria creativa — e non ripetitiva — di Cristo, sì apre lo spazio per le diverse vocazioni; (matrimoniale, sacerdotale, religiosa, missionaria, laicale...) che sono determinazioni/modalità concrete attraverso cui ogni cristiano, a modo suo, diventa memoria creativa di Gesù.

È quindi importante che, alla luce di quella fisionomia generale della vita cristiana, ogni cristiano riconosca come lui, oggi, viene educato da Dio a diventare memoria di Gesù Cristo. Si tratta, cioè, di capire quali sono le ispirazioni e le tensioni autentiche che Dio mette nella nostra vita e che progressivamente ci spingono a diventare memoria sempre più nitida di Cristo nell’oggi.

 

3. LA STORIA DELLA LIBERTÀ CHE RISPONDE

La storia di una vocazione è la storia di una persona che, mentre assume personalmente la figura generale della vocazione cristiana, si accorge che il Signore fa risaltare in lei alcuni aspetti, che diventano più importanti di altre ed orientano verso il proprio modo originale di essere memoria di Cristo.

3.1. La scelta fondamentale

La scelta fondamentale è, appunto, quella di assumere personalmente la figura della vocazione cristiana. Si tratta di scegliere di seguire il Signore, di lasciare che la vita sia determinata da Lui per diventare memoria di Lui.

In altre parole: si tratta di cercare la volontà di Dio come il proprio tesoro, la perla preziosa che sa rendere piena di senso la nostra esistenza.

A questo proposito, S. Ignazio negli Esercizi spirituali scrive:

"Ci sono molti che prima decidono di sposarsi e poi di scegliere il Signore. Ci sono alcuni che prima decidono di assumere un ministero e poi scelgono di servire il Signore. E invece prima bisogna scegliere di servire il Signore e poi, se questo è un mezzo per servirlo, allora sceglierò di sposarmi o di scegliere un ministero nella Chiesa

La scelta di servire il Signore è la base per ogni cammino di discernimento.

3.2. Il discernimento

Nel suo senso classico, autentico, il discernimento è l’esercizio di attenzione e di ascolto dello Spirito che parla a me, nella mia coscienza, e mi fa cogliere la volontà di Dio per me, in ordine alla gestione della mia vita. Possiamo anche dire che il discernimento è l’ascolto della parola di Dio non scritta che risuona ancora oggi nella coscienza di ogni fedele. Questa parola non è scritta in un libro, di per sé neppure nella Bibbia: è una parola personalissima di Dio per me, che io colgo anche attraverso la Scrittura, ma che non trovo tale e quale nel testo sacro.

È evidente che questa parola non la si conosce di colpo, ma viene percepita nel corso di un cammino di ricerca e di preghiera, vissuto nella docilità allo Spirito santo. Questo cammino di discernimento comprende tre momenti.

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La purificazione interiore da ogni peccato e da ogni confusione legata al peccato. Il cristiano è collocato in una situazione storica dove non tutto è secondo Dio; anche dentro ciascuno di noi agisce non solo lo Spirito di Gesù, ma anche la nostra libertà indocile, che ci spinge a costruire la nostra esistenza senza alcun riferimento a Gesù Cristo. Il cristiano, consapevole di questo, si riconosce sempre bisognoso di purificazione e perdono.

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Il secondo momento del cammino di discernimento è costituito dalla meditazione e contemplazione del mondo di Dio, del suo progetto, così come mi è rivelato anzitutto dalla Scrittura. Qui si colloca l’esercizio della Lectio divina, mediante la quale impariamo progressivamente a vivere con gioia, con gusto, con sorpresa l’incontro con la Parola di Dio scritta, che poi diventa incontro con Gesù, incontro con Dio che mi sta chiamando e al quale cerco di dare risposta.

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Il terzo momento è la riflessione sull’insieme delle coordinate storiche della vita di una persona. Predicando gli esercizi spirituali ad un gruppo di giovani in ricerca vocazionale, il card. Martini riportava alcuni contenuti di una relazione sulla pastorale giovanile di cui non cita l’autore:

"La prima cosa da considerare con attenzione è il giovane, la sua situazione effettiva, il contesto in cui vive, la sua storia umana e di fede; che cosa sta cercando, qual è la motivazione che lo spinge a questa ricerca, quale grado di docilità mostra di avere, quale desiderio di essere guidato… Tutto questo costituisce l’oggetto di una ricerca delicata e impegnativa, in cui è importante non avere fretta e cercare di capire con precisione. A volte scopro che sacerdoti o religiosi che mi mandano un giovane per un discernimento vocazionale... credono di conoscere quel giovane ma sanno ben poco di lui. Ne conoscono le idee ma quasi nulla delle sue abitudini reali, della sua storia, della sua famiglia... A me pare che ci sia molta superficialità nella conoscenza delle persone... Presi da molte cose, gli educatori non hanno tempo da dedicare a questa paziente ricerca

Attraverso questo cammino di discernimento, si giunge ad una scelta che non è forzata né volontaristica ("devo fare questo", "voglio fare questo"); la persona, invece, avverte che c’è proporzione fra ciò che essa è e la scelta che fa, trova pace in questa scelta e si conferma in essa. È quella che S. Ignazio chiama l’esperienza della "consolazione": la potremmo definire come la percezione intuitiva e profonda che è bene per me, è pieno di senso per me, qui ed ora, che io decida così, che io cammini in questa direzione.

3.3. Il contributo della comunità cristiana

Il cammino di ciascuno è accompagnato dalla comunità che, da una parte, offre esempi concreti di figure vocazionali e, dall’altra, interpella i credenti con le proprie necessità.

Inoltre, nell’ambito del servizio che essa rende alla Parola di Dio, la comunità cristiana annuncia il mistero della vocazione e propone itinerari per educare la risposta della libertà. In questo campo la catechesi gioca un ruolo fondamentale.

3.4. La direzione spirituale

Tra gli aiuti che la comunità può offrire in ordine al discernimento vocazionale, particolare rilievo va dato alla direzione spirituale. Poiché si tratta di aiutare una persona a cogliere la voce dello Spirito che parla alla coscienza, anche il direttore spirituale deve mettersi in atteggiamento di docilità e di obbedienza nei confronti dello Spirito e di una Parola che è più grande di lui. Inoltre, se il direttore spirituale conduce e sostiene il discernimento del soggetto, non può in alcun modo sostituirsi alla persona; la decisione definitiva deve essere del soggetto.

3.5. Conclusioni

Attraverso il cammino del discernimento non si arriva ad una scelta che ha un’esattezza di tipo matematico; la sicurezza della scelta è la sicurezza di una decisione presa nell’affidamento e nella speranza.

Il tempo della ricerca della propria vocazione non è tempo perso: cercare il modo in cui il Signore ci invita a diventare memoria di Lui è già un modo di dirgli di sì

La ricerca della propria vocazione continua anche una volta compiuta la scelta definitiva; ogni giorno il Signore ci dice una parola personalissima per sostenere la nostra creativa fedeltà al cammino sul quale Lui ci sta conducendo.