Il pellegrinaggio a La Verna

 
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Cronaca pellegrinaggio a La Verna

 

"O Signore mio Gesù Cristo, due grazie ti prego che tu mi faccia innanzi che io muoia: la prima che in vita mia io senta nell’anima e nel corpo, quanto è possibile, quel dolore che tu, dolce Gesù, sostenesti nell’ora della tua acerbissima passione; la seconda sì è ch’io senta nel cuore mio, quanto è possibile, quello eccessivo amore del quale tu, Figliuolo di Dio, eri acceso a sostenere volentieri tanta passione per noi peccatori".

Questa preghiera fece Francesco sul monte della Verna prima di essere configurato a Cristo crocifisso anche nel corpo con il dono delle stimmate. A questa sorgente spirituale hanno attinto i seminaristi della nostra diocesi nel loro cammino di formazione verso il sacerdozio in cui saranno configurati a Cristo Capo e Pastore nel sacramento dell’ordine.

Nei giorni 5 – 8 agosto con il pellegrinaggio al santuario della Verna per il secondo anno (lo scorso anno al santuario del Curato d’Ars) i seminaristi del seminario maggiore hanno vissuto l’esperienza estiva di fraternità e di spiritualità insieme al nostro Vescovo e al Rettore e Vicerettore del Seminario minore.

Partiti con due pullmini la mattina del 5 agosto abbiamo fatto tappa presso il monastero della Cappuccine di Mercantello sul Metauro. Dopo la celebrazione della Messa attraverso le parole di una monaca abbiamo incontrato la figura di santa Veronica Giuliani, grande mistica del ‘700, che ha avuto il dono delle stimmate come Francesco. La gioia che traspariva dal volto sorridente delle suore ci ha introdotto con il giusto spirito al pellegrinaggio.

Nel pomeriggio il simpatico novizio David, di origine croata, ci ha guidato alla visita del santuario della Verna, scoprendo attraverso la storia e i luoghi gli elementi fondamentali della spiritualità di Francesco: l’"umiltà" dell’Incarnazione e la "carità" della passione di Cristo, i due momenti strettamente correlati in un unico mistero, la passione di Cristo per i peccatori. S. Maria degli Angeli, la prima cappella fatta costruire da Francesco appena giunto alla Verna, le bellissime ceramiche di Andrea della Robbia, il sasso spicco, le due celle dove il santo viveva, la cappella delle stimmate, costruita sul luogo in cui il poverello d’Assisi fu segnato dall’amore di Cristo ci hanno inserito in quell’aria di intensa spiritualità che si respira in questo luogo.

Il giorno seguente l’abbiamo dedicato alla preghiera e alla riflessione aiutati dalle due meditazioni di P. Francesco, maestro dei novizi, e di P. Francesco Maria, vicemaestro. Attingendo alle Fonti Francescane siamo stati introdotti alla figura così ricca di Francesco e alla sua profonda spiritualità e ci sono state suggerite alcune piste di riflessione per la nostra vita di cristiani e di futuri sacerdoti.

La povertà, che prima di essere scelta di vita esteriore, è scelta di adesione a Cristo povero e crocifisso, è proclamare il primato della preghiera, della contemplazione come principio unificante della vita personale; l’amore all’Eucaristia che Francesco nel suo Testamento raccomandava di onorare sempre; l’amore alla Chiesa che lo portava ad essere esente da giudizi nei confronti di una gerarchia non sempre esemplare nella fedeltà al Vangelo; la radicalità, che è anche semplicità, nell’indicare la via per seguire Gesù; la croce come chiave di lettura della storia personale e del mondo. Il dono delle stimmate è la rivelazione della sua vocazione ad essere crocifisso per i suoi fratelli.

Con la visita alla città di Arezzo, fatta il 7, abbiamo avuto la possibilità di entrare in contato con alcune delle opere di immenso valore artistico e religioso. Per primo abbiamo incontrato il Crocifisso del Cimabue, recentemente restaurato, anticipatore della nuova pittura di Giotto. Successivamente, con la visita alla "leggenda della vera Croce" di Piero della Francesca, abbiamo avuto la percezione che, anche se non programmata, come linea conduttrice del nostro pellegrinaggio si stagliava la Croce.

Nel pomeriggio ci attendeva, con la visita all’eremo di Camaldoli, l’incontro con la vocazione monastica, in special modo con quella eremitica. In un contesto di attivismo che connota la nostra società e anche la Chiesa, abbiamo percepito l’assoluto di Dio come centro della nostra dedizione a lui e alla Chiesa. Dom Carlo, da 42 anni all’eremo, ci ha introdotti anche all’interno dell’eremo spiegandoci la vita semplice dell’eremita, fatta di lavoro, studio e preghiera.

Al mattino dell’ultimo giorno abbiamo celebrato l’Eucaristia nella Cappella delle stimmate, momento ricco di emozioni illuminato dalla parola del nostro Vescovo che ci ha posto davanti il mistero della Croce come presenza vivificante la nostra vita di discepoli. Il nostro pellegrinaggio l’abbiamo concluso con un giro di esperienze in cui ognuno di noi ha espresso il dono che da questo santuario francescano ha avuto per la propria vita.

Dopo due simpatiche foto con David e P. Francesco abbiamo ripreso la via del ritorno facendo tappa a Cesena, presso l’abbazia benedettina per salutare Dom Piero Maria Pierini, già sacerdote della nostra diocesi e dal alcuni monaco.

Questo pellegrinaggio, anche se più breve rispetto a quello dello scorso anno, rimarrà come traccia profonda nella nostra vita sia per il ricco messaggio di Francesco e delle sue stimmate, sia per la comunione e la fraternità vissuta fra di noi e con il nostro Vescovo che ci è stato sempre accanto con affetto e pazienza.

 

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Risonanze e testimonianze

 

Trovo utile per la mia vita conoscere gli uomini che già, qui su questa terra, hanno vissuto un rapporto intimo con Dio. Niente di meglio che farlo in pellegrinaggio condividendolo con il nostro Vescovo e gli amici dei Seminari maggiori di Roma e di Ancona. Se Francesco d’Assisi un po’ lo conoscevo, su S. Veronica Giuliani e su S. Romualdo non sapevo quasi niente, e ciò che mi ha toccato di essi è stato il loro abbandono fiducioso in Dio e nella sua volontà e il loro amore per Gesù Cristo.

Francesco è stato un uomo che mi ha sempre colpito e suscitato fin da piccolo interrogativi profondi su Dio. A La Verna, sul monte delle stimmate, egli è tornato a ricordarmi che Dio ha un progetto anche per me oltre che per ogni uomo. E questo lo vedo nella storia che fa con me, nei fatti che vivo e nelle persone con le quali mi rapporto. La cosa che più mi ha parlato di lui è stata la sua tensione nel farsi come Gesù, e perciò nel dono totale di sé a Dio e agli uomini, avendo sperimentato che precedentemente è avvenuto il movimento contrario, cioè che Dio ci ha amati per primo donandoci suo Figlio.

Quello che ho vissuto a La Varna è stato sentire vicino Gesù e la sua presenza mi ha aiutato a cambiare un po’ la prospettiva da me, che provoca ansie e timori, a Lui, che dona pace e serenità. Pace vera che sperimento se confido nel suo amore unico per me e mi svela il suo agire in me e nella mia vita.

Concludo dicendo che il monte de La Verna è molto suggestivo. Una gratitudine particolare ai frati molto accoglienti e preparati nel presentarci aspetti di Francesco che non conoscevo, tra cui soprattutto la sua configurazione a Cristo povero e crocifisso. (Andrea Baldoni)

 

Anche quest'anno tutti noi seminaristi della diocesi di Senigallia, abbiamo trascorso alcuni giorni insieme al nostro Vescovo Giuseppe. La meta scelta per questa occasione è stata la Verna, località nella quale il Poverello di Assisi ha avuto l'ennesima conferma della presenza di Dio, e in particolare i segni della Passione del Signore nelle sue carni. Per noi è stato un momento veramente significativo e ricco di spiritualità: infatti oltre che a la Verna, siamo andati anche all'eremo di Camaldoli. Per me è stata la prima volta e devo dire che ne riporto tutto il fascino del luogo e del clima che vi si respira. Immerso nel verde della montagna, vedere le celle dei monaci e "ascoltare" quel silenzio è stata un'esperienza forte. In un mondo che va sempre più di corsa, che cerca solo il guadagno materiale, alcuni monaci vivono nella solitudine e nel silenzio tutta la loro vita alla ricerca di quel guadagno che non perde mai valore, ma che anzi si accresce sempre più nel cercarlo. Spero di aver fatto tesoro di questa brevissima visita e di poter sperimentare nella mia vita di sacerdote quella sensazione di pace e serenità che a Camaldoli si vive, per testimoniare al mondo il vero tesoro che non svaluta mai, Cristo Gesù nostro Signore.

(Giacomo Bettini.)

 

 

Caro Francesco,

da quasi mille anni continui a stupire il mondo con la tua vita così ricca e gioiosa: non oso immaginare quante risate tu abbia fatto fare ai tuoi compagni, quanti scherzi tu abbia combinato! Se tu potessi essere ancora qui di certo ti vedrei bene in coppia con Benigni! A me piace molto l’espressione "giullare di Dio" con cui ti si chiama spesso, forse, per il fatto che la tua vita è stata davvero un servire continuo il nostro Signore. Il tuo cuore rivolto a Dio nei momenti di sofferenza e di gioia è divenuto segno di quella perfetta letizia che tanto hai cercato ed invocato. Hai camminato sulle Sue tracce secondo le esigenze del Vangelo condividendo il Suo destino doloroso e glorioso, vivendo momenti di "quasi delirio" e di intima confidenza con Lui; tutto ciò l’hai vissuto con la piena consapevolezza che tutti i beni dobbiamo restituirli a Dio riconoscendo che sono suoi e rendendogli grazie per tutto.

Hai amato Dio ma non hai mai separato questo amore dall’amore per il prossimo che hai ritenuto prima esigenza di una vita di cambiamento e conversione, che si è concretizzato nell’amare qualsiasi individuo in modo autentico, familiare, tenero, materno, e che ha raggiunto il suo culmine nell’amore verso i nemici, presentato come il risultato più alto della presenza e dell’azione dello Spirito negli uomini.

Mi piace da ultimo ringraziarti con cuore sincero per l’amore che hai sempre dimostrato verso la Chiesa, mistero di Cristo sulla terra; da giovane seminarista molto spesso in lotta esteriore ed interiore con certe manifestazioni e posizioni della Chiesa di oggi sento che ho molto da imparare da te. Alla mente mi vengono ora certi tuoi discorsi che suonano così: "Poi il Signore mi dette e mi da una così grande fede nei presbiteri che vivono secondo la forma della santa Chiesa romana, a motivo del loro ordine, che anche se mi facessero persecuzione, voglio ricorrere proprio a loro. E se io avessi tanta sapienza, quanta ne ebbe Salomone, e mi incontrassi in preti poverelli di questo mondo, nelle parrocchie in cui dimorano, non voglio predicare contro la loro povertà. E questi e tutti gli altri voglio temere, amare ed onorare come miei Signori. E non voglio considerare in loro il peccato, poiché in essi io riconosco il Figlio di Dio e sono miei signori. E faccio questo perché dello stesso Altissimo Figlio di Dio nient’altro vedo corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo corpo e il santissimo sangue suo, che essi ricevono ed essi soli amministrano agli altri." (Test. 6-10) Ascoltate, inclinate, obbedite, custodite, adempite, lodate, esaltate, testimoniate, perseverate perché il Signore Dio si offre a noi come figli. Pace e bene, Filippo. (Filippo Savini)

 

E’ passato ormai un mese da quando sono ritornato dal pellegrinaggio a La Verna vissuto insieme al vescovo e agli altri seminaristi della diocesi (tranne due che erano alla GMG); ovviamente non potevano mancare don Luciano e don Paolo, tra l’altro gli organizzatori del tutto.

Semplicemente, in queste poche righe, condivido con voi alcuni piccoli tesori, quasi degli appunti, che in quei giorni ho ricevuto in dono dalla testimonianza vitale di Francesco, dalla sua strada che meravigliosamente e in modo davvero disarmante lascia sempre trasparire la novità del Vangelo e la bellezza di seguire Gesù in povertà e senza alcuna pretesa, sia nei confronti di se stessi che degli altri.

Prima di tutto: le paure di Francesco. Il dubbio radicale su di sé, su tutto quanto aveva fatto e vissuto e sull’ordine stesso che si era trovato a dover costituire…quel tormento che lo dilaniava e che custodiva nel cuore quando, con frate Leone, si ritirò nel bosco e tra i dirupi rocciosi de La Verna. Non sappiamo cosa visse in quei giorni, ma quando discese aveva ricevuto il dono delle stimmate: anche la sua carne parlava silenziosamente di quel Gesù povero e crocifisso che con tutto se stesso aveva desiderato e seguito. Una cosa è certa: Francesco ha osato non fuggire davanti al dolore che lo abitava e, nella sua confusione, lo ha posto davanti al Signore della sua vita anche Lui ferito, abbandonato e trafitto. Non ha temuto, l’uomo Francesco, la sua nudità…ma l’ha donata al Dio che, nudo, in Gesù lo aveva amato senza misura. Sono queste le parole che frate Leone ha sentito pronunciare, meglio gridare, dal Poverello nella sua solitudine: "Chi sei Tu?! Chi sono io!?" Sappiamo quale sia il frutto di queste urla apparentemente inascoltate…

Grazie, Francesco, perché non hai temuto la vita con tutte le sue sorprese, anche le più inaspettate e dolorose e, così, hai dato il ‘via libera’ allo Spirito di Dio che plasma capolavori nel cuore di chi si lascia amare e abitare da Lui! E grazie perché, guardando te, ci è fatto il dono di scoprire che l’unico capolavoro dello Spirito è Gesù povero e crocifisso, l’unica immagine ‘autorizzata’ del volto amante del Padre…grazie Francesco!

(Matteo Pettinari)

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