Pellegrinaggio ai luoghi alfonsiani, Pompei, Nola,

7-10 Gennaio 2003

bulletLa cronaca del pellegrinaggio
bulletLa testimonianza di Don Francesco
bulletLe fotografie del pellegrinaggio

 

 

La Cronaca

Nella mattina di venerdì 10 gennaio 2003, chi fosse entrato nella cattedrale di Nola avrebbe visto 15 sacerdoti che celebrazione la S. Messa presieduta da un Vescovo. Eravamo noi, sacerdoti giovani di ordinazione, che concludevamo il nostro pellegrinaggio a Nola, presso le reliquie del santo Patrono della nostra diocesi, san Paolino da Nola.

Eravamo partiti, quando ancora era buio, con due pulmini la mattina del 7 gennaio, guidati dal nostro Vescovo, per recarci in pellegrinaggio ai luoghi che hanno visto la missione di S. Alfonso Maria de’ Liguori, fondatore dei Redentoristi. Nell’ambito del nostro cammino di formazione permanente si è pensato di conoscere l’opera e la spiritualità di questa figura, vissuta nella Campania del 1700, che ha segnato in modo indelebile la dottrina morale della Chiesa e anche il ministero pastorale di ogni sacerdote.

Siamo stati ospiti del convento dei Redentoristi di Ciorani, in provincia di Salerno, il luogo in cui fu fondata la Congregazione voluta da S. Alfonso per le Missioni al popolo. Nella mattinata dell’8 ci siamo recati a Pagani dove il Santo consolidò la fondazione e poi passò gli ultimi anni della sua vita, dopo i 10 anni di episcopato a S. Agata dei Goti, e abbiamo celebrato l’Eucarestia all’altare dove sono conservate le sue reliquie. A Scala, sopra Amalfi, ci fu il primo tentativo, nel 1732, di raccogliere alcuni sacerdoti e laici per sviluppare questa missione al popolo; tentativo che poi non ebbe seguito. Abbiamo sostato nella grotta in cui il santo ricevette le prime ispirazioni.

Nel pomeriggio del 9 il nostro pellegrinaggio ci ha condotti al santuario di S. Gerardo Maiella, a Materdomini, in provincia di Avellino e abbiamo potuto conoscere questo Santo, uno dei primi discepoli di S. Alfonso, che visse la sua breve vita in mezzo alle popolazioni sperdute delle montagne, operando, fin da vivo, molti prodigi. La devozione popolare lo venera con grande affetto e lo prega per le più varie necessità della vita.

Come patrono dei confessori S. Alfonso ci ha sollecitato ad essere nella confessione sempre ministri della misericordia di Dio, che ama ogni creatura; come missionario dei poveri ci ha confermato ad essere, nella nostra attività pastorale, attenti ai poveri e agli ultimi, perché anche essi sono chiamati ad essere santi; come sacerdote ci ha incoraggiato a non perdere mai tempo, ma a dedicarlo tutto per la missione che il Signore ci ha affidato offrendo anche la propria croce come strumento di salvezza.

La mattina del 9 gennaio ci siamo recati a Pompei, a venerare la Vergine del Rosario. Non poteva mancare questa sosta durante l’anno del Rosario. Dopo la celebrazione eucaristica siamo stati condotti a scoprire le opere del Beato Bartolo Longo, l’apostolo di questa devozione e dei poveri. Con la recita del S. Rosario e la supplica alla Madonna abbiamo concluso questa breve tappa.

Nell’ultimo giorno non abbiamo potuto non fermarci a Nola per venerare S. Paolino, il patrono della nostra diocesi. Siamo stati accolti dal Vescovo, Mons. Depalma, e, dopo la celebrazione eucaristica in cattedrale e la preghiera davanti alle reliquie del Santo Patrono, siamo stati guidati alla scoperta della Nola dei tempi di Paolino nel complesso archeologico di Cimitile. Le grandi costruzioni e le varie opere d’arte ci hanno testimoniato la fede di queste comunità in cui Paolino svolse la sua missione di pastore.

E’ stata, questo pellegrinaggio, un’esperienza che ci ha arricchito come persone e come pastori e ci ha permesso di vivere giorni di fraterna comunione, consolidando quel vincolo di carità fraterna, ricevuto nell’ordine sacro, fra noi e con il nostro vescovo.

Una testimonianza

I pochi e intensi giorni del nostro pellegrinaggio in terra campana ci hanno messo a contatto con il fascino e la forza della santità, incarnata dalle figure di Alfonso Maria De’ Liguori, Gennaro Maria Sarnelli, Gerardo Maiella, Bartolo Longo, e Paolino da Nola. Alcuni di essi sono noti al grande pubblico, alcuni meno; in ogni caso nessuno è tra i santi più quotati dalla devozione popolare, e spesso la conoscenza di essi non va oltre quella del loro nome. Alla luce dell’esperienza di questi giorni, trascorsi sulle loro orme, ci viene da dire: "che peccato!" Certo, Dio ha riempito la Chiesa di così numerosi esempi di santità che ci è impossibile confrontarsi con tutti; tuttavia l’amicizia e la famigliarità con alcuni di essi, non solo è possibile, ma sarebbe sciocco trascurarla.

Personalmente ho fatto ritorno da questo pellegrinaggio prima di tutto con un rinnovato desiderio di santità e, poi, con un il proposito di conoscere meglio le figure dei santi e di non relegarli ai margini della mia vita spirituale. Del resto conosciamo quanto potere hanno su di noi l’esempio altrui e le compagnie che frequentiamo: perché allora disprezzare una compagnia cosi buona e così cara?

Un'altra grazia del pellegrinaggio, non meno grande, è stata quella della fraternità tra i partecipanti, sotto al guida del Vescovo. È stato bello gustare la semplice amicizia nella condivisione della giornata, della preghiera, dei pasti, dei lunghi spostamenti in pulmino… Data la mia giovane età sacerdotale si è trattata della prima occasione in cui nel presbiterio ho avvertito più la fraternità che la figliolanza. È stato bello anche vedere che, pur cercando di sgomberare la mente dalle preoccupazioni pastorali, il cuore non se ne poteva staccare: sono state frequenti le occasioni di confronto, più o meno ufficiali, sulle questioni della pastorale, in particolare quella giovanile. Avendo sullo sfondo delle figure come quella di sant’Alfonso eravamo invitati a non perdere di vista l’essenziale: ben più dei nostri progetti e dei mezzi di cui possiamo disporre è imprescindibile il riferimento a Dio, il primato del suo amore e della ricerca della sua volontà.

Credo che tutti siamo ritornati rinnovati nel cuore e nella mente, avendo attinto dai nostri santi la luce e gli stimoli per il nostro servizio nella Chiesa. Stupisce il fatto che uomini vissuti in epoche lontane e diverse dalla nostra, se conosciuti oltre il limite angusto del pregiudizio, sono così attuali e capaci di portare una ventata di novità nella nostra vita. Ma lo sappiamo bene: la santità, a qualunque secolo appartenga, non perderà mai il sapore della novità, perché partecipa della eterna novità di Dio che, in Cristo risorto, fa nuove tutte le cose (Ap 21,5). All’uomo di qualunque epoca il vangelo (e i santi sono un vangelo vivente scritto dallo Spirito) può donare una parola attualissima, perché è la parola che dice la verità dell’uomo, della storia, di Dio.

Don Francesco Savini

 

Archivio fotografico

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