Il pellegrinaggio a Siena

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La cronaca del pellegrinaggio

Anche quest’anno, per la terza volta, noi seminaristi della diocesi di Senigallia abbiamo trascorso alcuni giorni insieme al nostro vescovo e con la consueta compagnia e “custodia” di don Luciano e don Paolo.

Meta del nostro allegro pellegrinare è stata la splendida terra toscana e, più precisamente, Siena. Infatti siamo stati ospitati dal Seminario Regionale e da lì, poi, giorno dopo giorno, siamo partiti per le nostre “esplorazioni”...

Dimenticavo un particolare nient’affatto secondario: prima del nostro arrivo, ci siamo fermati a Città di Castello dove, nel convento delle Clarisse cappuccine, abbiamo avuto la possibilità di visitare la “casa” di s. Veronica Giuliani e di conoscerla un po’ meglio grazie all’aiuto della preparatissima e gentilissima prof.ssa Marisa Borchiellini. Presi per mano dalle sue parole, abbiamo potuto assaporare la grandezza di una donna bellissima e innamorata di Gesù come Orsola che divenne Veronica al momento della professione religiosa quando il vescovo, con parole profetiche, le disse: “Da ora in poi ti chiamerai Veronica, che significa “vera ed unica”, cioè tu e Dio solo!”

Ma torniamo a Siena: anche qui abbiamo subito conosciuto un’altra donna catturata dall’amore di Gesù, s. Caterina! In realtà il nostro viaggio è proprio stato pensato per aiutarci ad incontrare la passione di Caterina per la Sposa di Gesù, la Chiesa, che lei ha saputo “virilmente” amare con tutta se stessa, offrendoLe la sua stessa vita.

E con l’amore per la Chiesa ci siamo anche imbattuti a Lecceto dove abbiamo conosciuto una comunità di monache agostiniane guidate dalla bontà tutta materna di m. Alessandra Macajone la quale ci ha regalato la gioia di un incontro con lei e con due altre sorelle. Come dimenticare quello schizzo, quell’ideale di Chiesa che ci hanno lasciato: “…deposito di affettività, di affetto sgorgato dal costato ferito di Cristo! Casa delle nozze quotidiane di Dio con l’uomo…”? E come non condividere l’invito che ci hanno rivolto con Agostino, loro e nostro padre nella fede: “Caricatevi del prossimo e camminate!”?

Tra le altre esplorazioni con cui dal 4 al 7 agosto abbiamo avuto l’audacia di “misurarci” (immaginatevi a quale ritmo…!), non posso tralasciare di ricordare Pienza, Montepulciano, Monteriggioni e San Gimignano nonché la monumentale Abbazia di Monte Uliveto. Che dire, poi, della visita guidata dal più che preparato (oltre che accogliente e pazientissimo!) vescovo Boncristiani al Duomo e al ricchissimo Museo dell’Opa dove, tra mille gioielli, ci siamo regalati del tempo per contemplare l’indescrivibile Maestà di Duccio?

Tra le meraviglie di una terra così ricca di storia e di santità, ciò che ci siamo portati via, però, non è solo l’eredità di un passato che ci interroga e ci chiama a responsabilità: quello che, forse con ancor più sorpresa, ci ha colpiti e arricchiti è stata la generosità e la bontà di tutti coloro che ci hanno accolto ed ospitato. La loro amicizia e disponibilità, la loro “naturale” e spontanea simpatia.

Davvero siamo partiti per imparare ad amare “di più” la Chiesa e siamo tornati dopo esser stati di nuovo da Lei accolti e “coccolati”, accompagnati in sentieri dalla cui bellezza ancora siamo accarezzati.

 

 

 

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Risonanze e testimonianze

 

IL PELLEGRINAGGIO MINUTO PER MINUTO

 

 

 

Il pellegrinaggio dei seminaristi della diocesi con il Vescovo Giuseppe Orlandoni ha avuto come obiettivo la scoperta della città di Siena, dei territori limitrofi, della figura di S. Caterina e del suo amore per la Chiesa.

La mattina del 4 agosto, dopo le lodi mattutine, siamo partiti alla volta del monastero di Città Di Castello dove abbiamo avuto l’opportunità di approfondire la conoscenza della vita di S. Veronica Giuliani, che ci è stata presentata da una guida locale.

     Arrivati a Siena abbiamo alloggiato in una struttura a noi familiare, il Seminario Pio XII, calorosamente accolti dal rettore Don Roberto. Il pomeriggio stesso ci siamo tuffati nella vita di S. Caterina visitando la sua casa natale, la chiesa di San Domenico e le altre bellezze artistiche della città tra le quali spicca la bellissima Piazza del Campo.

     Il giorno seguente ci siamo diretti dalle monache agostiniane della vicina Lecceto. Appena entrati nel monastero, sommerso in una surreale atmosfera di silenzio, siamo stati accolti da una iscrizione sulla porta: “Ilicetum vetus sanctitatis illicium”, che significa “antica Lecceto seduzione di santità”. Questa frase subito ci ha reso consapevoli della profondità di vita degli uomini e delle donne che qui hanno speso la propria esistenza.

     Qui abbiamo incontrato la madre priora Alessandra Macajone che ci ha guidato con una riflessione sulla sua vita, su quella di Sant’Agostino e di S. Caterina. A conclusione di questa testimonianza è stata sancita una sorta di adozione a distanza, con la promessa di preghiera reciproca, tra il Monastero di Lecceto e i seminaristi della Diocesi di Senigallia. La giornata è proseguita in modo più turistico, nell’ alternanza di sacro e profano tipica del pellegrinaggio, visitando la medievale cittadina di San Gimignano suggestiva per le sue famose torri.

     Il 6 agosto ci siamo messi in cammino verso il monastero benedettino di Monte Uliveto Maggiore, nel quale abbiamo celebrato l’eucaristia e ammirato tutte le ricchezze artistiche, culturali e anche paesaggistiche del luogo.

     Ma le bellezze della Toscana non finiscono mai di sorprendere,  siamo infatti rimasti affascinati dalla particolarità della “città perfetta” di papa PIO II: Pienza. Qui abbiamo visitato la cattedrale e la suggestiva chiesa di San Francesco. Inoltre ci è stata data la possibilità di girare per le vie di Montepulciano in cui Adamo un ospitale vinaio, ci ha condotto per le sue cantine facendoci gustare il vino chiamato “nobile”.  

     Il 7 agosto è stato caratterizzato dalla visita dello stupendo duomo di Siena con il vescovo Boncristiani che era il nostro preparatissimo cicerone il quale ci ha spiegato opere come la Maestà di Duccio.

     L’uscita si è conclusa passando per Cortona all’Eremo delle Celle di San Francesco in cui si è respirata anche un po’ di spiritualità francescana che ha reso completo il nostro pellegrinaggio con quel tocco di semplicità e povertà che caratterizzano il santo di Assisi.

 

 

 

 

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