Pastorale giovanile e pastorale vocazionale
Premessa
"Le nostre comunità sono chiamate a una grande attenzione e a un grande amore per i giovani. In questa direzione avvertiamo la necessità di un maggior coordinamento tra la pastorale giovanile, quella familiare e quella vocazionale: il tema della vocazione è infatti del tutto centrale per la vita di un giovane. Dobbiamo far sì che ciascuno giunga a discernere la forma di vita in cui è chiamato a spendere tutta la propria libertà e creatività: allora sarà possibile valorizzare energie e tesori preziosi. Per ciascuno, infatti, la fede si traduce in vocazione e sequela del Signore Gesù" (CEI, O.P. 2001 – 2010)
Una pastorale giovanile orientata "vocazionalmente"
Per pastorale giovanile intendiamo il prendersi cura, da parte della comunità ecclesiale, dello sviluppo completo del giovane in modo che esso avvenga alla luce e secondo le direzioni della fede in Cristo, conforme ad un progetto che Dio ha per ciascuno.
Cosi intesa, la pastorale dei giovani ha carattere "educativo", cioè promuove una crescita integrale della persona e il suo inserimento attivo in un contesto sociale e culturale determinato.
Per la stessa ragione include la dimensione vocazionale non come aggiunta, ma come interna e sostanziale. Parliamo di vocazione infatti come di quel dialogo che ha luogo nella vita, per cui Dio fa conoscere il suo progetto attraverso la voce che risuona nella coscienza e attraverso le mediazioni; la persona, da parte sua, risponde mettendosi sempre più a disposizione di Dio.
Questo dialogo è fatto certamente di momenti alti e straordinari; ma si svolge anche, e molto di più, come un continuum, nel quale appello e risposta si alternano quasi ad un ritmo quotidiano e in un tono ordinario.
Il dialogo comincia con la chiamata alla vita compresa sempre di più nel suo senso e nelle sue possibilità; sì rende più chiaro e pressante con l’approfondimento della fede; si determina ancora quando ci si orienta verso un progetto di esistenza nell’ambito del Regno.
Come dovrà essere una pastorale giovanile intesa quale servizio di educazione alla fede dei giovani perché riesca ad animare un processo di maturazione vocazionale come quello descritto sopra?
a) Dovrà in primo luogo privilegiare l’attenzione alle persone. La vocazione è una chiamata rivolta al singolo e da parte di questo una risposta altrettanto personale. La preoccupazione centrale non sarà il compimento dei programmi preparati. la trasmissione di contenuti intellettuali o la preoccupazione per le strutture.
Non va negata l’importanza di questi elementi e allo stesso tempo non vanno collocate su di essi le maggiori attese. Sono nell’ordine dei mezzi. Vengono offerti a persone che versano in situazioni singolari, interne ad esterne, hanno pna loro storia irripetibile: antecedenti, orientamento attuale, bisogni e prospettive; debbono rendersi consapevoli di una grazia, riconoscere una presenza e maturare un valore unificante: la fede.
Oggi è più necessario che mai saper accogliere ciascuno nella sua originalità, con capacità di dialogo, fiducioso e gratuito. La fede cristiana non si diffonde e non si assume per motivi sociologici.
b) Asserita la centralità della persona, c’è da dire che una pastorale giovanile che voglia dirsi internamente vocazionale dà il primato all’evangelizzazione: cioè fa conoscere Cristo, motiva e anima le persone a lasciarsi illuminare e interpellare da lui: orienta verso l’incontro con lui e verso un’adesione sempre più convinta al senso di vita che Egli rivela.
La vocazione é sequela di Gesù Cristo. La pastorale allora deve portare alla relazione personale con lui affinché i giovani conformino a lui il desiderato sviluppo personale e trovino in lui il centro unificatore. della loro vita.
c) La pastorale giovanile deve pensare e offrire un cammino di educazione alla fede, unitario e progressivo, dove i momenti straordinari e il quotidiano, i nodi della crescita timana e il riconoscimento della presenza di Dio, la celebrazione e ta Parola, la preghiera e l’azione si corrispondano, si rafforzino a vicenda e si fondano.
Si innesta allora un’altra caratteristica della pastorale giovanile che riguarda la modalità generale di fare la proposta di un cammino che aiuti a personalizzare la fede e i valori del Vangelo.
Tale modalità si propone di suscitare la partecipazione. attiva dei giovani e considera fattore importante del cammino il loro apporto e la loro reazione. Gesù parlò col giovane, gli domandò e l’ascoltò, riprese le sue risposte, E lo stesso fece con Nicodemo, con gli apostoli, con la donna samaritana.
È dunque conveniente che la pastorale cerchi di stimolare i giovani a domandarsi e riflettere, di invitarli ad esprimersi. di suscitare il desiderio di provarsi e osare nel vivere conforme al Vangelo.
C’è un equilibrio delicato tra l’accogliere e l’orientare verso l’oltre, tra continuità e salto. La vita cristiana è fatta anche di rotture ed esodi repentini, di sfide e inviti inattesi.
d) Da ultimo ci vuole una pastorale che sia "della comunità": che abbia la comunità come soggetto, che si svolga nell’ambiente comunitario e porti l’attenzione verso la comunità.
La vocazione è intrinsecamcnte comunitaria. Sarà un servizio alla comunità e un segno dentro di essa. C’è una costante: l’esperienza di comunione porta verso scelte generose e diventa motivazione per seguire tali scelte.
Una promozione vocazionale guidata da criteri pastorali
Collochiarnoei adesso sull’altro versante, quello della promozione vocazionale. Ci sono piani, strutture diocesane, incaricati, momenti specifici. Che può significare per essi assumere criteri pastorali’?
Come cosa prima e più evidente significa non circoscriversi prematuramente ad insistere su un motivo unico o a cercare un risultato settoriale.
Bisogna abbandonare definitivamente la preoccupazione esclusiva di raccogliere candidati per un certo tipo di vita o per un determinato istituto, e proporsi di rendere un dovuto servizio di orientamento ad ogni giovane: tutti hanno una vocazione e dobbiamo aiutarli a scoprirla e a rispondervi con generosità. Tutti sono chiamati e tutti debbono prendere la vita come invito a lavorare nel Regno.
La sfida per la pastorale vocazionale è che ciascuno di quelli che essa convoca o incontra riesca a vedere il suo campo e modo di impegno, e sappia rispondere con consapevolezza matura e generosa. Per questo bisogna creare le condizioni adeguate nel soggetto.
L’azione in favore delle vocazioni però non può limitarsi alla cura dei singoli. Deve invece favorire, in ambito ecclesiale e civile, una cultura vocazionale: cioè una visione della vita come dono e come servizio, piuttosto che un desiderio individuale di voler realizzare qualche cosa a cui si tiene o arrivare ad essere qualcuno.
Una tale cultura vocazionale comporta alcuni atteggiamenti umani ed evangelici che sono fondamentali per un’opzione responsabile sulla linea del servizio: la capacità di gratuità e donazione, di relazione e dialogo, di collaborazione e condivisione.
In conclusione
La pastorale giovanile è fin dall’inizio orientata ad un obiettivo: rendere il credente attento alla chiamata del Signore e pronto a rispondergli. "Vocazionalizzare" tutta la pastorale è fare in modo che ogni sua espressione conduca la persona a scoprire il dono di Dio nella sua vita — la fede, l’appartenenza alla Chiesa, i doni specifici ricevuti, la propria vocazione - missione — e l’aiuti a riconoscerlo. a svilupparlo, a metterlo al servizio della comunità.
La pastorale vocazionale, d’altra parte, è in tutto il suo sviluppo un cammino di crescita in responsabilità umana. di interiorizzazione della fede, di comprensione del Vangelo, di vissuto ecclesiale, di capacità, di impegno. Tanto la pastorale giovanile quanto quella vocazionale devono arrivare alle singole persone, suscitare una risposta responsabile; tutte due devono tener conto della totalità e unità della persona, e stimolare in essa uno sviluppo armonico.
(tratto da un articolo di Juan E. Vecchi, NPG aprile 2002)
Per realizzare una pastorale giovanile "orientata" vocazionalmente
1 – Alcuni punti fermi
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Ogni vita è vocazione e tutta la vita è vocazione. Assumere un’idea ampia di vocazione superando la convinzione che la vocazione sia solo in riferimento ad alcune scelte particolari. | |
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Obiettivo della pastorale è la persona. Occorre aiutare ogni persona a scoprire e realizzare la sua personale vocazione, qualunque essa sia, con un atteggiamento di gratuità. | |
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Promuovere una nuova "cultura vocazionale". In una società che a giovani con una fragile identità propone una cultura della distrazione, della vita "consumata" in fretta, delle scelte "nomadi" senza riferimenti definitivi, occorre promuovere la capacità di scelte personali davanti al futuro secondo i valori della gratuità, della disponibilità a lasciarsi interpellare e coinvolgere, della fiducia in sé e del prossimo, del coraggio dei grandi ideali | |
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Orientamento vocazionale in tutte le tappe del cammino di fede. L’attenzione vocazionale va ripartita in tutte le stagioni della crescita pur con finalità e obiettivi proporzionati e diversificati. Da ciò ne consegue l’unità e la continuità dei percorsi. |
2 – Tappe significative
Orientamento vocazionale della vita:
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Un ambiente educativo e una presenza di adulti significativi dai quali il giovane nell’incontro accoglie anche per sé il dinamismo vocazionale. | |
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Nell’attenzione al singolo si aiuterà il giovane a una conoscenza di sé realista e adeguata che lo conduca ad una accettazione serena del proprio essere, ad una rapporto fiducioso e armonico con gli altri, ad un riferimento a Dio fattosi vicino nell’incarnazione. | |
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Aiutare ad acquisire una più approfondita conoscenza di valori e situazioni, sviluppare la capacità critica di fronte ai messaggi della società. | |
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In questa ricerca si scopre Gesù Cristo come proposta di vita e di futuro aprendosi alla possibilità della donazione alla sua sequela E’ questo il traguardo verso cui orientare il giovane con una personale relazione con il Signore nella preghiera, nell’ascolto della Parola, nei sacramenti. | |
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Educare i giovani al senso di Chiesa superando immagini distorte e pregiudizi cogliendo la Chiesa come ambito di accoglienza, di dialogo, di collaborazione. |
b. Esperienze per sviluppare atteggiamenti vocazionali
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Esperienza non è una qualsiasi attività, ma un evento decisivo per quel momento, vissuto con partecipazione e che abbia la forza di suggerire una nuova impostazione della vita e nuovi contenuti dell’esistenza. | |
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Offrire ai giovani opportunità concrete di animazione, di carità, di servizio gratuito, in particolare verso i bisognosi, guidandoli in un cammino che dal "fare" arrivi alla comprensione delle motivazioni più profonde e autentiche. | |
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E’ importante offrire esperienze forti che possano sollecitare a "salti di qualità" sia nel servizio sia nella vita spirituale. | |
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Offrendo anche conoscenze sulle diverse scelte vocazionali e di diversi stati di vita, si arriva alla soglia di una opzione personale di vita che può essere generosa, ma anche rinunciataria. Comunque la PG ha posto il problema. |
c. La proposta vocazionale
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Sviluppando una crescente maturità umana e un riferimento sempre più deciso a Cristo, si fa pressante l’interrogativo sulla strada da intraprendere su cui occorre fare discernimento. | |
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L’incontro con testimoni cristiani di ieri e di oggi diventa germinale esperienza spirituale che permette di far risuonare la chiamata di Dio e rende più facile l’ascolto del giovane. | |
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Con la partecipazione attiva e più responsabile alla vita della comunità attraverso gruppi, associazioni e movimenti si vive la mediazione della voce di Dio. | |
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Un invito vocazionale esplicito, fatto al momento giusto e nel modo giusto, può aiutare il giovane a non dilazionare troppo una scelta, rimandando continuamente la decisione. |
d. Accompagnamento personale
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Nell’orientamento vocazionale il giovane necessita di essere accompagnato per chiarirsi e valutare motivazioni e capacità. | |
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L’accompagnamento si concretizza in una serie di relazioni personali che aiutano il giovane ad interiorizzare le esperienze vissute e a capirne le conseguenze per la propria vita. | |
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Alcuni aspetti fondamentali per la crescita umana e cristiana e epr un discernimento dei segni vocazionali: conoscenza di sé, sviluppo della fede in Gesù Cristo riconoscendo l’iniziativa gratuita di Dio che per primo lo ha amato, interpretazione della propria vita come dono di Dio, assunzione dei criteri evangelici per le scelte quotidiane. |
e. Discernimento vocazionale
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E’ sempre presente e si compie in corresponsabilità | |
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La PG deve verificare continuamente la sua capacità di essere propositiva dal punto di vista degli sbocchi vocazionali. |
(da M. Spreafico, NPG aprile 2002)
Per un verifica sulla "capacità" vocazionale di una comunità cristiana
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La vocazione è un’attrazione. Se il carisma e la vita di quelli che oggi ne sono i portatori e rappresentanti non è, per così dire, affascinante, vengono meno le condizioni per suscitare seguaci. | |
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La vocazione è una chiamata e una grazia. E’ fuori dalle nostre possibilità ispirarla e farla nascere. L’iniziativa è di Dio. E’ necessario pregare e lavorare, accogliere e ringraziare, anche solo per una vocazione. | |
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La vocazione è un cammino strettamente legato alla maturazione nella fede, in un dialogo con Dio che dura tutta la vita. La condizione basilare perché essa sorga è di sviluppare la vita cristiana in ogni aspetto: verità, costumi, preghiera. | |
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Ognuno sperimenta questa chiamata, perché Dio ha un progetto per ogni persona. E’ necessario che tutti ne diventino consapevoli. A noi tocca aiutare ciascuno a sviluppare la sua vocazione con un programma appropriato. | |
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C’è bisogno di un lavoro diretto ed esplicito per le vocazioni di particolare consacrazione o servizio. Spontaneamente non sorgono. Non bisogna cadere nel genericismo. | |
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Ogni comunità e ogni persona deve essere profondamente coinvolta nello scoprire e aiutare le vocazioni. E’ importante che non cediamo né alla trascuratezza, né a scelte sbagliate, come può essere quella di rinunciare a proporre ai giovani forme di intensa vita cristiana e di sequela radicale di Cristo. | |
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I giovani sentono la necessità di una esperienza diretta e di contatto con le realtà di contenuto vocazionale. Le nostre parrocchie, scuole, oratori, gruppi di volontariato debbono costituirsi come comunità dove si sperimentano ministeri a servizio di una missione e vi si aiuta ad un incontro con Gesù. | |
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Si deve cominciare con una catechesi a sfondo vocazionale già nella fanciullezza e nella adolescenza. Ma non bisogna abbandonare il lavoro quando i giovani sono entrati nell’università o in ambienti equivalenti. L’accompagnamento dev’essere consistente, per quanto riguarda la fede e la pratica cristiana: presentare Cristo come progetto dell’uomo, invitare alla sequela, coltivare il primato dello Spirito, favorire il radicalismo evangelico come profezia, dare direzione spirituale. | |
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Il riferimento a un ambito comunitario è indispensabile. Nessuno ha vocazione alla solitudine e all’isolamento. Perciò anche alle chiese locali viene raccomandato di organizzare la comunità come una articolazione ricca di ministeri o servizi per la missione. Si segue il criterio: "Vieni e vedi". | |
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Nel cammino di fede ci sono esperienze che sono particolarmente rivelatrici delle caratteristiche ed esigenze delle vocazioni e che aiutano a maturare più rapidamente le capacita vocazionali. | |
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In molti casi è necessario l’invito esplicito. L’ambiente sociale non suggerisce una vocazione di consacrazione. Sarà sempre il fascino di Cristo quello che determina un altro orientamento. E qui sta la nostra prova di pastori - educatori di giovani. I discepoli si sentirono affascinati da Gesù Ma per capire che potevano mettersi al suo seguito hanno dovuto ascoltare l’invito: "Seguimi" | |
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L’accompagnamento o direzione spirituale diventa necessario. E qui forse abbiamo un altro punto debole: la nostra capacità di mostrare, entusiasmare, indicare i passi e le condizioni, invitare perché vengano assunte mete più esigenti, sanando ciò che non è conforme a Dio e aiutando ad assumere tutto quello che contribuisce a fargli spazio nella vita, rivedere periodicamente la strada fatta. Abbiamo bisogno di accompagnatori spirituali che siano non solo comprensivi, ma propositivi, esperti nella vita spirituale. |
(Da una relazione di J. Vecchi, Rettore Maggiore dei Salesiani)