L'Ordinazione Sacerdotale di

Andrea Franceschini e Francesco Savini

 
bulletL'Ordinazione Sacerdotale del 5.10.2002
bulletLa presentazione di Andrea Franceschini
bulletLa presentazione di Francesco Savini
bulletLe foto dell'Ordinazione
bulletL'omelia del Vescovo

L'Ordinazione Sacerdotale del 5.10.2002

Spesso, in occasione di incontri o in semplici chiacchierate con amici, ci viene rivolta la fatidica domanda sulla vocazione, la quale talvolta nasconde un’altra domanda che solo poche persone più schiette ci rivolgono direttamente: per che cosa o per chi vale la pena di farsi prete?

Prima di tutto, a proposito della vocazione, ci sentiamo in dovere di porre una premessa: per ogni cristiano, la cosa fondamentale non è sapere quale sia la propria vocazione, ma sapere e sperimentare che proprio per lui, come per ciascuno, esiste una vocazione. In altre parole si tratta di sentire che la propria vita non è una meteora abbandonata a se stessa, ma è costantemente oggetto della cura amante e provvidente di un Dio che è Padre e che desidera per i propri figli la pienezza della vita e della felicità, che si trova solo in una vita che ama. Questa consapevolezza per noi è stata fondamentale: ha segnato il passaggio da un vivacchiare ad un vivere in pienezza. Solo in virtù di questa esperienza, per la quale ci siamo scoperti poveri peccatori amati, abbiamo trovato sia la luce per comprendere la nostra vocazione particolare al sacerdozio, sia l’audacia e il coraggio per abbracciare questa vocazione con sempre maggiore convinzione e fiducia. Infatti l’amore autentico che si riceve fa crescere, infonde fiducia e aiuta ciascuno a realizzarsi nell’espressione piena delle proprie qualità.

Ma perché proprio il sacerdozio?. Ai nostri occhi la bellezza e il fascino di questa vocazione si manifestano in due modi molto concreti: da una parte c’è la bellezza e il fascino della persona divino-umana di Gesù di Nazareth, uomo massimamente amante e massimamente libero, dall’altra la bellezza della Chiesa, realtà umana che, però, quando vive nell’amore al suo Signore e nella comunione fraterna, è capace di rivelare il volto stesso di Dio, il volto dell’Amore Trinitario. Proviamo ad esprimerci meglio, perché forse lo studio della teologia ci ha reso complicati…

Leggendo il vangelo non si può non rimanere affascinati dalla bellezza della persona di Gesù, dalla sua libertà, dalle sue parole, dai suoi gesti di amore e di liberazione… Il desiderio di imitazione delle figure più belle e amate è comune nei bambini, ma è presente anche tra gli adulti e l’imitazione di Gesù è il desiderio profondo di ogni cristiano raggiunto dalla bellezza della persona di Cristo. Per un sacerdote questo desiderio di imitazione di Cristo è ancora più radicale, diviene un dovere nei confronti degli uomini che a lui si affidano e che a lui chiedono di essere segno della presenza misericordiosa e illuminante di Gesù in mezzo alla comunità.

Se il fascino di Cristo i genere è pacificamente riconosciuto, qualcuno potrebbe restare interdetto di fronte all’affermazione della bellezza e del fascino della Chiesa. Ma la nostra esperienza ci porta ad affermare proprio che la Chiesa è bella; d’altra parte è la sposa di Cristo ed egli la ama. Le diverse esperienze ecclesiali, vissute a contatto con sacerdoti e laici che con passione e dedizione vivono pienamente le loro diverse vocazioni, hanno fatto crescere in noi la corresponsabilità e l’amore per la Chiesa, intesa non tanto come istituzione, ma come famiglia e fraternità, non tanto come organizzazione, ma come Mistero del Corpo e della Sposa di Cristo. La nostra vocazione, come ogni vocazione, è legata ad esperienze e a volti molto concreti. Volti di persone che, ciascuno con i suoi carismi, con la sua sensibilità e anche con i suoi limiti, ci hanno testimoniato e contagiato la gioia della fede, l’amore sincero e forte per Cristo, il servizio generoso e disinteressato. Chi genera alla fede e chi permette la nascita delle vocazioni cristiane di qualsiasi tipo, è certo Dio, ma sempre attraverso la maternità dolce e forte della Chiesa, nelle sue diverse dimensioni: la Chiesa domestica che è la famiglia, la Chiesa dei compagni di scuola e degli amici, la Comunità Parrocchiale, la Comunità Diocesana. Dopo aver fatto nascere vocazioni, la Chiesa non le abbandona: in questi anni di seminario abbiamo sempre sentito che non era in gioco la scelta di due giovani isolati, ma tutta la Chiesa diocesana stava camminando accanto a noi e ci sosteneva. In questi giorni che precedono l’ordinazione sentiamo ancora di più stringersi attorno a noi i legami dell’affetto e della preghiera da parte di tanti fratelli e sorelle in Cristo: giovani amici, sacerdoti, adulti, religiosi…. Questo ci ha reso palpabile il fatto che la vocazione di ogni cristiano non è un affare privato o intimistico, ma coinvolge tutta la comunità ed è al suo servizio.

Per tutti questi motivi, in modo naturale, il desiderio di amare e imitare Cristo, insieme al desiderio di amare e servire la Chiesa così vissuta e sentita, sono confluiti nell’unico desiderio di divenire sacerdoti.

Formuliamo allora un augurio a noi stessi, che vi chiediamo diventi la vostra preghiera per noi: il nostro servizio alla Chiesa possa renderla comunità sempre più bella e sempre più simile a come la desidera Cristo suo Sposo.

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La presentazione di Andrea Franceschini

Mia presentazione

Sono Andrea Franceschini, diacono, ho 32 anni, e oramai tra pochi giorni riceverò dal Signore il dono del sacerdozio. Sono tanti i modi in cui il Signore chiama e sé. Io non ero tra quelli che fin da bambino giocavano con gli amici a fare le processioni. Preferivo il pallone, i soldatini e le macchinine… Gli anni delle superiori sono stati quelli della scoperta di Cristo, della verità e della bellezza del Vangelo, stimolato proprio da quegli amici e compagni di scuola che non credendo chiedevano motivazioni e coerenza dalla fede dei cristiani. Dopo il Liceo Scientifico mi sono iscritto ad Ingegneria elettronica al Politecnico di Milano, ben convinto ed entusiasta della mia condizione di laico chiamato a trasformare ed ordinare il mondo con la forza del Vangelo. L’Azione Cattolica in questo è stata una grande scuola. Una donna con cui condividere questo progetto era il mio sogno, e dunque era ciò che quotidianamente cercavo di vivere. Ma il Signore mi aspettava da un’altra parte. Si è presentato a me come una gioia improvvisa che ti preme dentro al petto, e non sai da dove viene e dove ti può portare. Ma la voce in poco tempo si è fatta chiara: Gesù mi chiedeva di sprecare la mia vita per lui, per annunciare ad ogni uomo la sua misericordia senza limiti. Laureato in Ingegneria nel ’96, dopo un anno difficile e splendido di Servizio Civile in Caritas, nel ’97 sono entrato in Seminario a Roma. Ora eccomi qua, innamorato della Chiesa, l’umile e bella Sposa di Cristo, con gli occhi fissi sul mistero divinoumano di Cristo. La mia vita è affidata alla Vergine Maria, ho il cuore gonfio di stupore all’idea che Cristo mi farà simile a Lui, per testimoniare il suo essere Capo, Pastore e Sposo della Chiesa; e so che non esiste amore più grande che dare la vita per i propri amici. Così la vita, anche nel dolore e nell’abbandono si fà gioia, danza e gratitudine.

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La presentazione di Francesco Savini

Francesco Savini.

Sono nato a Senigallia il 23/12/1975, terzo di 7 figli, con una sorella gemella. La famiglia, unita e serena, è stata la mia prima palestra di vita umana e cristiana. Pur con alcuni limiti e difetti, che non mancano in nessuna famiglia, sono stato arricchito di tanti doni di educazione venuti da genitori, fratelli e nonni.

Del bambino che giocava ore e ore con la fantasia, e che in parte è ancora vivo nel mio idealismo, ricordo i semplici sogni di un mondo più pulito e buono. La scuola e l’ACR mi hanno aperto ad un mondo diverso dalla mia famiglia, dal quale ero attratto, ma con il quale in parte mi scontravo.

Ricordo l’adolescenza come un periodo di grandi ambizioni, su tutti i fronti: lo studio della scienza, lo sport, la fede, le ragazze…: un periodo di grande confusione e pieno di contraddizioni. Il mio cuore era una fucina dove si lavorava intensamente, ma dove non lasciavo entrare nessuno. A parte Dio, evidentemente, che, anche se non lo sapevo, nel mio cuore era di casa.

Pian piano, infatti, si fece largo in me il fascino della persona di Gesù. Il servizio come educatore ACR segnò un salto di qualità nella mia vita: con slancio mi presi a cuore la vita di alcuni ragazzi più piccoli. Questo mi riempiva di gioia e di un senso di libertà: cominciavo a pensare non solo a me con ambizione, ma agli altri con amore.

Il percorso della scoperta dell’amore di Dio e della sua volontà per me era solo cominciato… Continuò per gli ultimi anni del liceo e per i due di università a Bologna, studiano fisica. Cresceva il mio senso di appartenenza alla Chiesa, il sentirmi inserito in un mistero di comunione, nel quale dovevo trovare il mio posto. Il servizio come sacerdote era la risposta all’inquietudine che mi animava. Con ancora qualche dubbio e una buona dose di incoscienza ho rotto gli indugi e sono partito per il seminario. I dubbi si sono presto dileguati e il cammino intenso ha fatto passare in fretta questi sei anni, in cui il Signore mi ha confermato nella mia vocazione: ha accresciuto la mia consapevolezza e ha maturato il mio desiderio di servizio alla Chiesa.

Il resto della storia è nelle mani di Dio.

 

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Le foto dell'Ordinazione

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