Chiamato
per amore, servo per amore!
Acclamate
a Dio da tutta la terra, cantate alla gloria del suo nome, date a lui
splendida lode. Dite a Dio: Stupende sono le tue opere.
Queste
parole del Salmo 66 sono l’invito che ci viene rivolto per la grande
opera che Dio, proprio nei prossimi giorni, opererà nella Chiesa di
Senigallia: Giacomo Bettini, domenica 12 ottobre, sarà ordinato
presbitero per l’imposizione delle mani del nostro vescovo Giuseppe
Orlandoni.
La
solenne celebrazione si svolgerà nel nostro piccolo paese di Castel
Colonna, che ha dato i natali a questo figlio chiamato alla vocazione del
ministero e in cui vivono parenti ed amici di infanzia e giovinezza.
Chi
ha conosciuto Giacomo anche solo da pochi anni, si è affezionato alla sua
figura sorridente ed allegra, mai priva però della serietà e
dell’impegno ad eseguire il progetto divino su di lui. Giacomo ha sempre
avuto un’attenzione particolare per la singola persona, anche non
credente; si avvicina a tutti
con semplicità e schiettezza senza mai mettere a disagio.
Ecco
perché tutta la comunità di Castel Colonna è coinvolta umanamente e
spiritualmente a questo momento di grande grazia.
Come
ogni chiamata, quella di Giacomo, si realizza nel segno dell’assoluta
gratuità. Quello di Dio è infatti un amore preveniente, che ci precede:
è puro dono.
Il
Signore lo ha scelto non per meriti particolari, ma per pura grazia. Come
ha fatto con il popolo di Israele, scelto non perché più numero di tutti
gli altri popoli, ma perché amato e reso oggetto del giuramento stabilito
con i padri (cfr. Deuteronomio 7,7-8), così il Signore continua a fare
con tutti noi chiamandoci ad essere suoi figli; così fa con Giacomo
chiamandolo al ministero.
Dio
lo ha scelto, lo ha chiamato e lo manda solo perché lo ama con un amore
dolce e forte, compassionevole e fedele, con un amore eterno. Per questo
don Giacomo è e sarà testimone credibile e attraente di come sia piena
di senso, bella e felice una vita che accoglie e segue la chiamata del
Signore. Anche da lui e dalla sua testimonianza gioiosa e contagiosa
dipenderà quel risveglio vocazionale di cui la Chiesa ha tanto bisogno.
Continuando
ad accompagnare don Giacomo con la preghiera, ci stringiamo a lui per
fargli sentire quanto la nostra comunità lo ama e lo stima e gli
auguriamo di rimanere sempre quella persona, (quel sacerdote!) che sa
“perdere tempo” con la gente, che sa ascoltare, che sa dialogare, che
sa starti vicino nei momenti gioiosi e anche in quelli più tristi, che
riesce a trasmetterti quella fede e quella speranza in Dio, Padre buono e
misericordioso. Un sacerdote per la gente e della gente, che non sia
solamente preso da mille impegni, dalle cosa da fare, ma sia sempre
attento al cuore di ogni persona che lo circonda, proprio come lo era il
Signore Gesù.
Maria
Madre di Speranza ti affidiamo don Giacomo: con il tuo amore di mamma,
sostienilo, accompagnalo e guidalo in questi giorni di preparazione e in
tutti i giorni di sacerdozio che Dio vorrà donargli.
La
comunità parrocchiale
di Castel Colonna
Una
scelta per la comunità
Anche la
parrocchia della Pace di Senigallia si prepara alla prossima ordinazione
di don Giacomo Bettini
Il
12 ottobre Giacomo diventa sacerdote. È bello per la nostra comunità
sentire di averlo accompagnato a questo punto di svolta della sua vita. In
questo tempo passato insieme abbiamo condiviso con lui molte cose che si
possono riassumere nella concretezza del quotidiano. Per noi, che non
avevamo da tempo un “aiuto-parroco”, è stato stimolante avere in
mezzo a noi un giovane, come noi ma diverso da noi. Questo ci ha permesso
anche di cominciare a pensare progetti futuri rinnovati dalla sua
freschezza di studi e conoscenze e a programmare il futuro con più
continuità, mediando anche tra noi e il parroco, già impegnato su mille
fronti e tra persone e necessità sempre nuove.
Anche
grazie a lui, dopo molto tempo, il gruppo giovani si è ricostituito, con
una frequenza un po’… dilatata, ma comunque ci siamo visti. Con lui
abbiamo affrontato alcuni brani di Vangelo e le sue domande puntuali ci
hanno invitato a concretizzare le mille parole che da sempre ci dicevamo.
Questo ha portato freschezza anche tra di noi.
Il fatto poi di avere una persona più o meno presente ci ha fatti
sentire più famiglia, anche
solo passando nello spiazzo antistante la parrocchia. E questo vale anche
per i più piccoli che trovano qualcuno che li accoglie o gli apre
l’oratorio o il campetto. Questo
ha reso le cose più facili anche ai grandi perché con i ragazzi
c’erano ponti già lanciati. Ci sentiamo un po’ emozionati perché è
come se fosse anche “nostro”, uno di noi che si unisce con Dio per
l’eternità, e questo sa di bello e sa di grosso!
L’unica
speranza, ora, è di averlo ancora tra noi per continuare così il cammino
intrapreso ma, come Giacomo spesso ci ricorda, il sacerdote è di tutta la
Chiesa, padre e madre di tutti per cui, anche se non dovesse rimanere con
noi, sappiamo che in qualche parrocchia ci sarà un po’ di nostro padre
e di nostra madre.
I
giovani della Pace

Anche
noi nella vita sperimentiamo ogni tanto, come S.Paolo, una forza
misteriosa che ci muove verso una meta ardua e difficile, senza
costringerci, bensì facendoci comprendere che resistendo negheremmo la
nostra verità e la nostra autenticità. Questa misteriosa forza muove il
cuore di Paolo così fortemente da sentirsi attratto da qualcosa che lo
spinge ad andare oltre, malgrado ogni previsione di “catene e
tribolazioni”.
Qual
è allora la ragione profonda che lo attrae con tanta forza? Paolo si
lascia coinvolgere da quella
forza che si muove nel fondo di ogni cuore umano e, partendo dal Padre,
abbraccia ogni cosa. È quella forza che si esprime nelle beatitudini e
che apparirà nel giorno del ritorno del Signore come la chiave di tutto
il divenire umano.
Tu,
Giacomo, sei giunto a questo giorno radioso perché hai creduto al forte
amore di Dio. Hai creduto e oggi ti affidi ad esso, ti lasci scegliere da
Lui, consegnandogli il tuo cuore, e da questo amore forte stai per
ricevere quella imposizione delle mani con cui Dio ratificherà il tuo
dono e ti donerà il centuplo mediante la grazia sacramentale che ti
accompagnerà per tutta la tua esistenza.
L’ordinazione
presbiterale non è infatti l’esito dei tuoi sforzi, bensì un dono
assolutamente gratuito di Dio. Dice il Santo Padre: “Il sacerdozio è
dono straordinario. Dono per tutti i tempi e per gli uomini di ogni razza
e cultura. Dono che si rinnova nella Chiesa grazie all’immutabile
misericordia divina e alla generosa e fedele risposta di tanti fragili
uomini. Dono che non cessa di stupire chi lo riceve”.
Tu,
come Paolo, hai accettato la chiamata di Gesù giocandoti fino in fondo,
rischiando tutto. Nessuno ti obbliga a compiere questo passo, ma
liberamente ti consegni al disegno di Dio nella forza dello Spirito per
prolungare nel mondo la presenza di Cristo attualizzando il suo stile di
vita.
E
lo Spirito ti avvince per consentirti di vivere l’amicizia con Cristo
che ci ha chiamati amici; un’amicizia che crescerà giorno dopo giorno
attraverso la preghiera, l’ascolto della Parola, la celebrazione dei
sacramenti e la coerenza di vita. Lo Spirito ti avvince con la sua grazia
potente perché tu possa irradiare la bellezza di un’esistenza
consacrata al Signore nell’amore e per amore dei fratelli.
Che
tu possa, come Paolo, poter dire nell’ultimo giorno: “Ho combattuto la
buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede”.
don Giordano Stefanini,
parroco della Pace
Un
prete di comunione
don
Giacomo Bettini , domenica 12 ottobre alle ore 16 sarà ordinato sacerdote
nella sua parrocchia di Castelcolonna. Negli Studi di “Radio Duomo inBlu”
ci ha rilasciato questa intervista.
Quali
le aspettative e le attese per un traguardo così importante della tua
vita?
Mi
chiedo ancora perché il Signore ha fatto proprio a me questo grande dono.
Mistero grande del suo amore. La mia fatica è stata dire sì. Domenica
12, nella liturgia dell’ordinazione, ci sarà la lettura del Vangelo di
Marco, quello del “giovane ricco”. È un brano che mi ha accompagnato
sempre perché anch’io, nella mia risposta al Signore, ho puntato un
po’ i piedi dicendo: “Perché devo abbandonare tutte quelle cose che
sono le mie sicurezze?”. Ora mi metto a sua disposizione, ma sono stato
molto in ricerca, la mia vocazione è stata adulta, sono entrato in
seminario a 28 anni.
A
che cosa si deve prestare orecchio, attenzione?
I
miei segni sono stati tanti. La preghiera è un fatto che oggi sta venendo
meno. Tutti dicono: io prego, magari prego per conto mio. La preghiera va
riscoperta, soprattutto la preghiera comunitaria, non soltanto fatta per
noi ma per la Chiesa. Il buon Dio questo chiede a noi. Non
quell’atteggiamento di sacrificio ma il nostro cuore. Mettere di fronte
a lui il nostro cuore apre le porte perché quando bussa il Signore possa
entrare.
Da
che cosa è determinata la scelta della vocazione di sacerdote diocesano?
È
curioso. Io vengo da una parrocchia di Roma dove operano i sacerdoti di
don Orione. Sarebbe stato più logicoche io avessi fatto quella scelta
religiosa. Quello che ha determinato la mia scelta è la figura di Cristo
che si fa pastore premuroso per le pecore, si dà per le pecore, diventa
la porta, la via. È affascinante, misterioso. Ti chiama a vivere
totalmente per gli altri. A fare delle rinunce grandi, delle rinunce
personali che diventano però atti di donazione, di amore se visti nella
prospettiva del Cristo. Lo stare con Cristo si realizza totalmente con lo
stare con le persone, con la gente. Vivere totalmente ogni giorno a
servizio della gente. Questo stare con gli altri è veramente stare con
Cristo, è vivere come ha vissuto Lui.
Cosa
desideri per te come sacerdote, soprattutto per la comunità cristiana che
vive nella nostra Diocesi?
Di
vivere la mia vita da prete come strumento nelle mani di Dio, mai come
filtro rispetto a Dio stesso. Molte volte il prete per tante
caratteristiche umane, per tante capacità che ha diventa un
‘ostacolo’ all’incontro personale con il Signore. Il Papa, negli
ultimi documenti, ha detto di tornare a contemplare il volto di Cristo.
Allora io auguro a me per primo di essere uno strumento che possa sempre
indicare il volto di Cristo.
E per quanto mi sarà possibile mi adopererò affinché la comunità
parrocchiale e più in grande quella diocesana, sia così attenta a questo
volto di Cristo perché è da lì che prende origine e forza e può
trovare energia per vivere da cristiani. Perciò l’augurio è che
riscopriamo il volto di Cristo.
Pastoralmente
cosa significa?
Significa
riscoprire lo spirito di comunione, lo stare insieme in Cristo. Non
soltanto perché siamo tutti amici e ci vogliamo bene, altrimenti non
saremo diversi da altre associazioni o altre realtà non cristiane. Il
nostro è lo stare insieme in Cristo, con quello spirito che animava le
prime comunità cristiane descritte negli Atti degli Apostoli: erano
insieme, un cuor solo, un’anima sola, pregavano insieme, mettevano in
comune le loro ricchezze, i loro beni.
A volte anche i sacerdoti hanno
questa difficoltà di vivere loro per primi la comunione, si fatica a
condividere la vita pastorale, tra parrocchie vicine, in diocesi. La parte
umana è sempre in agguato su questo e quindi attacca molto forte lo
spirito. Il desiderio di comunione c’è, però a volte ci lasciamo
prendere un po’ la mano.
Se
dovessi scegliere uno slogan per la tua ordinazione è proprio questo:
alla ricerca della comunione quasi perduta…
Sì,
perché tutti sperimentiamo, chi in un modo chi in un altro, la fatica del
fare comunità. Un po’ perché viviamo in tempi di fortissimo
individualismo e questo intacca anche la chiesa. Ma un pò anche perché
la proposta cristiana è esigente, non fa sconti, non si accontenta della
mediocrità. Allora, o la si vive pienamente o è una mezza testimonianza
che non porta a nulla, anzi è controproducente per tutti.
La
parrocchia è un luogo ordinario dove vivere l’esperienza di fede: come
viverci nella corresponsabilità laici - sacerdoti?
È
necessario recuperare la distinzione dei ruoli, partendo però da quel
fatto comune che è il battesimo. Il battesimo ci rende tutti cristiani,
figli dell’unico Padre, quindi tutti fratelli, senza differenze fra noi.
A livello di dignità non c’è differenza fra uomo, donna, adulto,
bambino, e via dicendo. Questo deve essere riscoperto da tutti, non
soltanto dai laici, anche dai preti che a volte pensavano o pensano ancora
che per il fatto del ministero consacrato siano più importanti rispetto a
quelli che sono solo battezzati. E’ vero che chi è chiamato a un
ministero diverso deve svolgere quello per cui è chiamato. Però io mi
sento chiamato non a comandare, ma a mettermi al servizio. Come Gesù che
si è chinato a lavare i piedi, io dovrò fare questo all’interno della
comunità e per la comunità, vivendo nello stile del pastore, della guida
della comunità, per il bene della comunità.
Ti
auguriamo questo: di essere un prete del Concilio…
Grande
e bellissimo augurio. Perché ci si dimentica un pò troppo spesso di
questa stupenda pagina della chiesa. È successo quaranta anni fa circa,
ma è ancora tutto da vivere per tanti aspetti. L’augurio vicendevole è
che diventiamo più Chiesa, lo dirò e lo ripeterò fino alla fine, ogni
giorno, perché questo è il motivo della nostra gioia. In fondo Dio ci ha
creati per essere felici, a volte noi lo dimenichiamo, e la nostra felicità
è una sola persona: Gesù Cristo. Tanto più saremo in comunione con Lui
tanto più saremo in comunione tra noi, tanto più vivremo felici.
Ogni
giorno, a cuore aperto
In festa
un nuovo sacerdote: don Giacomo
È
passato un anno. I bilanci annuali si fanno a capodanno, alla fine di un
anno scolastico, i più pii alla fine dell’anno liturgico, certamente
non ad ottobre… ma questi sono i giorni del mio compleanno di
sacerdozio, ed inevitabilmente gli amici mi chiedono: “Come è andato
questo primo anno?”. Così a me, un po’ imbarazzato, verrebbe voglia
di sfuggire alla domanda rigirandola al mittente: “A voi come è
andata?”’ ma non funziona!
E
poi in questi giorni la nostra Chiesa diocesana vive la gioia di
un’altra consacrazione, quella di Giacomo Bettini, e così alla fine
viene spontaneo anche a me fare qualche piccolo bilancio. Per noi
sacerdoti un’ordinazione è sempre un momento in cui ci chiediamo dove
il Signore ci ha portati rispetto a quello che in quel giorno, in silenzio
sotto le mani del Vescovo, sognavamo, desideravamo o semplicemente ci
aspettavamo.
Eppure,
a quella fatidica domanda, mentre il pensiero mi si incastra tra le mille
preoccupazione dell’inizio del ministero, mentre di getto vorrei un
po’ sfogarmi per la stanchezza o lamentarmi per l’ultima delusione,
ogni volta il mio cuore si mette a parlare e, indisciplinato come sempre,
approfitta della mia debolezza per dire senza un briciolo di pudore: “È
stato in assoluto l’anno più bello della mia vita”.
Già,
come fare a nasconderlo. Il mio dolce Iddio mi accompagna ogni giorno
senza mai lasciarmi, fasciando le mie ferite, preparandomi sorprese
continue, sostenendo la mia debolezza, splendendo nelle mie solitudini,
castigando dolcemente le mie vanità, ridendo sommessamente dei miei
grandi progetti, ispirandomi desideri colmi del vangelo, preparando una
speranza per ogni delusione, una festa per ogni tristezza.
Sì, ogni giorno io gli voglio più bene, e questa è la mia
segreta consolazione, che il mondo non può conoscere, e che si affaccia
serena quando il ministero scopre ad uno ad uno implacabilmente tutti miei
limiti, codardie e pigrizie.
Perché
alla fine rispondere con fede alla chiamata di Dio è credere che la vita
è bella, che vale la pena sorseggiarne tutti i sapori, la vittoria e la
sconfitta, il perdono dato e ricevuto, l’amore e l’odio. Sì proprio
tutti i sapori dell’essere vivi, quelli dolci e quelli amari, e che
anzi, forse proprio quelli apparentemente più amari, nascondono un tesoro
di gioia scalpitante e di pace profonda.
Perché
cristiano è chi non butta via nulla di ciò che esiste, che si china ad
amare ogni alito di umanità, ogni soffio della creazione, sapendo che
l’amore di Dio volgerà in bene ogni cosa, anche la più maledetta,
inchiodandola sulla croce, sconfiggendola dolcemente con l’umiltà
dell’amore.
Sì,
Giacomo, vai con fiducia e con il tuo largo sorriso: a noi preti spetta
ogni giorno il compito semplice e sublime di aiutare ogni uomo a
rioffrire, con mani di sacerdote e cuore di amante, tutta la vita a Colui
che tutto si è dato per l’uomo.
E
ora lasciamelo dire, anche a te: grazie!
don
Andrea Franceschini
Le
immagini dell'Ordinazione