Ordinazione sacerdotale di Giacomo Bettini

Parrocchia San Mauro Abate - Castel Colonna
 Domenica 12 Ottobre 2003 ore 16.00

 

bulletChiamato per amore, servo per amore!
bulletUna scelta per la Comunità
bulletUn prete di comunione
bulletOgni giorno a cuore aperto
bulletLe immagini dell'Ordinazione

 

 

Chiamato per amore, servo per amore!

 

Acclamate a Dio da tutta la terra, cantate alla gloria del suo nome, date a lui splendida lode. Dite a Dio: Stupende sono le tue opere.

Queste parole del Salmo 66 sono l’invito che ci viene rivolto per la grande opera che Dio, proprio nei prossimi giorni, opererà nella Chiesa di Senigallia: Giacomo Bettini, domenica 12 ottobre, sarà ordinato presbitero per l’imposizione delle mani del nostro vescovo Giuseppe Orlandoni.

La solenne celebrazione si svolgerà nel nostro piccolo paese di Castel Colonna, che ha dato i natali a questo figlio chiamato alla vocazione del ministero e in cui vivono parenti ed amici di infanzia e giovinezza.

Chi ha conosciuto Giacomo anche solo da pochi anni, si è affezionato alla sua figura sorridente ed allegra, mai priva però della serietà e dell’impegno ad eseguire il progetto divino su di lui. Giacomo ha sempre avuto un’attenzione particolare per la singola persona, anche non credente; si avvicina  a tutti con semplicità e schiettezza senza mai mettere a disagio.

Ecco perché tutta la comunità di Castel Colonna è coinvolta umanamente e spiritualmente a questo momento di grande grazia.

Come ogni chiamata, quella di Giacomo, si realizza nel segno dell’assoluta gratuità. Quello di Dio è infatti un amore preveniente, che ci precede: è puro dono.

Il Signore lo ha scelto non per meriti particolari, ma per pura grazia. Come ha fatto con il popolo di Israele, scelto non perché più numero di tutti gli altri popoli, ma perché amato e reso oggetto del giuramento stabilito con i padri (cfr. Deuteronomio 7,7-8), così il Signore continua a fare con tutti noi chiamandoci ad essere suoi figli; così fa con Giacomo chiamandolo al ministero.

Dio lo ha scelto, lo ha chiamato e lo manda solo perché lo ama con un amore dolce e forte, compassionevole e fedele, con un amore eterno. Per questo don Giacomo è e sarà testimone credibile e attraente di come sia piena di senso, bella e felice una vita che accoglie e segue la chiamata del Signore. Anche da lui e dalla sua testimonianza gioiosa e contagiosa dipenderà quel risveglio vocazionale di cui la Chiesa ha tanto bisogno.

Continuando ad accompagnare don Giacomo con la preghiera, ci stringiamo a lui per fargli sentire quanto la nostra comunità lo ama e lo stima e gli auguriamo di rimanere sempre quella persona, (quel sacerdote!) che sa “perdere tempo” con la gente, che sa ascoltare, che sa dialogare, che sa starti vicino nei momenti gioiosi e anche in quelli più tristi, che riesce a trasmetterti quella fede e quella speranza in Dio, Padre buono e misericordioso. Un sacerdote per la gente e della gente, che non sia solamente preso da mille impegni, dalle cosa da fare, ma sia sempre attento al cuore di ogni persona che lo circonda, proprio come lo era il Signore Gesù.

Maria Madre di Speranza ti affidiamo don Giacomo: con il tuo amore di mamma, sostienilo, accompagnalo e guidalo in questi giorni di preparazione e in tutti i giorni di sacerdozio che Dio vorrà donargli.

 

La comunità parrocchiale

di  Castel Colonna

Una scelta per la comunità

Anche la parrocchia della Pace di Senigallia si prepara alla prossima ordinazione di don Giacomo Bettini

Il 12 ottobre Giacomo diventa sacerdote. È bello per la nostra comunità sentire di averlo accompagnato a questo punto di svolta della sua vita. In questo tempo passato insieme abbiamo condiviso con lui molte cose che si possono riassumere nella concretezza del quotidiano. Per noi, che non avevamo da tempo un “aiuto-parroco”, è stato stimolante avere in mezzo a noi un giovane, come noi ma diverso da noi. Questo ci ha permesso anche di cominciare a pensare progetti futuri rinnovati dalla sua freschezza di studi e conoscenze e a programmare il futuro con più continuità, mediando anche tra noi e il parroco, già impegnato su mille fronti e tra persone e necessità sempre nuove.

Anche grazie a lui, dopo molto tempo, il gruppo giovani si è ricostituito, con una frequenza un po’… dilatata, ma comunque ci siamo visti. Con lui abbiamo affrontato alcuni brani di Vangelo e le sue domande puntuali ci hanno invitato a concretizzare le mille parole che da sempre ci dicevamo. Questo ha portato freschezza anche tra di noi.  Il fatto poi di avere una persona più o meno presente ci ha fatti sentire più  famiglia, anche solo passando nello spiazzo antistante la parrocchia. E questo vale anche per i più piccoli che trovano qualcuno che li accoglie o gli apre l’oratorio o il campetto.  Questo ha reso le cose più facili anche ai grandi perché con i ragazzi c’erano ponti già lanciati. Ci sentiamo un po’ emozionati perché è come se fosse anche “nostro”, uno di noi che si unisce con Dio per l’eternità, e questo sa di bello e sa di grosso!

L’unica speranza, ora, è di averlo ancora tra noi per continuare così il cammino intrapreso ma, come Giacomo spesso ci ricorda, il sacerdote è di tutta la Chiesa, padre e madre di tutti per cui, anche se non dovesse rimanere con noi, sappiamo che in qualche parrocchia ci sarà un po’ di nostro padre e di nostra madre.

I giovani della Pace

 

 

Anche noi nella vita sperimentiamo ogni tanto, come S.Paolo, una forza misteriosa che ci muove verso una meta ardua e difficile, senza costringerci, bensì facendoci comprendere che resistendo negheremmo la nostra verità e la nostra autenticità. Questa misteriosa forza muove il cuore di Paolo così fortemente da sentirsi attratto da qualcosa che lo spinge ad andare oltre, malgrado ogni previsione di “catene e tribolazioni”. 

Qual è allora la ragione profonda che lo attrae con tanta forza? Paolo si lascia  coinvolgere da quella forza che si muove nel fondo di ogni cuore umano e, partendo dal Padre, abbraccia ogni cosa. È quella forza che si esprime nelle beatitudini e che apparirà nel giorno del ritorno del Signore come la chiave di tutto il divenire umano.

Tu, Giacomo, sei giunto a questo giorno radioso perché hai creduto al forte amore di Dio. Hai creduto e oggi ti affidi ad esso, ti lasci scegliere da Lui, consegnandogli il tuo cuore, e da questo amore forte stai per ricevere quella imposizione delle mani con cui Dio ratificherà il tuo dono e ti donerà il centuplo mediante la grazia sacramentale che ti accompagnerà per tutta la tua esistenza.

L’ordinazione presbiterale non è infatti l’esito dei tuoi sforzi, bensì un dono assolutamente gratuito di Dio. Dice il Santo Padre: “Il sacerdozio è dono straordinario. Dono per tutti i tempi e per gli uomini di ogni razza e cultura. Dono che si rinnova nella Chiesa grazie all’immutabile misericordia divina e alla generosa e fedele risposta di tanti fragili uomini. Dono che non cessa di stupire chi lo riceve”.

Tu, come Paolo, hai accettato la chiamata di Gesù giocandoti fino in fondo, rischiando tutto. Nessuno ti obbliga a compiere questo passo, ma liberamente ti consegni al disegno di Dio nella forza dello Spirito per prolungare nel mondo la presenza di Cristo attualizzando il suo stile di vita.

E lo Spirito ti avvince per consentirti di vivere l’amicizia con Cristo che ci ha chiamati amici; un’amicizia che crescerà giorno dopo giorno attraverso la preghiera, l’ascolto della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la coerenza di vita. Lo Spirito ti avvince con la sua grazia potente perché tu possa irradiare la bellezza di un’esistenza consacrata al Signore nell’amore e per amore dei fratelli.

Che tu possa, come Paolo, poter dire nell’ultimo giorno: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede”.

don Giordano Stefanini, parroco della Pace

 

 

 

 

Un prete di comunione

 

 

don Giacomo Bettini , domenica 12 ottobre alle ore 16 sarà ordinato sacerdote nella sua parrocchia di Castelcolonna. Negli Studi di “Radio Duomo inBlu” ci ha rilasciato questa intervista.

 

Quali le aspettative e le attese per un traguardo così importante della tua vita?

Mi chiedo ancora perché il Signore ha fatto proprio a me questo grande dono. Mistero grande del suo amore. La mia fatica è stata dire sì. Domenica 12, nella liturgia dell’ordinazione, ci sarà la lettura del Vangelo di Marco, quello del “giovane ricco”. È un brano che mi ha accompagnato sempre perché anch’io, nella mia risposta al Signore, ho puntato un po’ i piedi dicendo: “Perché devo abbandonare tutte quelle cose che sono le mie sicurezze?”. Ora mi metto a sua disposizione, ma sono stato molto in ricerca, la mia vocazione è stata adulta, sono entrato in seminario a 28 anni.

A che cosa si deve prestare orecchio, attenzione?

I miei segni sono stati tanti. La preghiera è un fatto che oggi sta venendo meno. Tutti dicono: io prego, magari prego per conto mio. La preghiera va riscoperta, soprattutto la preghiera comunitaria, non soltanto fatta per noi ma per la Chiesa. Il buon Dio questo chiede a noi. Non quell’atteggiamento di sacrificio ma il nostro cuore. Mettere di fronte a lui il nostro cuore apre le porte perché quando bussa il Signore possa entrare.

Da che cosa è determinata la scelta della vocazione di sacerdote diocesano?

È curioso. Io vengo da una parrocchia di Roma dove operano i sacerdoti di don Orione. Sarebbe stato più logicoche io avessi fatto quella scelta religiosa. Quello che ha determinato la mia scelta è la figura di Cristo che si fa pastore premuroso per le pecore, si dà per le pecore, diventa la porta, la via. È affascinante, misterioso. Ti chiama a vivere totalmente per gli altri. A fare delle rinunce grandi, delle rinunce personali che diventano però atti di donazione, di amore se visti nella prospettiva del Cristo. Lo stare con Cristo si realizza totalmente con lo stare con le persone, con la gente. Vivere totalmente ogni giorno a servizio della gente. Questo stare con gli altri è veramente stare con Cristo, è vivere come ha vissuto Lui.

Cosa desideri per te come sacerdote, soprattutto per la comunità cristiana che vive nella nostra Diocesi?

Di vivere la mia vita da prete come strumento nelle mani di Dio, mai come filtro rispetto a Dio stesso. Molte volte il prete per tante caratteristiche umane, per tante capacità che ha diventa un ‘ostacolo’ all’incontro personale con il Signore. Il Papa, negli ultimi documenti, ha detto di tornare a contemplare il volto di Cristo. Allora io auguro a me per primo di essere uno strumento che possa sempre indicare il volto  di Cristo. E per quanto mi sarà possibile mi adopererò affinché la comunità parrocchiale e più in grande quella diocesana, sia così attenta a questo volto di Cristo perché è da lì che prende origine e forza e può trovare energia per vivere da cristiani. Perciò l’augurio è che riscopriamo il volto di Cristo.

Pastoralmente cosa significa?

Significa riscoprire lo spirito di comunione, lo stare insieme in Cristo. Non soltanto perché siamo tutti amici e ci vogliamo bene, altrimenti non saremo diversi da altre associazioni o altre realtà non cristiane. Il nostro è lo stare insieme in Cristo, con quello spirito che animava le prime comunità cristiane descritte negli Atti degli Apostoli: erano insieme, un cuor solo, un’anima sola, pregavano insieme, mettevano in comune le loro ricchezze, i loro beni.  A volte anche i sacerdoti  hanno questa difficoltà di vivere loro per primi la comunione, si fatica a condividere la vita pastorale, tra parrocchie vicine, in diocesi. La parte umana è sempre in agguato su questo e quindi attacca molto forte lo spirito. Il desiderio di comunione c’è, però a volte ci lasciamo prendere un po’ la mano.

Se dovessi scegliere uno slogan per la tua ordinazione è proprio questo: alla ricerca della comunione quasi perduta…

Sì, perché tutti sperimentiamo, chi in un modo chi in un altro, la fatica del fare comunità. Un po’ perché viviamo in tempi di fortissimo individualismo e questo intacca anche la chiesa. Ma un pò anche perché la proposta cristiana è esigente, non fa sconti, non si accontenta della mediocrità. Allora, o la si vive pienamente o è una mezza testimonianza che non porta a nulla, anzi è controproducente per tutti. 

La parrocchia è un luogo ordinario dove vivere l’esperienza di fede: come viverci nella corresponsabilità laici - sacerdoti?

È necessario recuperare la distinzione dei ruoli, partendo però da quel fatto comune che è il battesimo. Il battesimo ci rende tutti cristiani, figli dell’unico Padre, quindi tutti fratelli, senza differenze fra noi. A livello di dignità non c’è differenza fra uomo, donna, adulto, bambino, e via dicendo. Questo deve essere riscoperto da tutti, non soltanto dai laici, anche dai preti che a volte pensavano o pensano ancora che per il fatto del ministero consacrato siano più importanti rispetto a quelli che sono solo battezzati. E’ vero che chi è chiamato a un ministero diverso deve svolgere quello per cui è chiamato. Però io mi sento chiamato non a comandare, ma a mettermi al servizio. Come Gesù che si è chinato a lavare i piedi, io dovrò fare questo all’interno della comunità e per la comunità, vivendo nello stile del pastore, della guida della comunità, per il bene della comunità.

Ti auguriamo questo: di essere un prete del Concilio…

Grande e bellissimo augurio. Perché ci si dimentica un pò troppo spesso di questa stupenda pagina della chiesa. È successo quaranta anni fa circa, ma è ancora tutto da vivere per tanti aspetti. L’augurio vicendevole è che diventiamo più Chiesa, lo dirò e lo ripeterò fino alla fine, ogni giorno, perché questo è il motivo della nostra gioia. In fondo Dio ci ha creati per essere felici, a volte noi lo dimenichiamo, e la nostra felicità è una sola persona: Gesù Cristo. Tanto più saremo in comunione con Lui tanto più saremo in comunione tra noi, tanto più vivremo felici.

 

 

Ogni giorno, a cuore aperto

In festa  un nuovo sacerdote: don Giacomo

 

È passato un anno. I bilanci annuali si fanno a capodanno, alla fine di un anno scolastico, i più pii alla fine dell’anno liturgico, certamente non ad ottobre… ma questi sono i giorni del mio compleanno di sacerdozio, ed inevitabilmente gli amici mi chiedono: “Come è andato questo primo anno?”. Così a me, un po’ imbarazzato, verrebbe voglia di sfuggire alla domanda rigirandola al mittente: “A voi come è andata?”’ ma non funziona!

E poi in questi giorni la nostra Chiesa diocesana vive la gioia di un’altra consacrazione, quella di Giacomo Bettini, e così alla fine viene spontaneo anche a me fare qualche piccolo bilancio. Per noi sacerdoti un’ordinazione è sempre un momento in cui ci chiediamo dove il Signore ci ha portati rispetto a quello che in quel giorno, in silenzio sotto le mani del Vescovo, sognavamo, desideravamo o semplicemente ci aspettavamo.

Eppure, a quella fatidica domanda, mentre il pensiero mi si incastra tra le mille preoccupazione dell’inizio del ministero, mentre di getto vorrei un po’ sfogarmi per la stanchezza o lamentarmi per l’ultima delusione, ogni volta il mio cuore si mette a parlare e, indisciplinato come sempre, approfitta della mia debolezza per dire senza un briciolo di pudore: “È stato in assoluto l’anno più bello della mia vita”.

Già, come fare a nasconderlo. Il mio dolce Iddio mi accompagna ogni giorno senza mai lasciarmi, fasciando le mie ferite, preparandomi sorprese continue, sostenendo la mia debolezza, splendendo nelle mie solitudini, castigando dolcemente le mie vanità, ridendo sommessamente dei miei grandi progetti, ispirandomi desideri colmi del vangelo, preparando una speranza per ogni delusione, una festa per ogni tristezza.  Sì, ogni giorno io gli voglio più bene, e questa è la mia segreta consolazione, che il mondo non può conoscere, e che si affaccia serena quando il ministero scopre ad uno ad uno implacabilmente tutti miei limiti, codardie e pigrizie.

Perché alla fine rispondere con fede alla chiamata di Dio è credere che la vita è bella, che vale la pena sorseggiarne tutti i sapori, la vittoria e la sconfitta, il perdono dato e ricevuto, l’amore e l’odio. Sì proprio tutti i sapori dell’essere vivi, quelli dolci e quelli amari, e che anzi, forse proprio quelli apparentemente più amari, nascondono un tesoro di gioia scalpitante e di pace profonda.

Perché cristiano è chi non butta via nulla di ciò che esiste, che si china ad amare ogni alito di umanità, ogni soffio della creazione, sapendo che l’amore di Dio volgerà in bene ogni cosa, anche la più maledetta, inchiodandola sulla croce, sconfiggendola dolcemente con l’umiltà dell’amore.

Sì, Giacomo, vai con fiducia e con il tuo largo sorriso: a noi preti spetta ogni giorno il compito semplice e sublime di aiutare ogni uomo a rioffrire, con mani di sacerdote e cuore di amante, tutta la vita a Colui che tutto si è dato per l’uomo.

E ora lasciamelo dire, anche a te: grazie!

don Andrea Franceschini

 

 

 

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