“Pregate il padrone della messe”

 

Che senso ha pregare per le vocazioni?

(da un contributo di Enzo Bianchi, della Comunità monastica di Bose)

 

Pregare per le vocazioni ha avuto sempre spazio nella Chiesa. Ma nella modalità attuale, cioè quella di chiedere vocazioni di speciale consacrazione, è una modalità che è sorta in particolare dopo il Concilio con la crisi delle vocazioni.

 

Il comando del Signore

 

Gli inviti di Gesù alla preghiera sono molti, diversi di questi sono dei comandi (all’imperativo) consegnati ai discepoli. La maggior parte dei comandi sono generali, non accompagnati da un’intenzione specifica. Solo 4 precisano uno scopo preciso:

1 – la preghiera per i nemici (Mt 5,44)

2 – la preghiera per non entrare in tentazione (Mt 26,41…)

3 – la preghiera per la fede di Pietro (Lc 22,32)

4 – la preghiera al padrone della messe perché mandi operai alla sua messe (Mt 9,38; Lc 10,2)

E’ significativo che in queste sole 4 occasioni, Gesù abbia inserito la richiesta della preghiera per l’invio degli operai nella messe.

 

A – Mt 9,38

 

In Matteo questo comando è inserito fra un sommario delle attività di Gesù e l’invio in missione dei dodici. Gesù ha compassione delle folle che lo seguono, che lo ascoltano e che chiedono guarigioni perché gli sembrano “come pecore senza pastore” (9,38), cioè senza un guida. Dal paragone delle pecore Gesù passa al paragone della messe (sottintesa vi è la scena della mietitura, cioè del giudizio). C’è una messe che è di Dio, e lui solo ha l’iniziativa della mietitura, ma i discepoli devono pregare perché Dio mandi operai per realizzare questa sua decisione. Questa opera di Dio richiede l’azione e il lavoro di uomini che Dio può chiamare.

Si noti che Gesù non comanda ai discepoli di essere operai di Dio, ma di pregare. La stessa missione che essi ricevono poi da Gesù risulta come il risultato di una preghiera.

 

B – Lc 10,2

 

            In Luca appare più forte il legame tra missione e preghiera. Gesù, durante la salita verso Gerusalemme, dopo avere annunciato le esigenze della vocazione, designa altri settantadue discepoli e li invia davanti a sé (Lc 10,1). Luca qui prefigura la missione a tutti i popoli, la missione universale.

Ecco, la messe è davvero abbondante, è fino ai confini del mondo, ma c’è pochezza, scarsità di operai (Lc 10,2a). Questi pochi sono i dodici, sono i settantadue, sono le comunità in minoranza: è un piccolo gregge (Lc 12,32).

Eppure la sproporzione molta messe - pochi operai può essere eliminata dalla preghiera perché il Signore della messe invii operai (Lc l0,2b).

Nell’ottica missionaria di Luca, al momento dell’invio dei discepoli il primo comando è la preghiera. Questo è conforme all’ottica lucana secondo la quale non c’è missione che non sia preceduta dalla preghiera: preghiera che è qui finalizzata a che il Signore Dio chiami, e quindi invii operai, missionari fino ai confini del mondo.

 

Ma perché domandare a Dio, supplicarlo per ciò che riguarda innanzitutto lui? Perché chiedere una cosa per lui? Sta qui il grande mistero della preghiera.

E’ certo che Dio, come Gesù, vede le pecore senza pastore, è certo che Dio vede i bisogni della chiesa, ma Dio vuole che noi domandiamo, supplichiamo, preghiamo perché noi ne abbiamo bisogno.

             Pregare per le vocazioni, perché il Signore chiami e invii è una specificazione della preghiera della prima parte del Padre nostro. Perché il Regno venga occorre che si compia la volontà di Dio che riguarda tutti gli uomini, tutto il mondo, tutti i figli dispersi,. senza pastore. Si tratta insomma, con la preghiera, di accelerare la venuta del Regno di Dio, di estendere ciò che con Cristo è iniziato di chiedere il compimento di ciò che è stata «la promessa fatta ai padri» (At 13,32; 26,6; cfr 2,39), compimento iniziato con la missione alle genti.

Non c’è missione che non sia preceduta da una supplica, da una preghiera, non c’è evangelizzazione senza domanda che il Regno di Dio si avvicini attraverso la predicazione.

Pregare per le vocazioni significa ricordare e confessare che la vocazione viene dall’alto, da Dio, per Cristo, nella potenza dello Spirito Santo: Dio è il soggetto che plasma le chiamate e solo lui le può sostenere. La vocazione non può essere ridotta all’assolvimento di una funzione, ad un servizio, ma è anzitutto un dono che deve essere implorato.

Da ciò emerge chiaramente il legame essenziale tra preghiera e missione: l’accelerazione, l’affrettamento del regno di Dio, è condizionato dalla preghiera e dalla missione, per questo occorre pregare il Signore affinché mandi operai nella sua mietitura

 

Come pregare per le vocazioni?

 

             A questa domanda c’è una sola risposta: preghiera con la preghiera secondo lo spirito del Padre Nostro.

            Quando diciamo a Dio “Padre” tentiamo di farlo come Gesù l’ha fatto per primo, manifestando di compiere un’opera terrestre in pieno accordo con la volontà del Padre. Solo con questo respiro assoluto si può pregare per le vocazioni, noi cogliamo la vera necessità delle vocazioni.

Non si tratta di pregare per le vocazioni sollecitati soltanto dai bisogni della chiesa o da congiunture contingenti, ma nell’ampia percezione espressa dalla contemplazione e domanda  del Padre Nostro: pregare per la venuta del Regno.

Fidandoci dell’iniziativa di Dio quale Padre e di Gesù, il Pastore della chiesa, non ci è dato di fare una preghiera ansiosa, quasi angosciata per le vocazioni e so­prattutto per le vocazioni che vorremo noi, che noi desideriamo per noi stessi, ma­gari per la nostra sopravvivenza, senza chiederci se questa domanda sta sotto il primato della venuta e dell’estensione del Regno.

La volontà di Dio è che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della ve­rità. Ecco il primo orizzonte della preghiera cristiana e dentro questo orizzonte si colloca la preghiera per la chiesa, per la sua unità, per tutti i fratelli affinché con la loro qualità di au­tentici testimoni provochino l’adesione al Signore, in modo che il mondo creda nell’invio del Figlio Gesù Cristo (cf Gv 17,21).

In questo ambiente di preghiera si può fare allora la preghiera per le vocazioni nella piena coscienza però che è Dio a chiamare e che la chiamata è alla sequela di Gesù attraverso una rinuncia che lui solo può chiedere e lui solo può sostenere.

Pregare per le vocazioni e poi presentare la vocazione (vedi qualche manifesto e atteggiamento della giornata per le vocazioni) come una promessa mon­dana: «Dio ti chiama: tu non rinunci a nulla, ma scegli tutto», «Dio ti chiamai, ti sen­tirai felice», è una contraddizione tale che impedisce a Dio di esaudire una tale pre­ghiera perché è solo mondana.

Quando si chiede che il Signore invii operai nella sua mietitura occorre poi lasciare al Signore non solo l’iniziativa, ma anche il lavoro che gli operai devono compiere.

Sarebbe grave conformare questi operai alle nostre visioni e ai nostri deside­ri e identificare l’opera che devono compiere con le nostre presenti necessità. In verità Dio solo conosce il vero lavoro necessario perla messe!

 

Dal Nuovo Testamento emerge che sono necessari alla chiesa apostoli, maestri e profeti, ma noi preghiamo per queste vocazioni? Oppure le restringiamo secondo le nostre ottiche e i nostri interessi? Certo, sono tutti servizi della Parola, ma diversi e comunque necessari per la comunità cristiana che deve ripresentare al mondo la multicolorata sapienza dì Dio.

 

Conclusione

 

llario di Poitiers, nel suo commento a Matteo, mette in relazione le parole di Gesù che invitano alla preghiera per ricevere lo Spirito Santo, dono per eccellenza fra tutti i doni che si possono ricevere da Dio, cosa buona sopra tutte le cose che si possono domandare a Dio, con l’invito di Gesù a pregare il Signore della messe:

 

[Il Cristo] ordina di pregare il Signore della messe che mandi numerosissimi operai nella sua messe, vale a dire, che Dio fornisca un’abbondanza di mietitori per raccogliere il dono dello Spirito santo che era preparato, perché è attraverso la preghiera e la supplica che questo dono ci è prodigato da Dio.

 

Pregare per le vocazioni è pregare per una rinnovata pentecoste sulla Chiesa affinché il dono dello Spirito dilati il Regno a tutte le genti.

Lo Spirito Santo non è mai negato a chi prega e chi prega veramente lo ottiene non per sé, ma per la Chiesa e per il mondo.