la
pastorale vocazionale
Che
cosa si intende con l'espressione "pastorale vocazionale"?
Primariamente il fatto che tutti i cristiani sono dei chiamati, hanno cioè una vocazione, una chiamata del Signore alla quale rispondere, e che talvolta, per una serie di condizioni di carattere ecclesiale, chiede di essere risvegliata e favorita con una certa insistenza dal punto di vista pastorale.
Ma,
più specificamente, con l'espressione "pastorale
vocazionale" si vuole sottolineare che tra i cristiani alcuni sono
oggetto di una chiamata, di una vocazione singolare - per questo si dice anche
"speciale" -, che si caratterizza per il fatto che la risposta
concreta a tale chiamata porterebbe il soggetto interessato ad esprimere un
servizio pieno e definitivo nei confronti del popolo di Dio e nell'ambito della
Chiesa. Tale è, ad esempio, la vocazione del prete o dei preti di una
parrocchia, la vocazione delle religiose presenti "a tempo pieno"
nell'ambito della Chiesa a vari livelli e in molteplici settori. Queste sono
appunto le cosiddette vocazioni "di speciale consacrazione".
Perché
in questi anni si è sentita così forte l'esigenza di parlare di
"pastorale vocazionale"?
Perché
proprio queste vocazioni speciali, particolari, singolari per il modo nel quale
esprimono un servizio nella Chiesa sono - come spesso si sente dire - "in
crisi", soprattutto dal punto di vista numerico, ma il problema vocazionale
non può certo essere ridotto a questa constatazione numerica.
Ed
è comunque necessario che si ritorni a parlarne in termini corretti ed
equilibrati, bisogna che il popolo di Dio se ne renda conto, senza allarmismi
certo, ma anche senza false ingenuità o pericolose generalizzazioni, quale ad
esempio quella di chi comunque legge nella crisi numerica di queste vocazioni
"istituzioni e clericali" addirittura un segno dei tempi.
Il problema e la situazione di carattere pastorale stanno nella riaffermazione che il popolo di Dio sia davvero sempre garantito in tutte quelle forme ministeriali e quindi vocazionali che dicono la sua ricchezza e la sua validità aldilà dei tempi e delle epoche ecclesiali. Per questo, anche in rapporto a queste vocazioni "originali" e "speciali", è davvero urgente cercare di mettere in atto l'intervento ecclesiale e pastorale più opportuno e necessario.
Come
si fa a fare una pastorale vocazionale di questo genere, cioè capace di
affrontare e - per quanto è possibile - cercare di risolvere questo problema?
La
Chiesa, lungo la sua storia, ha sempre affrontato e assolto a queste esigenze
che di volta in volta le si ripresentavano, servendosi come di due strade:
-
quella che oggi potremmo chiamare "pastorale
vocazionale ordinaria", cioè normale e istituzionale, attraverso la
quale ad esempio con una certa frequenza e abbondanza i ragazzi, i giovani si
avviavano al Seminario e le ragazze si avvicinavano senza fatica agli istituti
religiosi, come avveniva appunto fino a non molti anni fa anche nella nostra
diocesi;
-
quella che invece si potrebbe denominare una "pastorale
speciale o straordinaria" fatta di tentativi, di proposte e di
itinerari particolari, con inviti e insistenze da parte dei responsabili di una
pastorale diocesana, al fine comunque di riuscire a risvegliare attenzioni e
interesse nei confronti di queste particolari vocazioni, nella segreta speranza
di trovare finalmente il giusto cammino, una sorta di strada maestra.
Di fatto noi oggi ci troviamo ad essere in questa seconda fase pastorale, senza per questo voler dimenticare il fatto che la vita, e quindi anche la vita pastorale, è anzitutto segnata e fatta da una normalità e da una ordinarietà, anche vocazionale, che forse immediatamente non si vede, ma che pure c'è ed è all'opera più di quanto non si riesca ad immaginare. E proprio a questa normalità si vuole comunque mirare attraverso l'attuale insistenza sullo speciale, in senso vocazionale.
Una
possibile obiezione: non è allora segno di mancanza di fiducia nella
Provvidenza, o comunque di debolezza della nostra fede, questa preoccupazione
nei confronti della carenza di vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa?
In realtà l'attenzione insistente anche nei confronti di questa vocazionalità speciale e ministeriale è posta dal Vangelo stesso: cioè si tratta di conservare e continuare a sostenere, anche nella Chiesa di oggi, un patrimonio essenziale, cioè un modo di servire e di essere nel popolo di Dio, che non potrà mai venire meno. Così infatti recita un esplicito invito evangelico: «Pregate il Padrone della messe perché mandi operai nella sua messe» (Mt 9,38).
E
dunque dobbiamo molto pregare e, a partire dalla preghiera che ogni giorno sale
a Dio dalla sua Chiesa, adoperiamoci perché questo preciso desiderio di Gesù
si attui oggi e sempre.
Questo, credo, può spiegare una comprensibile insistenza nei confronti di una pastorale speciale.
Una
nuova strategia pastorale
Fondamentalmente si cerca di lavorare in due direzioni:
-
quella di una pastorale vocazionale che cerca di raggiungere gli
educatori alla fede presenti nelle parrocchie come interlocutori e collaboratori
nell'accompagnamento vocazionale dei ragazzi e dei giovani. A loro la Pastorale
Vocazionale cercherà di offrire una serie di iniziative vocazionali di sostegno
al lavoro primariamente affidato agli educatori stessi.
-
quella che consiste nella proposta di itinerari che intendono
accompagnare una persona alla decisione vocazionale. Alcune di queste iniziative
sono più specificamente legate alla vocazione sacerdotale e alla realtà del
seminario diocesano.
In
primo luogo si cerca di lavorare in collaborazione e con scambio di sinergie con
gli altri settori pastorali presenti in diocesi (pastorale giovanile, pastorale
familiare, caritas).
In secondo luogo è necessario individuare a livello diocesano quali possono essere, a partire dagli itinerari di educazione alla fede, i punti vocazionalmente più rilevanti e sui quali vale la pena insistere e investire con delle proposte adeguate. In alcuni casi sono scaturite delle iniziative vocazionali che con il tempo e la pazienza che ogni lavoro pastorale richiede, potranno negli anni prossimi innervare la dimensione vocazionale sempre più profondamente negli itinerari educativi della realtà dei ragazzi e dei giovani della nostra diocesi.
Quale
prospettiva pastorale?
La prospettiva pastorale scelta è quella parrocchiale e vicariale.
-
Parrocchiale.
Con un tentativo, già in atto, si cerca, attraverso la presenza dei sacerdoti del Seminario, di stabilire dei contatti sempre più solidi e fruttuosi con la realtà degli educatori e degli adulti responsabili presenti nelle parrocchie della diocesi, perché continuino ad essere sempre più attenti e sensibili ad una pastorale vocazionale.
-
Centro
Diocesano Vocazioni.
Si sta cercando di allargare la sensibilità e attenzione alla realtà vocazionale coinvolgendo in modo più diretto, per quanto possibile, i catechisti e le catechiste, impegnati soprattutto nel settore della catechesi della iniziazione cristiana.
Tale settore pastorale sta rivelando, man mano che lo si accosta attraverso gli incontri organizzati per loro, una sensibilità e una attenzione al problema vocazionale che stupisce e invoglia a ritenere che vale ancora la pena di continuare a investire forze e occasioni in questa linea.
Si avranno così alcuni responsabili che poi, a loro volta, si incaricano di far pervenire agli educatori interessati delle singole parrocchie quella comunicazione, quella riflessione o iniziativa che si intende avviare o sostenere vocazionalmente.
Sarebbe auspicabile nella vicaria che la figura del prete incaricato per il coordinamento della pastorale giovanile potesse prestare attenzione anche alla pastorale vocazionale.
In rapporto poi ad una visione vocazionale più ampia potrebbero entrare in questa prospettiva alcune religiose, alcuni religiosi ed altri rappresentanti di speciali categorie vocazionali, presenti in diocesi.
Parlando
di "animazione vocazionale"
si intende sottolineare il fatto che è diventato sempre più urgente in questi
anni ribadire all'interno della pastorale ordinaria una specifica attenzione
alla prospettiva vocazionale.
presenza
nelle parrocchie
Nelle nostre comunità parrocchiali c’è una diffusa attenzione al problema delle vocazioni di speciale consacrazione. Essa attende una maggiore specificazione ed una proposta che la renda concreta nel vissuto quotidiano e nella pastorale ordinaria. Per questo scopo, già dallo scorso anno, è iniziata un’attività nelle parrocchie portata avanti dai sacerdoti del Seminario. Si tratta di una presenza mensile che prevede:
-
la celebrazione della S. Messa alla domenica opportunamente animata. Con
la predicazione si cerca di offrire un certo percorso che susciti e maturi
l’attenzione vocazionale.
-
Incontri con gli animatori e i catechisti perché possano nella catechesi
ordinaria trasmettere la dimensione vocazionale della vita cristiana.
-
Incontri di catechesi o di preghiera, anche durante la settimana, con i
vari gruppi di giovani e di ragazzi presenti in parrocchia.
Tale presenza non sostituisce, ma integra la pastorale ordinaria, perché in essa possa essere sempre presente la prospettiva vocazionale. Non si tratta dunque di un impegno pastorale occasionale, né di una sensibilizzazione vocazionale che viene solo dal Seminario. Alla base c’è una comunità cristiana consapevole del proprio ruolo attivo sul fronte delle vocazioni e decisa a migliorare vocazionalmente la propria opera educativa. Per questo è necessario che la parrocchia, cominciando dal parroco, sostenga e faccia propria tale iniziativa perché questa presenza diventi una presenza significativa evitando così che diventi una parentesi nella vita della comunità parrocchiale.
la
preadolescenza
E’
possibile ancora oggi coltivare l'età della preadolescenza in rapporto ad una
esplicita scelta vocazionale, quale potrebbe essere quella del sacerdozio
ministeriale? Potrebbe essere la domanda che sta a monte alle eventuali
iniziative vocazionali.
E' chiaro che la vocazione al sacerdozio, come figura realizzata, fa riferimento alla realtà dell'adulto e soltanto mediante una serie di pericolose forzature può essere adattata alla vita concreta di un preadolescente. Ma un ragazzo di 10-11-12 anni di fatto può a nostro giudizio considerare la vocazione al sacerdozio ministeriale sotto un profilo molto più elementare e sintetico: quello cioè di una intuizione spirituale della vita del prete, anticipando e quasi prefigurando nella propria vita di preadolescente, proprio quella disponibilità, generosità e dedizione spirituale al singolare mistero di Gesù, che caratterizza comunque la vocazione al sacerdozio ministeriale.
Uno
degli obiettivi della presenza dei sacerdoti del seminario nelle parrocchie è
proprio anche la formazione di un gruppo vocazionale che possano percorrere un
cammino per la esplicitazione del desiderio vocazionale.
L'intenzione
in questo settore è quella di focalizzare l'attenzione sulle aperture
vocazionali che la pastorale ordinaria già offre. In particolare si vuole
operare in riferimento a tre prospettive:
-
la cura della dimensione vocazionale all'interno della catechesi, con
particolare riferimento all'anno dei cresimandi;
-
l'aiuto a riconoscere le reali "potenzialità" vocazionali presenti
nella vita di un ragazzo, come segno di uno speciale sguardo di amore di Gesù;
-
il contributo decisivo che può venire da un ambiente educativo favorevole e
stimolante, capace di prefigurare il significato di una vita vissuta come
vocazione.
Da qui derivano pertanto le due scelte operative maturate.