Giornata degli ex alunni in Seminario

27 Novembre 2003

bullet

La giornata degli ex-alunni del Seminario

bullet

La relazione del Rettore del Seminario

bullet

Le foto

 

La giornata degli ex-alunni del Seminario

 

Il 27 novembre è stata celebrata la tradizionale giornata degli ex-alunni del Seminario Vescovile di Senigallia, in occasione della festività della Madonna della Medaglia Miracolosa, titolare della cappella grande e patrona del Seminario.

 

Il 27 novembre il Seminario ha visto ripopolarsi i suoi ampi spazi di molti sacerdoti che si sono incontrati per l’annuale celebrazione della giornata degli ex-alunni. Quest’anno la ricorrenza coincideva proprio con la festa liturgica della Madonna della Medaglia Miracolosa, patrona di questo Seminario.

E’ sempre un appuntamento atteso per rincontrare confratelli e amici con i quali si sono condivisi gli anni di preparazione al sacerdozio. Per molti erano anni molto diversi dagli attuali, con uno stile di vita essenziale e privo di tante comodità che oggi sono abituali, ma non per questo non sono stati anni intensi e ricchi di forti relazioni personali che ancora oggi sono ricordate e vissute con una certa nostalgia.

Per i più giovani che hanno vissuto gli anni di formazione in tempi e anche in luoghi diversi da questo Seminario è stata l’occasione per un vera esperienza di fraternità guardando ai molti che li hanno preceduti nel ministero con rispetto e anche una certa reverenza per le fatiche vissute che oggi sono semplicemente impensabili.

La giornata si è aperta con la celebrazione dell’ora terza a cui è seguita l’annuale relazione del Rettore incentrata, quest’anno, sulla pastorale vocazione dei preadolescenti. Di fronte ad alcuni obiezioni che ritengono non proponibili proposte vocazionali di speciale consacrazione a ragazzi di questa età, la relazione ha voluto evidenziare come, invece, proprio in questa età possono ricontrarsi alcuni segni di una possibile vocazione. Sono i “germi” di vocazione che il Signore pone nel cuore dei ragazzi e ragazze e che debbono essere aiutati a maturare fino alla libera risposta attraverso un itinerario di accompagnamento e di discernimento. La preadolescenza è un’età ricca in cui il ragazzo già può intessere sincere e profonde relazioni con il Signore e porsi anche come possibile la prospettiva del dono totale della sua vita a Lui. Da questa riflessione sorge anche un compito per la comunità cristiana e per i sacerdoti, in particolare: offrire a questi ragazzi dei modelli di vocazioni coraggiose e serene che le rendano plausibili e possibili anche in un contesto sociale e religioso come l’attuale. Del resto la storia di quasi tutti i sacerdoti confermano che il pensiero di diventare prete è sorto proprio a quell’età di 10 – 13 anni.

Dopo alcuni interventi il dibattito si è concluso con un invito a prestare maggiori attenzioni ai ragazzi di questa età anche sotto il profilo vocazionale.

La celebrazione eucaristica è stata presieduta dal nostro Vescovo che nell’omelia, prendendo lo sputo dal vangelo delle nozze di Cana, ha sottolineato il servizio che Maria fa all’uomo, come allora lo fece in quel banchetto nuziale, perché possa essere donato a ciascuno il vino nuovo di Gesù Cristo. All’inizio della celebrazione il rettore ha presentato ai sacerdoti gli otto seminaristi che frequentano il Seminario Maggiore Regionale per dar modo di cominciare quella conoscenza che, a Dio piacendo, diventerà anche un condividere il ministero.

Due lunghe tavolate hanno prolungato il momento di fraternità attorno a dei piatti ben cucinati e gustosi, certo ben diversi da quelli che molti dei sacerdoti mangiavano anni orsono. I nostri seminaristi con sollecitudine ed esperienza hanno offerto il loro servizio alla mensa, un modo concreto per essere vicini ai loro parroci e sacerdoti.

Dopo il pranzo la giornata si è conclusa con un arrivederci ai prossimi appuntamenti, partendo con cuore rinfrancato da questa esperienza di condivisione e di memoria.

 

 

La Relazione del Rettore del Seminario

Introduzione

Eccellenza Reverendissima, cari confratelli nel sacerdozio, la memoria della Madonna della Medaglia Miracolosa, patrona di questo Seminario, ci vede qui radunati a rendere grazie al Signore per aver guidato i nostri passi nel periodo di formazione di seminario e per averci condotti lungo questi anni di ministero presbiterale, con fiducioso abbandono alla materna protezione della Vergine Maria.

Da alcuni anni il nostro ritrovarsi insieme non è solo occasione di festa e di fraternità, ma anche per una riflessione sulle vocazioni di speciale consacrazione con uno sguardo particolare a quelle al ministero ordinato. Stiamo vivendo un tempo nel quale, anche nella nostra Chiesa locale, le nostre comunità cristiane si trovano nella necessità di aver bisogno di presbiteri, necessità alla quale non sempre è possibile far fronte dato il loro esiguo numero. E’ certamente una sofferenza per ciascuno di noi, ma, sorretti dalla promessa del Signore, siamo certi che egli non farà mancare nuovi presbiteri alla sua Chiesa. Da questa semplice costatazione nasce urgente una riflessione di tutto il presbiterio sulle vie attraverso le quali annunciare ai nostri ragazzi e giovani il vangelo della vocazione, anche di speciale consacrazione. Ed è questo lo scopo di questa assemblea in questa giornata.

Vorrei richiamare brevemente alcuni contenuti delle relazioni degli anni precedenti.

Nell’anno 2000 la nostra riflessione si è incentrata sul senso della pastorale vocazionale e sulla sua ragion d’essere nell’ambito della pastorale ordinaria. La prima osservazione fu che oggi, ancora più di ieri, è necessaria una pastorale che si occupi specificatamente della cura delle vocazioni di speciale consacrazione. Le strategie individuate furono di due tipi: la presenza nelle parrocchie dei sacerdoti del seminario per una sensibilizzazione della comunità cristiana su questo tema e la proposta di itinerari di discernimento e di accompagnamento vocazionale. Queste due vie sono anche oggi seguite e mi sembra che si possa dire che alcuni primi frutti possano essere riconosciuti.

Nel 2001 abbiamo riflettuto su quale contenuti dare al termine “vocazione”, con particolare riferimento alla vocazione cristiana. La vocazione cristiana è anzitutto un rapporto con Gesù Cristo che attraverso l’azione dello Spirito Santo si fa presente come “memoria” in ogni singolo credente nelle varie concretezze storiche. La molteplicità delle vocazioni sorge dalla diverse determinazioni concrete attraverso cui ogni cristiano ripresenta l’unico e medesimo Gesù Cristo. A Dio che chiama ad una precisa vocazione ognuno è chiamato nella sua libertà a dare una risposta in un percorso di discernimento personale in cui l’accompagnamento vocazionale diventa momento fondamentale.

Concludevo ricordando come la pastorale ordinaria ha necessità di connotarsi sempre più nella sua costitutiva dimensione vocazionale, prospettiva che, del resto, viene più volte suggerita dal magistero dei Vescovi e del S. Padre.

Lo scorso anno l’oggetto della nostra conversazione fu lo stretto rapporto che lega la pastorale giovanile con la pastorale vocazionale. Se la pastorale dei giovani deve promuovere una crescita integrale della persona, la dimensione vocazionale non può essere aggiuntiva, ma interna e sostanziale alla pastorale giovanile. Furono anche suggerite alcune note che, di conseguenza, dovrebbero caratterizzare la pastorale giovanile: attenzione privilegiata alle persone, il primato dell’evangelizzazione, proporre precisi itinerari di fede, valorizzare la dimensione comunitaria. In conclusione: “vocazionalizzare” tutta la pastorale è fare in modo che ogni sua espressione conduca la persona a scoprire il dono di Dio.

Alla fine della mia relazione posi una domanda che voleva essere un’occasione di riflessione: “è da considerarsi superata quell’esperienza secolare che assumeva la responsabilità educativa a partire dalla preadolescenza in vista del ministero ordinato?” In altre parole: quale senso ha, nella nostra chiesa locale, parlare ancora di Seminario minore?

E’ l’argomento che vorrei proporvi come oggetto di questa conversazione avvalendomi del contributo che allora fece Mons. Luigi Serenthà, Rettore Maggiore dei Seminari milanesi, al consiglio presbiterale.

 

 

Pastorale vocazionale nei preadolescenti

 

Connessione tra la vocazione alla vita e le vocazioni di speciale consacrazione

 

Dico subito che, parlando di itinerari vocazionali nella preadolescenza, vorrei prendere di mira soprattutto le vocazioni di speciale consacrazione. Un tempo le voca­zioni di speciale consacrazione venivano così isolate da tutto il contesto della vita cristiana da sembrare esse stesse soltanto le vere vocazioni, mentre le altre non sembravano vere vocazioni. E questo a lungo andare non ha giovato alle vocazioni di speciale consacrazione, le ha un po' segregate, isolate, messe al margine della vi­ta cristiana, ma forse adesso si sta esagerando nell' altro senso, quasi a dire: ciò che conta è la grande, fondamentale vocazione alla vita cristiana, al battesimo, dimenticando che questa grande vocazione si articola però in varie vocazioni e le vocazioni di speciale consacrazione, nelle varie forme e articolazioni, hanno un valore profetico, promozionale della vita battesimale.

Queste vocazioni di speciale consacrazione tengono vivo in tutto il popolo cristiano il senso della santità di Dio e il senso di quella azione generale che Dio, mediante lo Spirito, svolge nel battezzato perché viva da santo, cioè si lasci pian piano attrarre, plasmare dall'amore santissimo di Dio. E quindi proprio perché ci teniamo alla vocazione di tutto il popolo cristiano alla santità, non dobbiamo tra­scurare quella modalità trainante e profetica di proporre la santità cristiana che è offerta dalle vocazioni di specia­le consacrazione.

 

La possibilità di itinerari vocazionali già nella preadolescenza

 

Proprio di questo vorrei parlare oggi: come in un itinerario educativo per preadolescenti ha un suo po­sto la proposta delle vocazioni di speciale consacrazione. Forse un tempo era, scontato questo tema, era normale che già ai ragazzi si parlasse di "vocazioni speciali" a divenire suora, diven­tare missionario, diventare prete: nel nostro tempo inve­ce sembra quasi che non esista più la possibilità di proporre già fin dalla preadolescenza itinerari vocazionali.

1 - Una obiezione

Di fronte alla possibilità di proporre specificatamente la vocazione di speciale consacrazione fin negli anni della preadolescenza è abbastanza diffusa l’opinione che la preadolescenza non ha ancora vis­suto quella grande cosa che è lo sviluppo della vita intel­lettuale, della vita affettiva, della vita sessuale: come si fa allora a introdurre degli orientamenti verso delle scelte che sono comprensibili soltanto quando ha pienamente preso in mano la propria persona, la propria struttura corporea, psicologica, affettiva, intellettuale, la propria libertà incarnata? Introdurre orientamenti, gesti, richia­mi e anche comportamenti pratici di preghiera, di stile di vita, che già in qualche modo anticipino una futura consacrazione, vuol dire non rispettare i ritmi della cre­scita di una persona, vuol dire introdurre delle forzatu­re, degli artifici.

L’unico modo possibile di preparare una persona anche a eventuali consacrazioni speciali è quello semplicemen­te di tenere molto viva la sua vita di fede, assicurare al ragazzo la "santità di ambiente" parrocchiale, familiare e comunitaria, spingere particolari gesti di generosità, ma senza introdurre in un modo artificioso e forzato delle forme di vita che egli non è ancora in grado di capire. Qualcuno crede che a parlare in termini espliciti di vocazione di speciale consacrazione nella preadolescenza vuol dire forzare la storia spirituale, il cammino psicologico di un ragazzo o di una ragazza, e vuol dire quindi condizionarli. Per e­sempio: la conclusione molto elementare che alcuni rica­vano da questi ragionamenti è l'abolizione del Seminario minore come luogo di deformazione spirituale.

Il ragazzo correrebbe il rischio di lasciarsi quasi infatuare o pla­giare da una figura di speciale consacrazione senza capirla, senza viverla dal di dentro. Con tutti i rischi che poi possono accadere a uno che si è visto addosso quasi già la "vestina" da prete o da suora, in particolare il rischio di una esistenza incompiuta e traumatizzata.

In conclusione nella preadolescenza non si può parlare di itinerari di accompagnamento nella prospettiva della vocazione di speciale consacrazione. E invece non è così.

 

2 - La vocazione di speciale consacrazione come "forma di vita spirituale"

È vero che la vocazione di speciale consacrazione, co­me figura complessiva di vita cristiana, strutturata e col­locata nella Chiesa, è in realtà tipicamente adulta e sol­tanto mediante forzature può essere adatta alla vita di un preadolescente.

E’ necessario vedere la speciale consacrazione meno nella sua struttura ecclesiale e più nella sua profondità, come un modo di "vibrazione interiore" del cuore che veramente si innamora di Gesù Cristo e sceglie di orientarsi totalmente senza alcuna distrazione verso il mistero di Gesù in una piena appartenenza al mistero di Gesù.

La vocazione di speciale consacrazione presenta una sua duttilità, una sua possibilità di presentarsi non mediante riduzioni artificiose, ma in tutta la sua pienezza anche in altre età della vita umana. Se io dico: il celibato lo vedo soprattutto come modalità di appartenenza a Gesù Cri­sto, gestendo in un certo modo la propria vita affettiva e sessuale, rinunciando al matrimonio..., è chiaro che non posso presentarlo a un ragazzo di undici anni; ma se per celibato intendo non tanto la configurazione complessa che la vita del celibe per il re­gno di Dio ha, ma intendo l'elemento spirituale, cioè una volontà di appartenenza radicale al Signore qualun­que cosa capiti, io penso che possa essere proposto an­che al ragazzino, alla ragazzina di undici anni. Egli può già dire in proporzione dei suoi anni e della sua struttura spirituale: io voglio bene al Signore, penso che qualunque cosa potrà capitare nella mia vita, non potrò separarmi dal Si­gnore, non potrò vivere senza di lui.

A me pare che, per riaprire il discorso del rap­porto tra vocazioni di speciale consacrazione e preadole­scenza, occorre anzitutto fare questa puntualizzazione: pensare alle vocazioni di speciale consacrazione meno nella loro struttura ecclesiale complessiva e adulta, e più per que­sta vibrazione spirituale che esse si portano dentro, la quale senza forzature e artifici può essere ripresentata e ripro­dotta in età diverse, secondo modalità spirituali diverse.

 

3 - La preadolescenza un’età speciale

Un’ altra puntualizzazione che deve essere fatta riguarda la preadolescenza. Qui entro in un campo che non è di mia competenza.

Mi pare che si può vedere la preadolescenza co­me un' età in cui non si fa soltanto un' anticipazione for­zata della vita adulta. La preadolescenza non è la vita adulta in piccolo: sarebbe pericolosissimo fare della im­maginazione di questo genere, ma neanche si può creare una totale separazione tra preadolescenza e futura vita adulta.

Si potrebbe dire che la maniera più esatta con cui la psicologia e la pedagogia interpretano la preadole­scenza è la maniera della "prefigurazione armonica". Cioè parrebbe che in fondo in nessuna stagione della vita l'uomo e la donna vivano un' armonia così intensa di do­ti intellettuali, affettive, relazionali, come nella preadole­scenza. Il ragazzo dagli undici ai tredici anni, poi ciascuno in rapporto all' età e anche al sesso, vede delle variazioni anche notevoli, ma l'età della preadolescenza è un' età abbastanza serena, abbastanza armonica, non è più un bambino, ha una certa autonomia spirituale nei confron­ti della madre, del padre, dei fratelli, assieme ha ancora molta fiducia, non ha quelle prime brusche impennate di rifiuto dell'autorità, di aggressività nei confronti degli altri; è un' età in cui intelligenza, affettività, sensibilità, vita interiore e di relazioni esterne, attenzione a sé e agli altri, tutte queste caratteristiche si armonizzano quasi miracolosamente, magicamente in un assetto spirituale normalmente mol­to sereno.

Nella preadolescenza uno vive come "grazia pura" quello che poi dovrà vivere come fatica sofferta, come conquista, come cammino.

Se è vera questa ipotesi che vedo però confermata da parecchi studiosi di psicologia e di pedagogia, vuol dire che la preadolescenza ha rapporti intensissimi con la fu­tura vita adulta. Cioè è nella preadolescenza che vanno per un verso scoperti e per un altro verso introdotti sen­za forzature dei modi di vita, degli stili complessivi di esistenza, che sono la modalità gratuita di prefigurare in anticipo quello che poi sarà vissuto da adulti secondo la forma del sacrificio, della libera scelta.

C'è forse nella preadolescenza questa possibilità ecce­zionale che deve essere sfruttata, che deve essere capita.

 

4 - I segni dello sguardo di Gesù: abitudini da coltivare

Una prima cosa che deve essere fatta è questa: non immaginare che tutti i ragazzi o tutte le ragazze siano uguali. Se davvero una persona è chiamata da Gesù a consacrarsi in un modo speciale a lui come suora, come prete, come missionario..., vuol di­re che già fin dalla preadolescenza ha lo sguardo di Ge­sù rivolto su di sé. Guardate quel giovane: Gesù lo ama. Dobbiamo essere sicuri di questo fatto. Io sono sicurissimo perché lo tocco con mano ogni giorno: si vede che alcuni ragaz­zi, alcune ragazze sono guardati, sono guardate da Gesù; e si vede in loro una vita spirituale che, pur con tutti i difetti, le oscurità, i condizionamenti pesanti della fami­glia, dell' ambiente, rivela ricchezze spirituali, doti di di­sponibilità e generosità.

Allora, una prima cosa da fare non è tanto imbottire le persone con qualche cosa, ma cominciare a guardare, cominciare a vedere che alcuni ragazzi, alcune ragazze hanno dentro lo sguardo di Gesù, e rivelano veramente che Gesù li ha o le ha guardati, attraverso certi compor­tamenti.

Quali sono i segni, le caratteristiche, le suggestioni, i sintomi dai quali noi riusciamo a capire che un ragazzo, una ragazza sono stati guardati da Gesù con quello sguardo speciale? Ecco ciò che il Seminario ha preparato per discutere sui problemi del Seminario nel consiglio presbiterale. Abbiamo cercato di indicare alcune di queste caratteristiche.

Sono indicatori che in parte alcuni ragazzi, alcune ragazze hanno già dentro come segno che lo sguardo di Gesù ha lasciato nel loro cuore, ma in parte sono anche abitudini che noi educatori dobbiamo coltivare nei ragazzi. Quindi delle attenzioni educative che devono essere molto vigilate e guardate da parte degli educatori.

Un primo sintomo è un'attitudine a pregare non solo con particolari profondità personali, ma anche in riferi­mento alla vita liturgica della comunità.Incontriamo ragazzini, ragazzine sugli undici-dodici anni che davvero rivelano, pur con tutte le pigrizie, le distrazioni dell'età, reali capacità di preghiera personale con una inclinazio­ne spontanea a sfociare e a nutrirsi della preghiera liturgica, dell'ascolto della parola di Dio e delle cele­brazioni sacramentali.

Secondo sintomo: il comparire insistente di una pre­ghiera di intercessione. Cioè preghiera dove un ragazzo, una ragazza, imparano a ri­cordare, a interpretare i problemi, le ricchezze, ma an­che le immense povertà che hanno incontrato nella loro vita di relazione con il mondo adulto, con gli altri ragaz­zi, le altre ragazze, con i compagni di scuola...

Terzo sintomo: il gusto di pensare, di esprimere la propria fede anche discutendone in famiglia e nei gruppi dei coetanei. Mi capita di sentire un papà, una mamma che dicono: «il mio ragazzo, la mia ragazza viene in casa e ha pianta­to in casa un pandemonio, perché ha voluto discutere una cosa che aveva sentito al catechismo». Cioè una fede che diventa anche un po' battagliera, una fede che si fa carico di preoccupazioni o di freddezze o di incredulità che vengono vissute o dalla famiglia o dall' ambiente di scuola o dal gruppo.

Quarto sintomo: il fatto di non restare superficialmen­te colpiti da momenti della vita o del ministero vuoi del prete, vuoi di una persona che vive una speciale consa­crazione. Ci sono cioè certe ragazze che si avvicinano a una suora per dire: la tua vita mi interessa. Così pure dei ragazzini al prete. Cioè si vede che una forma di vita, per la sua serietà, la sua radicalità, lascia una traccia nell' animo di questi ragazzini, in queste ragazzine.

Quinto sintomo: la disponibilità ad assumersi propor­zionate e concrete responsabilità, rivelando molta pron­tezza. C'è qualcosa da fare? Sono pronto. C'è da anima­re un gruppo di miei/e coetanei/e? Ci sono anch'io! Dalle cose più banali: preparare una sala portando le se­die da un posto all' altro, a cose più serie: preparare un incontro di preghiera.

Sesto sintomo: la capacità di scelta e di atteggiamenti di distacco e di sacrificio personale per poter fedelmente attuare i valori per i quali c'è sensibilità. E’ capace poi di pagarli anche di persona, con dei sa­crifici, con una capacità di distacco, di rinuncia, cosa che è molto rara purtroppo nella sensibilità e nelle abi­tudini così viziate dei nostri preadolescenti e degli ado­lescenti, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità.

Settimo sintomo (che non è un punto che si aggiunge agli altri, ma descrive un po' l'orizzonte in cui gli altri prendono posto e il loro significato): il tutto nel contesto di una iniziale, ma sincera e chiara appartenenza. di tutta la persona a Gesù come centro reale della vita di fede. E qui penso che soltanto l'esperienza può dirci cos'è questa cosa.

Io mi auguro che tutti voi abbiate incontrato ragazzi/e preadolescenti che hanno dentro questa immediatezza del rapporto con Gesù. Cioè leggono il Vangelo e a loro piace immediatamente: conoscono le parole di Gesù, dopo fanno scemenze, litigano, però di tanto in tanto il loro cuore ritorna verso Gesù per il quale hanno una reale simpatia, lo sanno veramente fare centro, talvolta dimenticato e rinnegato, poi sempre ritornante nella loro vita.

Vedendo il/la ragazzo/a che ha una disponibilità di fondo potremmo far nascere dentro di loro questi sintomi che sono già magari dentro di loro, ma non sbocciano, non vengono fuori. Sta a noi allora creare le condizioni, dire parole educative mediante le quali questi sintomi, al momento magari nascosti, non presenti, possano invece rivelarsi.

In conclusione è coltivare quelli che potremmo chiamare i germi di vocazione.

 

5 – Favorire un ambiente positivo

Occorre che l'ambiente che sta attorno a questi ragazzi sia un ambiente prefigurativo sano, perché se le uniche prefigurazioni di vita adulta che il preadolescente vede sono quelle della violenza, del successo, dell'avere tutti gli uomini e le donne che si vogliono, è chiaro che le predisposizioni più belle e i germi più "sani" verranno soffocati.

Ma qui nasce una difficoltà piuttosto seria. Dobbiamo prendere atto di questo fatto, la crisi di vocazioni del nostro tempo è legata anche a questo: manca un clima di fede.

Come si fa a far nascere questo clima di fede?

Un modo con cui un clima di fede può essere riproposto nel nostro tempo è che ci siano persone coraggiose che credono nella fede nonostante tutto. Che se anche la fede non è una fede molto vissuta e consolidata nel costume sociale, loro però con coraggio la vivono... e quindi occorrono vocazioni speciali. Ma qui c'è un circolo vizioso: un clima di fede è quello che fa nascere delle vocazioni, però sono proprio le vocazioni che in un momento di crisi della fede rigenerano il clima di fede.

Penso che questo fatto che sembra paralizzarci, invece, ci dice che questo tempo della Chiesa è proprio un tempo privilegiato per le vocazioni speciali.

E questo come? Soprattutto attraverso quelle forme di vita che sono più coraggiose del solito.

In questo momento di grave trapasso culturale il livello di fede finora raggiunto non ce la fa a riempire di sé le varie relatà, però io so che in questo momento la fede è chiamata a un compito più grave, più intenso, più vero. In un mondo che non sa che Gesù Cristo è la salvezza sua c'è bisogno di gente che lo dica in tutti i modi, non soltanto con le parole, ma anche con tutta l'appartenenza della propria vita al mistero di Gesù. Non possiamo immaginare che ci possa capitare che tutte le televisioni presentino ai nostri ragaz­zi cose belle, cose pulite, cose entusiasmanti. Dovremmo realisticamente prendere atto di questo fatto: che quando un ragazzo apre la televisione o guarda un giornaletto o va a scuola o sente parlare i suoi insegnanti, normalmente non riceverà un messaggio di fede, anzi sentirà il contra­rio. Cosa facciamo? Ci rassegniamo? Mai più!

Mi pare questo il momento in cui acquistano un rilievo speciali forme di consacrazione a Dio. Cioè è il momento in cui la fede non è plausibile, credibile, perché ha già riempito di sé un certo ambiente sociale; è il momento in cui la fede è credibile perché è profezia, perché è coraggio.

E’ questa la fede che convince, la fede che fa nascere vocazioni. A me pare che l'ambiente di fede che susciterà vocazioni è un ambiente di fede missionaria, vissuta con coraggio da coloro che vivendo la speciale consacrazione, vogliono testimoniare che Gesù Cristo è un valore proprio, mentre gli altri non lo capiscono: anzi quanto più gli altri non lo capiscono, tanto più io vivo con coraggio e magari anche nella solitudine questi valori.

Una vita vissuta così, contagia un adolescente, gli dà un senso di coraggio, di forza, di speranza, gli fa dire anch'io voglio fare così!

Certo, non saranno in tanti a diventare, per esempio, preti, però ci sarà un bel po' di ragazzi che dicono: caspita, mi viene voglia di vivere così!

Questo richiede certo una grande collaborazione con la famiglia. Comprendendo come la fede è un valore importante e vedendo come la famiglia fa fatica a viverla pienamente, deve far capire che sì, è bello essere sposi cristiani, però in fondo come sono importanti i preti, le suore che vivono la fede in questo momento di frontiera.

Conclusione

A me pare che un itinerario vocazionale da proporre nella preadolescenza deve essere l'armonico intreccio di queste due attenzioni: un' attenzione riguarda la storia interiore di un ragazzo, di una ragazza, per scoprire lo sguardo di Gesù e 1'altra è creare un ambiente familiare e parrocchiale di fede, nel quale siano presenti in un modo vivace, per­suasivo, tutte le possibili vocazioni.

Colgo l’occasione anche per riproporre alla vostra attenzione e sensibilità la lettera che il nostro Vescovo ci consegnò nel Giovedì Santo dello scorso anno, in cui ci sollecitava ad una speciale attenzione e cura alle vocazioni al sacerdozio ministeriale.