Giornata degli ex alunni in Seminario

28 Novembre 2002

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La giornata degli ex-alunni del Seminario

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La relazione del Rettore del Seminario

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Le foto

 

La giornata degli ex-alunni del Seminario

 

Il 28 novembre è stata celebrata la tradizionale giornata degli ex-alunni del Seminario Vescovile di Senigallia, in occasione della festività della Madonna della Medaglia Miracolosa, titolare della cappella grande e patrona del Seminario.

 

I corridoi e le sale del Seminario il 28 novembre si sono rianimate e hanno risuonato dei passi e delle voci di tanti sacerdoti che si sono ritrovati per questo appuntamento annuale ricordando gli anni della loro formazione sacerdotale. Passi più lenti e più stanchi, voci più rauche, ma lo spirito sempre frizzante come allora.

L’occasione è la celebrazione della festa della Madonna della Medaglia Miracolosa che da quasi 150 anni accompagna con il suo sguardo materno i passi dei giovani che si preparano al sacerdozio prima al Seminario dei portici Ercolani, dopo il terremoto del 1930 a Scapezzano, e dal 1954 nel Seminario nuovo.

Quando regna un’aria di saluti, di "chiacchiere", di "come stai?", gli orari slittano e alle 10 si è potuto iniziare l’incontro che ha visto, dopo la breve preghiera iniziale, l’annuale relazione del Rettore. Il tema trattato il rapporto fra Pastorale Giovanile e la Pastorale Vocazionale. Una vera Pastorale Giovanile non può non avere intrinsecamente presente anche un’attenzione vocazionale. Valorizzando il contributo di alcuni esperti del settore è stato sottolineato in modo particolare che il cammino di fede di ogni giovane, per essere autentico, non può eludere ad un certo punto la ricerca della volontà di Dio e della propria personale vocazione. Il giovane potrà maturare una generosa disponibilità alla sequela di Gesù Cristo anche nella via del sacerdozio. Illustrando poi le nuove vie con le quali il Seminario continua il suo contributo alla vita della diocesi, il Rettore ha sottolineato che il Seminario non solo rimane il centro propulsore della pastorale vocazionale e un luogo significativo di riferimento, ma ha anche ribadito l’attualità della sua proposta formativa rivolta agli adolescenti, sviluppata e realizzata secondo le concrete situazioni sociali e culturali delle nuove generazioni. Anche attraverso il contributo di diversi sacerdoti è stata riconfermata la scelta di valorizzare la presenza del Seminario come via di formazione cristiana e di discernimento vocazionale.

Successivamente ci siamo ritrovati insieme al nostro Vescovo nella cappella grande per la concelebrazione eucaristica. Prendendo lo spunto dal "protovangelo" del libro della Genesi, nell’omelia il Vescovo ha sottolineato l’importanza della figura di Maria nella vita del sacerdote invitando ad una sincera ed equilibrata devozione anche con la recita del Rosario. "Del resto, ricordava il Vescovo, proprio negli anni di seminario ci è stata sempre raccomandata una vera devozione mariana vissuta anche con questa preghiera popolare".

Due lunghe tavolata hanno poi accolto tutti i sacerdoti per vivere un ultimo momento di fraternità attorno a dei piatti fumanti e gustosi, magari ricordando i magri e poveri pasti degli anni di seminario. Ha anche allietato la giornata la presenza di alcuni sacerdoti ex-alunni di altre diocesi, tra i quali don Benito Verdini di Fano e don Antonio Carloni di Urbino, ora a Roma.

E’ stata una serena e vera giornata di fraternità e di amicizia e per un giorno lontano dalle fatiche ed alle preoccupazione pastorali.

 

 

Seminario e pastorale vocazionale

relazione giornata ex-alunni

28 novembre 2002

 

premessa

Mi sembra utile ricordare il senso di questa giornata. Essa ha avuto fin dall’inizio la caratteristica di un ritrovarsi insieme fra ex-alunni, ora sacerdoti, di questo Seminario nel ricordo degli anni della formazione in una festosa e serena esperienza di fraternità. L’occasione della festa della Madonna della Medaglia Miracolosa ci vede radunati anche nella concelebrazione eucaristica per rendere grazie a Colui che è la sorgente della propria vocazione al sacerdozio. Potremo anche chiamarla una pausa dagli impegni ministeriali per rinfrancarsi nell’incontro fraterno con i compagni di classe e di Seminario. Quindi una giornata non di aggiornamento e non di ritiro spirituale. Da qui il perché l’invito sia fatto dal Rettore.

E’ vero che da un po’ di tempo essa ha sbiadito questa caratteristica per vari motivi, non ultimo quello che il luogo fisico del Seminario per molti di noi non è più il medesimo di quello della formazione. Ciononostante ritengo che la ragione originaria di questa giornata rimanga ancora oggi valida e possa rappresentare una vera esperienza di fraternità sacerdotale.

I contenuti di questa giornata, allora, sono il Seminario stesso e la sua identità ecclesiale, il suo contributo alla Chiesa locale, la pastorale vocazionale e le vocazioni, come ad esprimere un desiderio di conoscere chi e quanti saranno coloro che prenderanno un domani il nostro posto nel ministero.

introduzione

Lo scorso Giovedì Santo 2002 il Vescovo ci consegnò una lettera nella quale richiamava l’attenzione alla cura delle vocazioni, e in particolare di quelle al ministero ordinato:

"La situazione non può non interpellarci ed indurci ad una umile riflessione per comprendere il significato di ciò che sta avvenendo e non sottrarci alle responsabilità di scelte coerenti. Anche se fino ad ora si è fatto molto, pur non gratificati da un aumento del numero delle ordinazioni, è necessario domandarci se davvero stiamo facendo tutto quanto è in nostro potere per assicurare alle nostre comunità cristiane la presenza di un numero sufficiente di ministri ordinati".

E ci indicava tre suggerimenti da valorizzare con entusiasmo nuovo: la preghiera per le vocazioni fatta anche dai giovani, che sono nell’età delle scelte; la sollecitudine nell’annuncio della proposta vocazionale anche attraverso l’omelia domenicale; la dedizione di tempo ed energie nell’accompagnamento spirituale personale per un serio discernimento vocazionale.

In questi tre anni noi sacerdoti del Seminario abbiamo animato ormai 24 parrocchie e altre 8 in questo quarto anno, per un totale di 32. Devo ringraziare il Signore che mi ha permesso di conoscere tante comunità parrocchiali vive, tante iniziative pastorali, e anche tanta passione nel ministero da parte dei sacerdoti, pur in mezzo a fatica. Per me è un motivo di grande consolazione che mi aiuta moltissimo nel mio ministero. Ho incontrato anche tanti giovani e ragazzi ben disposti a percorrere una strada di adesione più radicale a Gesù, già pronti, per il cammino di fede fatto, a porsi in forma seria la domanda: che vuoi, Signore, da me?

Come condurli, allora, verso quella totale disponibilità e generosità di Isaia: "Signore, se vuoi, manda me" (Is 6,8)? Cosa fare oltre a quanto già si sta facendo? E la domanda che il Vescovo ci trasmetteva nella sua lettera suscita in me riflessione e anche timore. Certo ritengo che la risposta non siano l’ansia e la preoccupazione sterile per il problema, ma una fervorosa e operosa animazione affinché, come diceva il Papa ai parroci romani il 24 febbraio scorso, "tutta la pastorale abbia una chiara ed esplicita impronta vocazionale".

 

A – pastorale giovanile e pastorale vocazionale

I nostri vescovi al n. 51 degli Orientamenti Pastorali per gli anni 2000-2010, "Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia", dicono: "Le nostre comunità sono chiamate a una grande attenzione e a un grande amore per i giovani. In questa direzione avvertiamo la necessità di un maggior coordinamento tra la pastorale giovanile, quella familiare e quella vocazionale: il tema della vocazione è infatti del tutto centrale per la vita di un giovane. Dobbiamo far sì che ciascuno giunga a discernere la forma di vita in cui è chiamato a spendere tutta la propria libertà e creatività: allora sarà possibile valorizzare energie e tesori preziosi. Per ciascuno, infatti, la fede si traduce in vocazione e sequela del Signore Gesù".

Raccogliendo questo invito sia il CNV, nel suo convegno nazionale di gennaio 2003, sia il CRV, nel suo convegno regionale di domenica prossima 1 dicembre a Loreto, hanno posto come oggetto dei lavori la ricerca delle vie per una concreta collaborazione tra questi ambiti pastorali.

Il nostro Vescovo, nella sua lettera pastorale, ci ha indicato i giovani come attenzione specifica per la nostra pastorale diocesana: "Occorre guardarli (i giovani) non come un problema, ma come dono e risorsa, senza aver paura di far loro proposte esigenti, radicalmente evangeliche, anche vocazionali".

In questa giornata in cui ricordiamo i nostri anni di seminario e di formazione al sacerdozio, prendendo lo spunto da alcuni contributi di "esperti", vorrei sottoporre alla vostra attenzione alcune riflessioni, anche accogliendo le linee che emergono dal programma 2002-2005 elaborato dalla pastorale giovanile diocesana.

 

1 - Una pastorale giovanile orientata "vocazionalmente"

Per pastorale giovanile intendiamo il prendersi cura, da parte della comunità ecclesiale, dello sviluppo completo del giovane in modo che esso avvenga alla luce e secondo le direzioni della fede in Cristo, conforme ad un progetto che Dio ha per ciascuno.

Cosi intesa, la pastorale dei giovani ha carattere "educativo", cioè promuove una crescita integrale della persona e il suo inserimento attivo in un contesto sociale e culturale determinato. Per la stessa ragione include la dimensione vocazionale non come aggiunta, ma come interna e sostanziale. Parliamo di vocazione infatti come di quel dialogo che ha luogo nella vita, per cui Dio fa conoscere il suo progetto attraverso la voce che risuona nella coscienza e attraverso le mediazioni; la persona, da parte sua, risponde mettendosi sempre più a disposizione di Dio.

Questo dialogo è fatto certamente di momenti alti e straordinari; ma si svolge anche, e molto di più, come un continuum, nel quale appello e risposta si alternano quasi ad un ritmo quotidiano e in un tono ordinario. Il dialogo comincia con la chiamata alla vita compresa sempre di più nel suo senso e nelle sue possibilità; si rende più chiaro e pressante con l’approfondimento della fede; si determina ancora quando ci si orienta verso un progetto di esistenza nell’ambito del Regno.

Come dovrà essere una pastorale giovanile intesa quale servizio di educazione alla fede dei giovani perché riesca ad animare un processo di maturazione vocazionale come quello descritto sopra?

 

a) Dovrà in primo luogo privilegiare l’attenzione alle persone. La vocazione è una chiamata rivolta al singolo e da parte di questo una risposta altrettanto personale. La preoccupazione centrale non sarà il compimento dei programmi preparati, la trasmissione di contenuti intellettuali o la preoccupazione per le strutture. Non va negata l’importanza di questi elementi e allo stesso tempo non vanno collocate su di essi le maggiori attese. Sono nell’ordine dei mezzi. Oggi è più necessario che mai saper accogliere ciascuno nella sua originalità, con capacità di dialogo, fiducioso e gratuito. La fede cristiana non si diffonde e non si assume per motivi sociologici.

 

b) Asserita la centralità della persona, c’è da dire che una pastorale giovanile che voglia dirsi internamente vocazionale dà il primato all’evangelizzazione: cioè fa conoscere Cristo, motiva e anima le persone a lasciarsi illuminare e interpellare da lui: orienta verso l’incontro con lui e verso un’adesione sempre più convinta al senso di vita che Egli rivela. La vocazione é sequela di Gesù Cristo. La pastorale allora deve portare alla relazione personale con lui affinché i giovani conformino a lui il desiderato sviluppo personale e trovino in lui il centro unificatore. della loro vita.

 

c) La pastorale giovanile deve pensare e offrire un cammino di educazione alla fede, unitario e progressivo, dove i momenti straordinari e il quotidiano, i nodi della crescita umana e il riconoscimento della presenza di Dio, la celebrazione e la Parola, la preghiera e l’azione si corrispondano, si rafforzino a vicenda e si fondano.

Si innesta allora un’altra caratteristica della pastorale giovanile che riguarda la modalità generale di fare la proposta di un cammino che aiuti a personalizzare la fede e i valori del Vangelo. Tale modalità si propone di suscitare la partecipazione attiva dei giovani e considera fattore importante del cammino il loro apporto e la loro reazione. Gesù parlò col giovane, gli domandò e l’ascoltò, riprese le sue risposte. E lo stesso fece con Nicodemo, con gli apostoli, con la donna samaritana. È dunque conveniente che la pastorale cerchi di stimolare i giovani a domandarsi e riflettere, di invitarli ad esprimersi. di suscitare il desiderio di provarsi e osare nel vivere conforme al Vangelo. C’è un equilibrio delicato tra l’accogliere e l’orientare verso l’oltre, tra continuità e salto. La vita cristiana è fatta anche di rotture ed esodi repentini, di sfide e inviti inattesi.

 

d) Da ultimo ci vuole una pastorale che sia "della comunità": che abbia la comunità come soggetto, che si svolga nell’ambiente comunitario e porti l’attenzione verso la comunità. La vocazione è intrinsecamente comunitaria. Sarà un servizio alla comunità e un segno dentro di essa. C’è una costante: l’esperienza di comunione porta verso scelte generose e diventa motivazione per seguire tali scelte.

 

2 - Una promozione vocazionale guidata da criteri pastorali

Collochiamoci adesso sull’altro versante, quello della promozione vocazionale. Ci sono piani, strutture diocesane, incaricati, momenti specifici. Che può significare per essi assumere criteri pastorali?

Come cosa prima e più evidente significa non circoscriversi prematuramente ad insistere su un motivo unico o a cercare un risultato settoriale.

Bisogna abbandonare definitivamente la preoccupazione esclusiva di raccogliere candidati per un certo tipo di vita, e proporsi di rendere un dovuto servizio di orientamento ad ogni giovane: tutti hanno una vocazione e dobbiamo aiutarli a scoprirla e a rispondervi con generosità. Tutti sono chiamati e tutti debbono prendere la vita come invito a lavorare nel Regno.

La sfida per la pastorale vocazionale è che ciascuno di quelli che essa convoca o incontra riesca a vedere il suo campo e modo di impegno, e sappia rispondere con consapevolezza matura e generosa. Per questo bisogna creare le condizioni adeguate nel soggetto.

L’azione in favore delle vocazioni però non può limitarsi alla cura dei singoli. Deve invece favorire, in ambito ecclesiale e civile, una cultura vocazionale: cioè una visione della vita come dono e come servizio, piuttosto che un desiderio individuale di voler realizzare qualche cosa a cui si tiene o arrivare ad essere qualcuno.

Una tale cultura vocazionale comporta alcuni atteggiamenti umani ed evangelici che sono fondamentali per un’opzione responsabile sulla linea del servizio: la capacità di gratuità e donazione, di relazione e dialogo, di collaborazione e condivisione.

 

3 - Conclusione

La pastorale giovanile è fin dall’inizio orientata ad un obiettivo: rendere il credente attento alla chiamata del Signore e pronto a rispondergli. "Vocazionalizzare" tutta la pastorale è fare in modo che ogni sua espressione conduca la persona a scoprire il dono di Dio nella sua vita — la fede, l’appartenenza alla Chiesa, i doni specifici ricevuti, la propria vocazione - missione — e l’aiuti a riconoscerlo. a svilupparlo, a metterlo al servizio della comunità.

La pastorale vocazionale, d’altra parte, è in tutto il suo sviluppo un cammino di crescita in responsabilità umana. di interiorizzazione della fede, di comprensione del Vangelo, di vissuto ecclesiale, di capacità, di impegno. Tanto la pastorale giovanile quanto quella vocazionale devono arrivare alle singole persone, suscitare una risposta responsabile; tutte due devono tener conto della totalità e unità della persona, e stimolare in essa uno sviluppo armonico.

(tratto da un articolo di Juan E. Vecchi, NPG aprile 2002)

 

B - una pastorale giovanile "orientata" vocazionalmente

 

1 – Alcuni punti fermi

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Ogni vita è vocazione e tutta la vita è vocazione. Assumere un’idea ampia di vocazione superando la convinzione che la vocazione sia solo in riferimento ad alcune scelte particolari.

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Obiettivo della pastorale è la persona. Occorre aiutare ogni persona a scoprire e realizzare la sua personale vocazione, qualunque essa sia, con un atteggiamento di gratuità.

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Promuovere una nuova "cultura vocazionale". In una società che a giovani con una fragile identità propone una cultura della distrazione, della vita "consumata" in fretta, delle scelte "nomadi" senza riferimenti definitivi, occorre promuovere la capacità di scelte personali davanti al futuro secondo i valori della gratuità, della disponibilità a lasciarsi interpellare e coinvolgere, della fiducia in sé e del prossimo, del coraggio dei grandi ideali

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Orientamento vocazionale in tutte le tappe del cammino di fede. L’attenzione vocazionale va ripartita in tutte le stagioni della crescita pur con finalità e obiettivi proporzionati e diversificati. Da ciò ne consegue l’unità e la continuità dei percorsi.

 

2 – Tappe significative

  1. Orientamento vocazionale della vita:

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Un ambiente educativo e una presenza di adulti significativi dai quali il giovane nell’incontro accoglie anche per sé il dinamismo vocazionale.

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Nell’attenzione al singolo si aiuterà il giovane a una conoscenza di sé realista e adeguata che lo conduca ad una accettazione serena del proprio essere, ad una rapporto fiducioso e armonico con gli altri, ad un riferimento a Dio fattosi vicino nell’incarnazione.

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Aiutare ad acquisire una più approfondita conoscenza di valori e situazioni, sviluppare la capacità critica di fronte ai messaggi della società.

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In questa ricerca si scopre Gesù Cristo come proposta di vita e di futuro aprendosi alla possibilità della donazione alla sua sequela E’ questo il traguardo verso cui orientare il giovane con una personale relazione con il Signore nella preghiera, nell’ascolto della Parola, nei sacramenti.

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Educare i giovani al senso di Chiesa superando immagini distorte e pregiudizi cogliendo la Chiesa come ambito di accoglienza, di dialogo, di collaborazione.

 

  1. Esperienze per sviluppare atteggiamenti vocazionali

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Esperienza non è una qualsiasi attività, ma un evento decisivo per quel momento, vissuto con partecipazione e che abbia la forza di suggerire una nuova impostazione della vita e nuovi contenuti dell’esistenza.

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Offrire ai giovani opportunità concrete di animazione, di carità, di servizio gratuito, in particolare verso i bisognosi, guidandoli in un cammino che dal "fare" arrivi alla comprensione delle motivazioni più profonde e autentiche.

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E’ importante offrire esperienze forti che possano sollecitare a "salti di qualità" sia nel servizio sia nella vita spirituale.

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Offrendo anche conoscenze sulle diverse scelte vocazionali e di diversi stati di vita, si arriva alla soglia di una opzione personale di vita che può essere generosa, ma anche rinunciataria. Comunque la PG ha posto il problema.

 

  1. La proposta vocazionale

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Sviluppando una crescente maturità umana e un riferimento sempre più deciso a Cristo, si fa pressante l’interrogativo sulla strada da intraprendere su cui occorre fare discernimento.

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L’incontro con testimoni cristiani di ieri e di oggi diventa germinale esperienza spirituale che permette di far risuonare la chiamata di Dio e rende più facile l’ascolto del giovane.

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Con la partecipazione attiva e più responsabile alla vita della comunità attraverso gruppi, associazioni e movimenti si vive la mediazione della voce di Dio.

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Un invito vocazionale esplicito, fatto al momento giusto e nel modo giusto, può aiutare il giovane a non dilazionare troppo una scelta, rimandando continuamente la decisione.

 

  1. Accompagnamento personale

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Nell’orientamento vocazionale il giovane necessita di essere accompagnato per chiarirsi e valutare motivazioni e capacità.

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L’accompagnamento si concretizza in una serie di relazioni personali che aiutano il giovane ad interiorizzare le esperienze vissute e a capirne le conseguenze per la propria vita.

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Alcuni aspetti fondamentali per la crescita umana e cristiana e epr un discernimento dei segni vocazionali: conoscenza di sé, sviluppo della fede in Gesù Cristo riconoscendo l’iniziativa gratuita di Dio che per primo lo ha amato, interpretazione della propria vita come dono di Dio, assunzione dei criteri evangelici per le scelte quotidiane.

 

  1. Discernimento vocazionale

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E’ sempre presente e si compie in corresponsabilità

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La PG deve verificare continuamente la sua capacità di essere propositiva dal punto di vista degli sbocchi vocazionali.

(da M. Spreafico, NPG aprile 2002)

 

 

3 - Per un verifica sulla "capacità" vocazionale di una comunità cristiana

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La vocazione è un’attrazione. Se il carisma e la vita di quelli che oggi ne sono i portatori e rappresentanti non è, per così dire, affascinante, vengono meno le condizioni per suscitare seguaci.

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La vocazione è una chiamata e una grazia. E’ fuori dalle nostre possibilità ispirarla e farla nascere. L’iniziativa è di Dio. E’ necessario pregare e lavorare, accogliere e ringraziare, anche solo per una vocazione.

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La vocazione è un cammino strettamente legato alla maturazione nella fede, in un dialogo con Dio che dura tutta la vita. La condizione basilare perché essa sorga è di sviluppare la vita cristiana in ogni aspetto: verità, costumi, preghiera.

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Ognuno sperimenta questa chiamata, perché Dio ha un progetto per ogni persona. E’ necessario che tutti ne diventino consapevoli. A noi tocca aiutare ciascuno a sviluppare la sua vocazione con un programma appropriato.

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C’è bisogno di un lavoro diretto ed esplicito per le vocazioni di particolare consacrazione o servizio. Spontaneamente non sorgono. Non bisogna cadere nel genericismo.

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Ogni comunità e ogni persona deve essere profondamente coinvolta nello scoprire e aiutare le vocazioni. E’ importante che non cediamo né alla trascuratezza, né a scelte sbagliate, come può essere quella di rinunciare a proporre ai giovani forme di intensa vita cristiana e di sequela radicale di Cristo.

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I giovani sentono la necessità di una esperienza diretta e di contatto con le realtà di contenuto vocazionale. Le nostre parrocchie, scuole, oratori, gruppi di volontariato debbono costituirsi come comunità dove si sperimentano ministeri a servizio di una missione e vi si aiuta ad un incontro con Gesù.

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Si deve cominciare con una catechesi a sfondo vocazionale già nella fanciullezza e nella adolescenza. Ma non bisogna abbandonare il lavoro quando i giovani sono entrati nell’università o in ambienti equivalenti. L’accompagnamento dev’essere consistente, per quanto riguarda la fede e la pratica cristiana: presentare Cristo come progetto dell’uomo, invitare alla sequela, coltivare il primato dello Spirito, favorire il radicalismo evangelico come profezia, dare direzione spirituale.

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Il riferimento a un ambito comunitario è indispensabile. Nessuno ha vocazione alla solitudine e all’isolamento. Perciò anche alle chiese locali viene raccomandato di organizzare la comunità come una articolazione ricca di ministeri o servizi per la missione. Si segue il criterio: "Vieni e vedi".

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Nel cammino di fede ci sono esperienze che sono particolarmente rivelatrici delle caratteristiche ed esigenze delle vocazioni e che aiutano a maturare più rapidamente le capacita vocazionali.

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In molti casi è necessario l’invito esplicito. L’ambiente sociale non suggerisce una vocazione di consacrazione. Sarà sempre il fascino di Cristo quello che determina un altro orientamento. E qui sta la nostra prova di pastori - educatori di giovani. I discepoli si sentirono affascinati da Gesù Ma per capire che potevano mettersi al suo seguito hanno dovuto ascoltare l’invito: "Seguimi"

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L’accompagnamento o direzione spirituale diventa necessario. E qui forse abbiamo un altro punto debole: la nostra capacità di mostrare, entusiasmare, indicare i passi e le condizioni, invitare perché vengano assunte mete più esigenti, sanando ciò che non è conforme a Dio e aiutando ad assumere tutto quello che contribuisce a fargli spazio nella vita, rivedere periodicamente la strada fatta. Abbiamo bisogno di accompagnatori spirituali che siano non solo comprensivi, ma propositivi, esperti nella vita spirituale.

(Da una relazione di J. Vecchi, Rettore Maggiore dei Salesiani)

 

C – il seminario

Vorrei concludere con una riflessione sul senso e l’identità del nostro Seminario.

Dal 1968 esso ha avuto una radicale trasformazione nella sua storia centenaria con il trasferimento della teologia prima e del liceo poi presso il Seminario Regionale di Fano. Questo avvenimento ha di fatto mutato anche lo specifico contributo che il Seminario per identità propria è chiamato a donare alla Chiesa locale: la formazione dei futuri sacerdoti. Oggi, è difficilmente applicabile quell’antico adagio che indicava il Seminario come "pupilla oculi" del Vescovo, perché attraverso di esso egli vedeva il futuro della propria Chiesa.

Ma c’è un’altra situazione che ormai da due anni si è verificata: il nostro Seminario non ospita più adolescenti residenti per un accompagnamento vocazionale in vista dell’ingresso al Seminario Maggiore. Risulta evidente che la proposta formativa del Seminario non risulta desiderabile né attraente per adolescenti e famiglie.

E’ da considerarsi superata quell’esperienza secolare che assumeva la responsabilità educativa a partire dalla preadolescenza in vista del ministero ordinato?

E’ una riflessione che pongo alla vostra attenzione di sacerdoti della nostra diocesi, che hanno amato ed amano il Seminario, che vivono con gioiosa dedizione il loro ministero e che hanno a cuore le vocazioni, in particolare quelle al ministero ordinato.

Certamente il Seminario continuerà, come del resto sta già facendo, la sua opera di accompagnamento vocazionale, nelle sue varie forme, e di animazione nelle varie comunità parrocchiali (vedi appendice 3). Continuerà, cioè, a proporre ai ragazzi, adolescenti e giovani che incontrerà la sequela del Signore come espressione di libertà in un contesto che mortifica la libertà a capriccio; continuerà a proporre loro la bellezza di decisioni definitive per il Signore nella via del sacerdozio, come generoso gesto di amore in risposta a Colui che chiama; continuerà a proporre la vocazione come grazia di elezione che salva e da senso alla vita; continuerà anche a proporre l’accompagnamento residenziale in Seminario come via per un maturo e sereno discernimento.

Dopo un periodo non breve di sbandamento e di ricerca di una nuova e precisa identità ecclesiale del Seminario nell’ambito della Chiesa diocesana, si sta cercando di ridare spazio e respiro a questa presenza nel convincimento che il suo compito non può essere considerato esaurito.

Nella relazione di due anni fa vennero individuati alcuni punti su cui convergere e realizzare l’attualità ecclesiale del Seminario, almeno dal punto di vista dell’edificio, coniando il temine di luogo-segno. A questo scopo alcuni spazi vengono adeguati alle nuove esigenze rendendoli sempre più idonei ed accoglienti.

Anche i nuovi strumenti di comunicazione vengono valorizzati attraverso la creazione di un sito del Seminario all’indirizzo: www.seminariosenigallia.it.

 

Colgo l’occasione per ringraziare i benefattori e le parrocchie che, anche attraverso il sostegno all’opera della "Messa quotidiana perpetua ", sono di aiuto al Seminario.

Appendice 1

Proposte per l’anno 2002 – 2003

 

A) iniziative di pastorale giovanile e vocazionale

Esercizi spirituali vocazionali per giovani 21 – 22 - 23 marzo 2003 (a Loreto)

I Sabati di Quaresima: il coraggio di scegliere (In Seminario dalle 17 alle 21,30)

15 marzo 2003 Qual è il tuo nome?

22 marzo 2003 E’ il Signore!

29 marzo 2003 Liberi per il Vangelo

5 aprile 2003 Decidersi per il Signore

Veglia di preghiera per le vocazioni 10 maggio 2003 (in Cattedrale)

Scuola della Parola 2° sabato del mese in Cattedrale dalle 21,30 alle 22,30 (dal 9 Novembre 2002)

Gruppo Samuele I domenica del mese

Accoglienza in Seminario di gruppi o singoli per giornate di spiritualità

B) pastorale vocazionale

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Presenza nelle parrocchie (al sabato e domenica) Barbara, Serra de’ Conti, Cesanella, Cesano, Marzocca, Borghetto, Ripe, Castelcolonna.

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Gruppo ministranti medie: Incontro mensile: II domenica del mese

Settimana estiva 19-22 giugno 2003

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Gruppo ministranti superiori 2 fine settimana 14 – 15 dicembre 2002

5-6 aprile 2003

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3 giorni Fonte Avellana 9-12 luglio 2003

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Convegno Ministranti 25 aprile 2003

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Unione di preghiera

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Itinerario vocazionale parrocchiale per cresimati

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Ritiri per ragazzi di Cresima e Prima Comunione

 

Appendice 2

La situazione delle vocazioni

L’attuale situazione delle vocazioni nella nostra chiesa locale di Senigallia la possiamo così sintetizzare (le informazioni circa le vocazioni religiose possono essere imprecise):

1 Vocazioni maschili

a - I nostri seminaristi diocesani al Maggiore di Ancona sono in totale 10:

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Giacomo Bettini di Castelcolonna al 6 anno, Lorenzo Franceschetti di Barbara, Filippo Savini di Chiaravalle, Matteo Pettinari di Monte S. Vito al 3 anno; Andrea Baldoni del Portone, Paolo Carbonari della Pace, Davide Barazzoni e Gabriele Ciceroni di Corinaldo al 2 anno; Enrico Ciarimboli di Borghetto al 1 anno; Francesco Berluti è al propedeutico.

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7 ragazzi delle superiori fanno l’esperienza vocazionale di un giorno a settimana presso il nostro Seminario minore.

b – 3 presso comunità religiose.

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1 giovane di Chiaravalle novizio presso i Passionisti.

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1 giovane di Ripe novizio presso i Conventuali

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1 giovane di Ostra novizio presso i Minori.

2 Vocazioni femminili in totale sono 3

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1 postulante presso le Clarisse di Serra de’ Conti

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2 sono novizie (1 di Ostra presso le Benedettine di S. Angelo in Pontano, 1 delle Grazie presso le Missionarie Francescane del S. Cuore)

Continua il cammino di discernimento di alcune giovani circa la possibilità dell’istituzione dell’Ordo Virginum nella nostra Chiesa locale.

Appendice 3

Animazione vocazionale

 

Premesso che l’attenzione alla dimensione vocazionale della vita cristiana e alle vocazioni di speciale consacrazione da parte di una comunità parrocchiale non può essere delegabile, ma che la comunità stessa maturerà facendosi promotrice nella vita quotidiana di questa attenzione, per "animazione vocazionale" si intende l’opportunità di risorse e strumenti offerti per ravvivare all’interno della pastorale ordinaria una specifica attenzione alla prospettiva vocazionale.

Le vie percorribili possono essere:

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Raggiungere gli educatori e catechisti presenti nella parrocchia come interlocutori e collaboratori privilegiati nel suscitare la prospettiva vocazionale nei ragazzi e nei giovani.

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Valorizzare i punti più rilevanti dal punto di vista vocazionale nei vari itinerari di fede, in particolare in quelli per l’iniziazione cristiana.

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Destare attenzione nei genitori alla chiamata a seguirlo che il Signore rivolge ai loro figli collaborando alla maturazione di una serena risposta da maturare anzitutto nella fedeltà alla vita cristiana.

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Suscitare un coinvolgimento e corresponsabilità sempre più attivi al tema delle vocazioni anche attraverso l’Unione di Preghiera per le vocazioni.

Perché l’attività di animazione vocazionale possa in qualche modo incidere nella comunità parrocchiale sarà necessario:

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Il parroco, e i sacerdoti, magari coinvolgendo anche il Consiglio Pastorale, avrà cura di essere accogliente verso questa proposta considerandola come opportunità e non come aggravio ulteriore degli impegni già presenti, coinvolgendo in questa accoglienza le varie presenza nella parrocchia.

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Per cui il sacerdote animatore non può essere accolto, in linea generale, come risorsa per le necessità pastorali, come può esserlo un collaboratore parrocchiale, ma come presenza temporanea e significativa per agevolare nella comunità questa vocazionale

Non da ultimo la presenza di un animatore vocazionale sacerdote può agevolare quelle conoscenze e dialoghi con le singole persone a cui, se d’interesse, poter proporre itinerari specifici per un discernimento vocazionale.

 

Archivio fotografico

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