Giornata degli ex alunni in Seminario

25 Novembre 2004

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Le foto

La relazione del Rettore del Seminario

Introduzione

Eccellenza Reverendissima, cari confratelli nel sacerdozio, la memoria della Madonna della Medaglia Miracolosa, patrona di questo Seminario, ci vede qui radunati a rendere grazie al Signore per il ministero a cui ci ha chiamato e per rendere doveroso omaggio alla Vergine Maria, la cui immagine venerata in questo Seminario ha accompagnato i nostri passi nel periodo di formazione in seminario.

Era il 1934 quando per la prima volta i sacerdoti ex-alunni di questo Seminario si ritrovarono per celebrare questa memoria mariana. E oggi noi continuiamo questa lunga tradizione.

Quest’anno il nostro radunarci si riveste di alcune connotazione particolari ricorrendo il 150° della proclamazione del dogma della Immacolata Concezione definito dal nostro Beato Pio IX, il 150° del dipinto raffigurante la Vergine Maria secondo le caratteristiche della Medaglia Miracolosa sulla base della visione di S. Caterina Labourè il 27 novembre 1830. Ricorre, inoltre, il 50° dell’apertura al culto della capella grande del Seminario, avvenuta il 5 dicembre 1954.

Da alcuni anni il nostro ritrovarsi insieme non è solo occasione di festa e di fraternità, ma anche per una riflessione sulle vocazioni di speciale consacrazione con uno sguardo particolare a quelle al ministero ordinato. Tale riflessione non può essere se non di tutto il presbiterio, perché le vocazioni di speciale consacrazione sono una esigenza e una ricchezza di tutta la Chiesa che non può essere appannaggio esclusivo solo di alcuni.

In questi ultimi hanno abbiamo insieme fatto un percorso che, partendo dal senso e dalla necessità di una pastorale specifica per le vocazioni, nell’anno 2000, ci ha condotti ad una riflessione sulla vocazione battesimale come sorgente di ogni vocazione, nell’anno 2001, e successivamente, nel 2002, a come connotare vocazionalmente la pastorale ordinaria, in specie quella giovanile, fino ad arrivare lo scorso anno ad una riflessione sulla possibilità di una proposta vocazionale anche nell’età della preadolescenza.

Più volte è apparsa la necessità di una accompagnamento vocazione personale e di gruppo ed è l’argomento di questa odierna conversazione che si avvale del contributo di Mons. Oscar Cantoni, guida spirituale nel Seminario Vescovile di Como.

 

A- Accompagnamento vocazionale personale

 

Premessa

Per ogni cristiano l’avventura più affascinante della vita e l’interesse primario, da cui dipende la realizzazione dell’intera esistenza, è di giungere finalmente a scoprire la propria vocazione, e ciò innanzitutto non come frutto di iniziativa personale, ma come ri­sposta alla chiamata di Dio. È sem­pre con stupore e gratitudine che il battezzato accoglie il piano di Dio su di sé, a partire da ciò che lo ca­ratterizza nel suo più intimo e vero 'io'. Un grande senso di meraviglia suscita nel cuore del credente la gioia di potersi riconoscere come figlio amato dal Padre e perciò uni­co, tra tutte le creature, all'interno della storia e nella sinfonia del mondo.

Mediante un cammino di progres­siva conformazione a Cristo, il bat­tezzato impara a rinunciare ai pro­pri desideri per accogliere l'azione di Dio su di sé. Scrutando i segni dello Spirito, in un umile atteggia­mento di ascolto, il battezzato giungerà a riconoscere, in sé e at­torno a sé, la volontà di Dio. Scoprirà che la sua vocazione è già presente dentro di sé, anche se solo un giorno giungerà a constatarlo, dopo averla paziente­mente decifrata.

 

1. Che cos'è l'accompagnamen­to vocazionale personale

L'accompagna­mento vocazionale personale è un aiuto offerto a chi si pone in ricerca della propria vocazione e compren­de che questa non è frutto del caso, né esclusiva iniziativa personale, ma opera di Dio. È un servizio pro­posto a chi si domanda come sco­prire dentro la propria storia perso­nale il piano di Dio, i segni che av­viano verso un certo orientamento e con quali mezzi poter attuare la chiamata, una volta intuita e accol­ta come via per la propria felicità. Dio infatti chiama l'uomo e deside­ra proprio questo: la sua felicità! L’accompagnamento vocazionale è un itinerario spirituale e pedagogi­co: si tratta di aiutare a cogliere l'a­zione dello Spirito Santo nella vita di un discepolo del Signore, all'in­terno della comunità cristiana, per­ché questi impari ad essere docile alla sua azione, senza contristarlo, e giunga non solo a ri­conoscere la volontà di Dio, ma an­che a desiderarla fino al punto di sceglierla personalmente, dopo averla amata.

Nello stesso tempo, attraverso l'accompagnamento vocazionale, il soggetto è sostenuto nella sua crescita in umanità e nella maturità spirituale, secondo i suoi ritmi pro­pri, così che all'azione di Dio possa corrispondere la sua risposta, del tutto libera e consapevole. Attra­verso la mediazione di uno o più educatori, la Comunità cristiana, animatrice di tutte le vocazioni e prima responsabile della crescita vocazionale dei singoli, aiuta il battezzato a progre­dire nella fede fino a strutturarsi, in modo stabile, dentro una precisa fi­sionomia vocazionale, come rispo­sta all'appello di Dio.

L’accompagnamento vocazio­nale è una proposta educativa della comunità cristiana perché il battez­zato sia in grado di contribuire, at­traverso la sua specifica vocazione, a testimoniare al mondo incredulo di oggi i segni della 'radicalità evangelica", vissuti in forma stabi­le, dentro l'ordinarietà della esi­stenza personale.

Il battezzato (ragazzo/a o giova­ne), che vive all'interno della co­munità cristiana esperienze comu­nitarie di fede (come le celebrazio­ni liturgiche, gli incontri catechisti­ci, i momenti di educazione alla ca­rità), troverà così nell'orientamen­to vocazionale personalizzato la modalità specifica per giungere progressivamente a conformarsi a Cristo, fino a raggiungere la statura di un «uomo maturo, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo» (Ef 4,13), e diventerà capa­ce di esprimere, in modo perma­nente, in una vita di docilità allo Spirito Santo, i frutti che manife­stano la piena fedeltà a Cristo Si­gnore.

Nella sequela di Cristo, egli sco­prirà come la sua vita acquisti pie­nezza di significato e si sentirà te­stimone della sua presenza nel mondo proprio a partire dai doni che egli avrà lasciato emergere, de­stinandoli non per se stesso, ma a vantaggio di tutti.

 

2. Perché è necessario l'accom­pagnamento vocazionale perso­nalizzato

Ogni battezzato, dive­nuto per grazia figlio di Dio e di­scepolo del Signore Gesù, normal­mente non giunge da sé a percepirsi come figlio affidato al Padre, né può comprendere da solo che il ve­ro e fondamentale successo dell'esi­stenza è quello di condurre una vita filiale nei confronti del Padre e una vita fraterna in rapporto ad ogni persona: ha bisogno di una guida. Imparare a cogliere in ogni realtà e in ogni avvenimento il mistero di Dio, così da leggere in questa visuale tutte le espressioni più umane e razionali della persona, confidare che Dio non permetterà mai niente che non sia il proprio vero bene, è frutto di una educazione alla fede, lenta,e graduale, che esige una costante purificazione del cuore e dei sensi.

L’accompagnamento vocaziona­le si offre allora al singolo soggetto credente come un'occasione per ri­cercare non il proprio progetto di vita, ma la volontà di Dio su di sé. Esso tende a portare il soggetto alla consapevolezza che tutte le coordi­nate della sua vita (storia della pro­pria famiglia; educazione ricevuta; persone significative incontrate; esperienze di sofferenza; ecc.) sono dei mezzi disposti da Dio per aiutar­lo ad essere figlio. Nello stesso tempo, l'accompagnamento vocazionale lascerà emergere tutte

quelle resistenze che si oppongono al progetto del Padre, tutta la sfidu­cia e la trascuratezza che il soggetto pone nel cogliere e attuare il progetto di Dio per la sua vita.

 

3. Da chi viene proposto l’'accompagnamento vocazionale

Perché la Comunità cristiana possa accompagnare un credente nella ricerca della propria vocazione, occorre, che essa sia rappresentata da una guida (sacerdote, religioso/a, laico/a), disposta ad affiancare, almeno per un determinato periodo, con puntualità (non, quindi in forma sporadica o provvisoria!) un ragaz­zo/a,o un giovane. È suo compito aiutarlo a prendere consapevolezza del suo cammino, e a intravedere i segni della chiamata di Dio dentro la sua storia, le situazioni oggettive che rallentano la sua crescita, gli sviluppi positivi del periodo di vita che attraversa, come anche le pos­sibili resistenze.

 

4. Le età dell'accompagnamento vocazionale

Una guida, di solito, accompagna vocazionalmente un chiamato dagli anni della fanciul­lezza fino alla giovinezza. Nor­malmente è questo il tempo in cui, lentamente, un battezzato, sco­prendosi amato dal Padre, si inter­roga sul modo di manifestare sta­bilmente la sua dignità filiale, ripercorrendo le orme del Signore, nella sua sequela. Il ragazzo/a e il giovane, prima ancora di avviarsi verso una scelta vocazionale speci­fica, dovrebbe poter sperimentare, fin da subito, le basi comuni della vita cristiana, dentro il cammino di fede ordinario della propria comunità cristiana. È soprattutto la giovinezza, però, il momento in cui la persona giunge a comprendere che la vita diventa bella solo se si vive per donarla.

All'origine di tutte le scelte cristia­ne di vita, a imitazione di Cristo, esempio permanente di obbedien­za amorosa alla volontà del Padre e di donazione totale, c'è una libera e responsabile destinazione del proprio essere al dono di sé. La giovinezza è il culmine di un cammino educativo in cui il battez­zato, avendo imparato a leggere la sua storia come un disegno d'amo­re di cui Dio ha avuto l'iniziativa, decide in piena libertà di rispondere in prima persona all’amore di Dio. Mediante il sacramento della Cresima, dono di Dio che perfeziona il cristiano e l'apostolo, avviene l'appropriazione delle scelte evan­geliche, considerate come le co­lonne portanti dell'esistenza.

Determinare una specifica voca­zione suppone l'aver raggiunto una certa maturità umana, affettiva, psicologica e spirituale, per cui la decisione di un personale coinvol­gimento in una determinata voca­zione è il frutto maturo di un progetto cristiano elaborato progressivamente. Nel corso,degli anni, già dalla fanciullezza, nelle tappe in cui il bambino, e successivamente il preadolescente e poi l'adolescen­te, apprende i valori evangelici dentro l'ambiente familiare e della comunità cristiana di appartenen­za, sperimenta, raffigurate attorno a sé, le diverse fisionomie vocazio­nali incarnate da uomini e donne testimoni felici della loro scelta, di­venuti progressivamente modelli significativi di riferimento.

La persona (ragazzo/a o giovane) che richiede l'accompagnamento vocazionale non dovrebbe essere una eccezione dentro la comunità cristiana, un privilegiato, che a so­stegno della sua formazione cristia­na, riceve un aiuto 'supplementare' in vista delle sue decisioni future! Se così fosse, si confermerebbe l'immagine, decisamente superata di una pastorale vocazionale che cammina 'a latere' della pastorale ordinaria, catechistica, liturgica e caritativa. Tutti i ragazzi e i giovani che partecipano alle proposte della comunità cristiana, invece, dal momento che celebrano i Sacramenti vivono l'esperienza catechistica in un gruppo, sono chiamati a sviluppare la loro maturazione vocaziona­le soprattutto attraverso la forma della direzione spirituale.

Compito di chi orienta vocazionalmente un giova­ne è quello di aiutarlo a fare sinte­si, dopo che egli ha sperimentato dal di dentro la ricchezza della vita cristiana ed è disposto a condividerne i valori.

 

5. Criteri oggettivi di riferimento.

Un chiamato giunge ad indivi­duare la propria vocazione specifi­ca, che è il luogo in cui egli ripresenta, con tutto ciò che egli è e fa, l'immagine vivente di Cristo, at­traversa le fasi successive del primato dell’appello di Dio e della sua risposta personale.

Da quando un giovane prende consapevolezza di essere stato pre­ceduto dall'amore di Dia senza es­sersi meritato nulla, egli compren­de che la sua vita non può essere più quella di prima: gli è chiesta una risposta adeguata, che lo dispo­ne a nuove scelte, insieme con alcune rinunce. La vocazione, infatti, esige sempre una rottura senza condizioni e limiti prefissati da parte del chiamato: una scelta esclude sempre altre scelte.

Per poter confermare la fecon­dità dell' impegno nel cercare la vo­lontà di Dio e poi per poter trovare la forma vocazionale che meglio si addice al chiamato, la guida si av­vale di alcuni riferimenti basilari, indispensabili per qualunque voca­zione.

Prima della vocazione specifica, è la scelta battesimale che va con­fermata. Le forme della vocazione sono diverse, ma le esigenze evangeliche sono le stesse.

 

5.1. Elementi comuni a tutte le Vo­cazioni

a) Una fede ardente in Cristo. Innanzitutto, essendo la vocazione una chiamata divina frutto di un amore personale, è necessario che il battezzato cresca in una fede ar­dente nella persona divina di Cri­sto, in una fiducia assoluta nel suo amore, per conformarsi più intimamente a Lui e rendersi sempre più docile alla voce dello Spirito. At­traverso un rapporto d’amore cre­scente e profondamente personale, il chiamato imparerà a riconoscere nella preghiera assidua e perseve­rante e nell’ascolto prolungato e confidente della Parola, Gesù Cri­sto come il Signore della propria vita presente oggi nella sua Chie­sa; con quell'esigenza di assolutez­za che deriva dall'aver accettato e accolto la sua signoria.

b) Lotta contro gli 'idoli' sempre insorgenti. Ne consegue che il chiamato imparerà a lottare e a contrastare gli 'idoli' che lo allon­tanano, seducendolo, dalla centra­lità di Cristo Signore, in modo da liberarsi dai condizionamenti mon­dani; costantemente proposti dall’ambiente circostante e avvertiti come proposte allettanti dell' «uomo vecchio», che non rinuncia a morire e che ancora cerca di preva­lere sul discepolo del Signore.

c) Una fede che plasma la vita, dando senso alla propria storia. La guida che accompagna la crescita vocazionale 'di un giovane avrà cu­ra di verificare se in lui la conoscenza di Dio è di tipo nozionale o sa­pienziale, per cui attraverso l'a­scolto assiduo della Parola viva, egli può scoprire quella vocazione che il Dio vivente gli ha posto nel suo profondo essere; se il cammino di fede percorso si manifesta maggiormente come un fatto intellettuale, o invece è avviato verso una decisa personalità cristiana. Constaterà inoltre la guida se il Vangelo è vissuto più come sovrapposizione, senza determinare scelte conseguenti, o se piuttosto il soggetto si è lasciato plasmare dalla logica evan­gelica, determinando così una pre­cisa concezione della vita, aperta a scelte di gratuità e di servizio.

d) Confrontare le scelte persona­li con quelle di Gesù (Lectio divi­na). Attraverso una, frequentazione assidua e amorosa delle Scritture, il chiamato matura le disposizioni per aderire sempre più al Signore Gesù per desiderare i medesimi desideri divini e per vivere come Lui, nel do­no incondizionato di sé. Specchiandosi nella parola di Dio, soprattutto nel­la celebrazione del sacramento del­la Riconciliazione, il chiamato de­ve essere aiutato a prendere co­scienza in tutta umiltà della propria distanza, della difformità, nell' esi­stenza quotidiana, delle sue scelte personali dalle esigenze della Parola. Questa lontananza, anziché es­sere un motivo di scoraggiamento, deve diventare un'occasione per un ulteriore slancio di disponibilità, perché, con la grazia di Dio, egli possa non solo avvertire il bene co­me è proposto dalla Parola, ma an­che scegliere decisamente di realiz­zarlo come espressione della sua li­bertà di persona e di figlio di Dio.

e) Sentirsi parte attiva nella Chiesa. Poiché è nella Chiesa che il cristiano promuove i doni ricevuti, mettendoli al servizio degli altri nel pieno rispetto e in sintonia con i do­ni altrui, la guida verificherà se il soggetto sa investire le sue capacità d'amore e di servizio nella quoti­dianità della vita della propria par­rocchia o nelle altre espressioni di Chiesa.

 

5.2. Elementi caratteristici per le vocazioni alla vita consacrata e al ministero ordinato

Verificato che nel soggetto esiste un serio im­pegno di vita cristiana, dal momen­to che la scelta di essere discepolo del Signore è diventata una realtà ormai costitutiva della sua persona­lità, è compito dell'accompagna­mento vocazionale aiutarlo a fare verità dentro di sé. Innanzitutto, analizzando a fondo le caratteristi­che delle singole vocazioni alla vita consacrata, così,che percepisca quale possa essere attuata dentro la sua esistenza, poiché ad essa si sen­te attratto (per grazia di Dio) e per­ché, di una di esse, ne avverte come propri i tratti salienti, sia pure in maniera solo germinale. La confer­ma di questi orientamenti, che ver­ranno messi in luce e, approfonditi in un tempo specifico, verrà data successivamente dalla Chiesa, at­traverso i responsabili della forma­zione. Solo la Chiesa, infatti, può autenticare una vocazione, dopo aver ben considerato la positività del cammino di maturazione voca­zionale del candidato.

Da parte della guida, occorrerà non dimenticare mai che per un chiamato ciò che conta non è vivere indistintamente l'una o l' altra vo­cazione, né pensare di condurre su­bito il giovane o la ragazza al pro­prio stato di vita o a quello che sembra rispondere e assolvere ai bisogni della Chiesa o del tempo, ma aiutare realmente il giovane a divenire ciò a cui il Signore lo chia­ma, a partire dalla propria realtà personale.

Nel discernimento delle voca­zioni di 'speciale' consacrazione il primo e fondamentale «elemento discriminante» re­sta ancora, anche nel caso di chia­mata al sacerdozio ministeriale, ve­dere se nel soggetto sia presente il carisma del Celibato, dono dello Spirito, al quale la libertà umana è chiamata a rispondere, senza pen­sare, tuttavia, che la vita cristiana sia più radicale nel celibato per il Regno: il radicalismo evangelico è, infatti, unico e richiesto a tutti.

Se poi il discernimento vocazio­nale porta ad individuare il cari­sma del celibato, allora occorre procedere ad un 'ulteriore analisi. La vita consacrata, infatti, si svi­luppa attraverso forme svariate, che sarà bene presentare ai candi­dati almeno negli orientamenti ge­nerali, dalla vita religiosa agli isti­tuti secolari, fino alle nuove forme di consacrazione.

Chi si sente attratto alla vita contemplativa va aiutato con molta cura, in un tempo prolungato, veri­ficare la 'tenuta', e discernere se egli cerca veramente Dio. Se in un giova­ne o in una ragazza la dimensione missionaria è la forza che sottende ogni suo impegno: nel qual caso sarà utile accertarsi che non si tratti di una fuga dal proprio mondo (fa­miliare o ecclesiale) alla ricerca di avventura, piuttosto che di un ar­dente desiderio di annunciare a tutti e per tutta la vita la sua esperienza di fede nel Signore risorto, e quella della comunità di provenienza. Può essere che l'impegno di ani­mazione pastorale dentro la Chiesa locale coinvolga in maniera priori­taria un chiamato, per cui vale la pena di assicurarsi che la sua dispo­nibilità a servire la crescita della vi­ta cristiana della gente e a promuo­vere la comunione nel popolo di Dio, sia frutto di una vera matura­zione nel dono di sé.

Ancora, un giovane può sentirsi attirato al servizio dei poveri, degli ultimi, così che molte delle sue for­ze psichiche ed affettive siano già fin d'ora concentrate in un impe­gno di servizio ben preciso, attuato non solo come una vaga filantropia, ma nella fede, riconoscendo in ogni persona, soprattutto sofferen­te, l'immagine vivente di Cristo.

A quanti si sentono attratti a met­tersi a disposizione del Popolo di Dio nel ministero ordinato, occor­rerà presentare il progetto di forma­zione sacerdotale offerto dalla Chiesa, con una chiara fisionomia del prete. L'Esortazione apostolica Pastores dabo vobis è la 'magna charta' di riferimento. Ciascuno do­vrà verificarsi, attraverso un con­fronto sereno, per non costruire da sé un' immagine di prete che non corrisponde a ciò che la Chiesa oggi domanda ai suoi presbiteri.

Va da sé che una certa maturità psicologica, affettiva, relazionale e una buona dose di realismo sono la premessa perché il chiamato possa giungere a compiere una scelta veramente libera, senza ali­mentare sogni utopistici che riflet­tono non già la volontà di servire il Signore, ma solo di appagare la propria immaginazione.

Con un cuore educato ed evan­gelizzato, purificato e liberato, con tutta la sofferenza che essa com­porta, il soggetto giungerà a conce­pire la sua esistenza, all’interno della vita consacrata o nel ministe­ro ordinato, come dono offerto sen­za condizioni, fino a scegliere, sen­za rimpianti, la vita celibataria co­me la più espressiva del suo proget­to d'amore, e come la forma più piena della sua felicità.

 

6. Accompagnamento vocazionale di gruppo

Si potrebbe distinguere tre livelli di Gruppo Vocazionale.

a) C’è il Gruppo di spiritualità vocazionale. Esso si colloca nella dimensione di saper interpretare la chiamata vocazionale che sorge per ognuno dalla vocazione battesimale. E’ aperto ad ogni chiamata e ad ogni forma di ministerialità eccelsale, che viene rilanciata come dimensione essenziale di ogni vita. Questa dimensione attraversa in maniera trasversale tutta la pastora­le, in particolare quella giovanile, e dovrebbe favorire un più acuto sen­so di appartenenza ecclesiale. È una ricerca di spazi di preghiera, di ascolto della Parola e di impegni concreti di servizio e carità che ogni giovane, ogni cri­stiano dovrebbe armonizzare nella propria esperienza di appartenenza ecclesiale.

b) Il Gruppo di accompagnamento vocazionale. Esso si colloca nella dimensione più precisa di una sensibilità che parte da una propo­sta vocazionale e approda, nei tem­pi possibili per ciascuno, ad una scelta vocazionale. In, questo caso l'apporto della Direzione Spiritua­le è determinante per completare i 'suggerimenti' del Gruppo. Sotto questo profilo un Gruppo di accompagnamento vocazionale po­trebbe tenere presenti tre dimensio­ni: 1) pedagogia dell'essere. È un aiuto concreto a sapersi localiz­zare con la propria vita; a dirsi senza maschere ed autonascondimen­ti. 2) una pedagogia della comu­nione - intimità. Potrebbe essere an­che la via al senso della ecclesia­lità: essa tuttavia domanda il corag­gio di superare quella barriera che ci divide dagli altri. 3) Una pedagogia della fede. Qui stiamo parlando non di una scelta di vita qualunquista, ma della scelta di Cristo.

c) Il Gruppo di discernimento vocazionale. Esso, oltre che mirare alle finalità precedentemente esplicitate, ha come fine precipuo ed essenziale di aiutare il cammino del discernimento vocazionale. Ciò significa che il Gruppo potrà dare degli strumenti per cogliere le dinamiche del discernimento spirituale, divenendo più un punto di riferi­mento per rilanciare il cammino personale nella Direzione Spirituale che non il luogo stesso del discernimento.

 

7. Esperienze di accompagnamento vocazionale in Gruppo

 

7.1 Il Gruppo Samuele è un itinerario orientato ad aiutare nel discernimento quei giovani che si sono posti seriamente la domanda vocazionale. Questo itinerario comporta degli incontri mensili da novembre a giugno, la domenica dalle 15,30 alle 18,30 presso il Seminario. In esso i partecipanti potranno affrontare in modo ordinato la ricerca della volontà di Dio nella loro vita.

Il singolo incontro è strutturato in una prima parte di riflessione e preghiera personale su una traccia presentata e in una seconda parte di confronto a gruppetti (se il numero è superiore a 6-7) con una sintesi finale. Al termine di ogni incontro vi è un piccolo impegno per il mese (“compito a casa”).

I giovani e le giovani chiamati a partecipare dovranno:

-  avere un’età superiore a 18 anni

-  avere un minimo di vita spirituale

-  essere aperti a una domanda di tipo vocazionale con disponibilità a “360 gradi”

 

7.2 La comunità giovanile

 

Perché? Nei vari gruppi giovanili si percepisce la necessità in alcuni giovani di una sequela di Gesù Cristo e una maturazione umana e spirituale più radicale. In un contesto segnato sempre più dall’individualismo e dalla solitudine la scommessa cristiana della comunione si fa sempre più profetica e avvincente. E’ questo poi il modo più semplice e bello per rispondere alla sete di Dio! Non vogliamo coinvolgere le masse, e vogliamo fuggire dalla logica mondana dei numeri. E’ la santità, sono le gocce di amore vero il cuore e la linfa della Chiesa.

Così ci stimolano la CEI e il Card. Martini:

“Occorre saper creare veri laboratori di fede, in cui i giovani crescano, si irrobustiscano nella vita spirituale e diventino capaci di testimoniare la Buona Notizia del Signore nella scuola, nel lavoro, nel tempo libero” (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, CEI)

“Sperimentiamo la gioia di una casa comune. Prima che un edificio sia un contesto, un luogo permanente di incontro, giorni di vita insieme in cui si respiri uno stile di fraternità, di lavoro e di preghiera; tempi comuni dentro la vita ordinaria, per imparare a fare bene le cose di tutti i giorni, e per interpretare insieme la Parola e la cultura contemporanea, con l’intelligenza della fede e con il desiderio di dialogare con tutti. Tutte le nostre comunità siano attente alle esigenze giovanili di vita comune, sapendo che i giovani, oggi più che mai, hanno bisogni di formazione intelligente ed affettiva, per appassionarsi al Signore, alla comunità cristiana e ai fermenti evangelici disseminati tra i loro coetanei nel mondo. La Parola di Dio ha bisogno di un terreno buono e l’Eucaristia ha bisogno di una casa”

(Dalla risposta del Card. Martini al Sinodo dei giovani di Milano)

 

Come? Il vissuto quotidiano non agevola questo passaggio per vari motivi. I giovani sono sempre più disgregati, abituati a mettersi maschere per ogni luogo che frequentano, spesso in difficoltà nel tessere relazioni vere in cui sperimentino il gusto della libertà, della verità, dell’amore gratuito. E’ Cristo che il cuore di ogni giovane cerca : la sete inappagata del suo amore genera profonde ferite che il mondo non può curare La vita di comunità e di preghiera vissuta per un certo periodo (mantenendo però i propri impegni scolastici/lavorativi e quelli ecclesiali principali), potrebbe essere il luogo che aiuta il giovane a maturare in questa direzione.

 

Obiettivo Il primo obiettivo in senso personale è quello di una adesione a Gesù Cristo definitiva e gioiosamente consapevole, inserita in pienezza nella comunità ecclesiale. L’acquisizione di una fede adulta capace di affrontare la quotidianità vivendo nello Spirito santo, con un chiaro passo avanti nella scoperta della propria vocazione, vista come il posto che Dio ha pensato per lui nella Chiesa e nel mondo.

In senso ecclesiale è offrire ai giovani della nostra diocesi una “casa” dove si viva l’incontro con Dio nella quotidianità e nell’amicizia profonda e vera.

 

I contenuti

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La vita di comunità, per la durata di un mese, che svela al giovane stesso la sua reale identità nel suo rapportarsi a Gesù Cristo e al mondo (la vita comunitaria si interrompe il sabato con il pranzo, per riprendere la domenica sera).

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Regola di vita comunitaria con stile laicale.

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Preghiera comune e personale che parte dalla Parola di Dio.

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Centralità dell’Eucaristia

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L’accoglienza e l’apertura verso la realtà giovanile soprattutto nei termini dell’ospitalità ai pasti, ai momenti di preghiera e ad eventuali iniziative di animazione aperte a tutti.

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La collaborazione stretta con la pastorale giovanile e vocazionale.

 

A conclusione Il giovane dovrà aver :

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Confermato, rivisto, stilato  o iniziato a strutturare una sua personale regola di vita e di preghiera;

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Maturato un responsabile e maturo inserimento nella vita della propria comunità parrocchiale.

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Aver fatto un significativo passo avanti nella chiarezza del suo compito e vocazione nella Chiesa e nel mondo.

 

B – nuove forme di vocazioni

 

In questo anno si sta delineando la presenza nella nostra Chiesa locale di due forme di consacrazione che per la nostra diocesi rappresentano la prima, l’Ordo Virginum, una novità assoluta; la seconda, il Diaconato permanente, un ravvivare quel dono che iniziò 12 anni fa’; entrambi rappresentano una ricchezza per la nostra comunità è una pienezza dell’essere della Chiesa. Sabato 9 aprile nella Chiesa cattedrale il Vescovo consacrerà la prima giovane che dedicherà la sua vita al Signore in questa forma di consacrazione e il 3 novembre scorso 8 persone hanno iniziato il percorso verso il Diaconato permanente

 

I - L’Ordo Virginum

 

1 - CENNI STORICI

L’Ordo Virginum, cioè l’antico ordine delle vergini, rinasce all’indomani del Concilio Vaticano II.

E’ proprio il Nuovo Testamento a dire una parola nuova sulla verginità: l’esempio di Maria e di Gesù, gli scritti di S. Paolo hanno suscitato infatti dalla Chiesa apostolica in poi, donne e uomini che sceglievano la verginità per il Regno.

Uno dei Padri della Chiesa, S. Ignazio, attesta nella Chiesa di Smirne la presenza di un gruppo di vergini votate alla castità e assimilate al collegio delle vedove.

E’ dal IV secolo, quando la Chiesa comincia ad istituzionalizzarsi, che troviamo tracce di un rito di consacrazione. Sappiamo di Marcellina, sorella di S. Ambrogio, consacrata in S. Pietro, nella solennità del Natale, da Papa Liberio (352/353 d.C.).

Tra il V e il X secolo troviamo i riti di consacrazione liturgici, che presentano due formule: per le vergini che vivono nel monastero e per quelle che vivono nel mondo.

Il Concilio Lateranense II (1139) abolisce lo stato laicale per le vergini consacrate. D’ora in poi il rito sarà esclusivo per le monache.

Al Vaticano II l’immagine della Chiesa come Popolo di Dio (LG 9), è il terreno da cui scaturiscono nuove spinte ecclesiali e da cui si sviluppa la teologia riguardante la Chiesa particolare. Alla luce di questo nuovo contesto ecclesiale anche la verginità consacrata trova un terreno in cui rileggere la propria esperienza secolare per aprirsi a nuove prospettive.

Alcuni documenti del Concilio presentano in particolare l’esperienza della vita consacrata e ne fanno emergere un rinnovato volto.

Il Concilio promuove anche un rinnovamento dei riti con i quali viene abbracciata la vita consacrata. Così la costituzione liturgica Sacrosanctum Concilium, al n. 80, dispone la revisione del rito della consecratio virginum. In attuazione di tale disposizione, nel periodo postconciliare viene redatto il nuovo ordo consecrationis virginum, promulgato il 31 maggio 1970 con l’approvazione di Paolo VI.

 

2 - IL CARISMA

Il Rito stesso mette in risalto le due caratteristiche della vergine consacrata: il rapporto sponsale con Cristo e il legame con la Chiesa locale.

Il carisma specifico di questa forma di consacrazione è la sponsalità: essa consente di vivere quella realtà misteriosa che è la risposta all’amore nuziale e fecondo del Signore Gesù per la sua Chiesa – realtà che dagli sposi cristiani viene espressa nel sacramento del Matrimonio – e, nello stesso tempo anticipa, sempre nella fede, la vocazione ultima dell’umanità: le nozze con l’Agnello.

Carattere distintivo della consacrazione è poi la diocesanità cioè il legame con la Chiesa locale e con il suo Vescovo. La Chiesa diocesana, quindi, diventa l’unica referente della vergine consacrata: non c’è la mediazione di fondatori, di superiori, di regola …,  non c’è altra struttura che quella comune ad ogni battezzato (Diocesi, parrocchia).

Per ordo, infatti, non si intende un ordine religioso, ma una “categoria” di donne che si riconoscono nella medesima scelta e sono consacrate con lo stesso rito.

 

3 - IN ITALIA

Da una ricerca condotta alla fine degli anni novanta emerge  che la realtà dell’Ordo Virginum interessa almeno 450 persone appartenenti a 85 diocesi. Sono 275 le donne che hanno ricevuto la consacrazione, appartenenti a 66 diocesi uniformemente distribuite sul territorio nazionale.

L’età più rappresentata è quella dai trenta ai quaranta anni. Vivono da sole, in famiglia, con altre vergini consacrate o in strutture di tipo comunitario. Si mantengono con il proprio lavoro, che svolgono in vari settori. Più rappresentati sono l’ambito del lavoro dipendente, la professione di insegnante o impiegata. Alcune lavorano anche nel settore ecclesiale o privato. Vi sono anche libere professioniste, medici, avvocati, direttrici, ricercatrici universitarie ed alcune sono in pensione.

Nell’ambito propriamente ecclesiale sono inserite in tutti i settori della pastorale ordinaria.

 

II – Il diaconato permanente

 

1 - Diaconato permanente e ministero ordinato.

Il Diaconato permanente va inquadrato nel contesto più ampio del ministero ordinato. Il sacramento dell’ordine è strutturato nei tre gradi: episcopato, presbiterato e diaconato. Nella chiesa occidentale, dopo il V secolo, il Diaconato permanente lentamente declinò e rimase solo come tappa intermedia per il presbiterato. Già nel Concilio di Trento si dispose che il Diaconato permanente venisse ripristinato quale originaria funzione della Chiesa.

Ma fu il Concilio Vaticano II che aprì di nuovo il discorso nella LG 29: “In un grado inferiore della gerarchia stanno i Diaconi, ai quali sono imposte le mani non per il sacerdozio, ma per il ministero” e stabilì che il Diaconato potesse “in futuro essere restaurato come grado proprio e permanente della gerarchia… ed essere conferito a uomini di età matura, anche sposati, così pure a giovani idonei, per i quali però deve rimanere in vigore la legge del celibato”.

2 - Il Diaconato permanente nella Chiesa

Il Diaconato permanente costituisce un importante arricchimento per la missione della Chiesa, poiché i munera che competono ai diaconi sono necessari alla vita della Chiesa. Bisogna considerare il diaconato, come ogni altra identità cristiana, all’interno della Chiesa, intesa come mistero di comunione trinitaria in tensione missionaria. In altre parole, se non può esistere una Chiesa senza il ministero ordinato, ciò vale anche per il Diaconato permanente. (cfr. 5,7 Ratio)

3 - L’identità del diacono

Come partecipazione dell’unico ministero ecclesiastico, il diacono è nella Chiesa segno sacramentale specifico di Cristo servo. Suo compito è di essere interprete delle necessità e dei desideri delle comunità cristiane e animatore del servizio, ossia della diakonia, che è parte essenziale della missione della Chiesa. Il carattere diaconale configura l’ordinato a Cristo, il quale si è fatto diacono, cioè servo di tutti. (cfr. 5 e 7 Ratio).

4 - Configurazione pastorale del servizio diaconale

Anche il ministero del Diaconato permanente partecipa al triplice munus di Cristo proprio del sacramento dell’ordine e si caratterizza come triplice diaconia.

-         Diaconia della Parola. Oltre alla proclamazione del Vangelo e alla predicazione, il diacono permanente svolge il suo servizio nella catechesi, in particolare nella preparazione ai sacramenti: prepara le famiglie che chiedono il battesimo per i propri figli, prepara le coppie al sacramento del matrimonio, accompagna le famiglie nella vita coniugale, segue piccoli gruppi per un cammino di fede (centri di ascolto). Nell’urgenza della nuova evangelizzazione il diacono permanente è chiamato a trasmettere la Parola nell’ambito professionale e nei luoghi di lavoro, anche prevedendo modalità specifiche di annuncio. (cfr. 25 e 26 Direttorio)

-         Diaconia della liturgia. Oltre al servizio all’altare in senso stretto il munus sanctificandi del diacono permanente si concretizza nel “promuovere celebrazioni che coinvolgano tutta l’assemblea, curando la partecipazione interiore di tutti e l’esercizio dei vari ministeri” (30 Direttorio). Fra i sacramenti, quello del matrimonio può avere grande giovamento dal servizio diaconale. “I diaconi sposati possono essere di grande aiuto nel proporre la buona notizia circa l’amore coniugale, le virtù che lo tutelano e nell’esercizio di una paternità cristianamente e umanamente responsabile” (33 Direttorio). Ad essi può essere affidata la cura della pastorale familiare. Altro ambito specifico è la cura pastorale degli infermi, sia nel servizio operoso per soccorrerli nel dolore, ma anche nella preparazione a ricevere il sacramento dell’unzione e la loro preparazione ad una morte cristiana. (cfr. 34 Direttorio)

-         Diaconia della carità. Il diacono permanente, come ministro ordinato, è a servizio del popolo di Dio. I suoi ambiti specifici possono essere le opere di carità parrocchiali e diocesane, le opere di educazione cristiana (animazione degli oratori, dei gruppi ecclesiali e delle professioni laicali, la promozione della vita in ogni sua fase) e di servizio sociale nel dovere della carità e dell’amministrazione, esercitati in nome della gerarchia (cfr. 38 Direttorio).

5 - Esercizio della triplice diaconia

I tre ambiti del ministero diaconale potranno a seconda delle circostanze assorbire una percentuale più o meno grande dell’attività di ogni diacono, pur rimanendo inseparabilmente uniti nel servizio.

Spetta al Vescovo conferire al diacono l’ufficio ecclesiastico a norma del diritto. “I diaconi possano svolgere il proprio ministero in pienezza… e non vengano relegati a impegni marginali o a funzioni meramente supplettive. Solo così apparirà la loro vera identità di ministri di Cristo e non come laici particolarmente impegnati.” (40, Direttorio)

Il Vescovo può conferire ai diaconi l’incarico di cooperare alla cura pastorale di una parrocchia affidata a un solo parroco o possono essere destinati alla guida, in nome del parroco o del Vescovo, delle comunità cristiane disperse (cfr. 41, Direttorio).