Esperienza a Monte Quemado - Argentina

2006

 

Archivio fotografico

 

Questa mattina leggendo un libro di Borges, uno dei più famosi scrittori e poeti argentini, mi sono imbattuta in questa frase:

“…ricordo, la cui essenza non sta nella ramificazione dei fatti, ma nel perdurare di tratti isolati….”

 

A Monte Quemado ho potuto trovare una vasta scelta di particolari per cui rimanere stupita (nel bene o nel male) e che a distanza di tre mesi continuano a perdurare nel cuore e nella mente. Sono come fotografie: scatti di un viaggio che per me si è rivelato sicuramente speciale e non privo di sorprese.

Queste sono alcune delle mie fotografie: le strade fatte di polvere e l’aria che si respira fatta anch’essa di polvere; la musica ascoltata, suonata e ballata sempre ovunque e da tutti; i diversi aspetti di una povertà che non sono riuscita a capire; le case e i letti dove dormono 2, 3, 4, 5 o anche più persone tutte insieme; i bambini, tanti, che escono da tutte le parti così come i cani, gli asini e le galline; gli abbracci di persone perfettamente sconosciute ma che gia dal primo giorno ci avevano trasformati in vecchi amici; la profonda e sincera fede in grado di commuovere più di una volta anche un cuore da troppo tempo chiuso a chiave come il mio; i pomeriggi passati a giocare a calcio simulando sfide mondiali Italia-Argentina, con i bambini e i maestri della scuola; le feste in cui si respirava la vera voglia di stare insieme allegramente; il cibo; i bambini di un anno che guardano al mondo con uno sguardo perso nel vuoto, incapaci di ridere o giocare perché spesso lasciati da soli senza troppe macchinine o bamboline o senza troppi adulti con cui interagire….

Non credo di poter scendere di più nei particolari perché non voglio rischiare di essere retorica o ripetitiva visto che già tanto hanno scritto gli altri che ci sono stati prima di me e anche perché dietro a questi tratti isolati che perdurano nel tempo io ritrovo una serie infinita di emozioni che quelle no, non si possono proprio rinchiudere in una semplice descrizione.

 

Gli ultimi tre giorni li abbiamo trascorsi a Buenos Aires e per me è stata una particolare emozione poter entrare in Plaza de Mayo dove si può trovare un’autentica testimonianza di pace e di azione non violenta. Si ritiene che fra il 1976 e il 1983 in Argentina, sotto il regime militare al potere in quegli anni, siano scomparsi fino a 30.000 dissidenti o sospettati tali. In genere, gli arresti avvenivano senza testimoni, così come segreto restava tutto ciò che seguiva all'arresto. Gli stessi capi di imputazione erano solitamente molto vaghi o chiaramente pretestuosi. Le madri di questi “dissidenti”, che per la maggior parte erano giovani ragazzi e ragazze, non si sono scoraggiate e hanno lottato per riaverli. Sempre unite e armate del solo amore materno e di un fazzoletto bianco in testa, hanno fatto sapere al mondo intero quello che stava accadendo in Argentina attraverso manifestazioni e marce di protesta: la più famosa fu quella fissa del giovedi mattina in Plaza de Mayo che hanno continuato a portare avanti fino a qualche mese fa.

E’ vero che alla fine  i loro figli vennero torturati e uccisi, ma queste “pazze”, come furono chiamate dai militari, il loro scopo lo hanno comunque ottenuto: anche se continuano ad essere chiamati “desaparecidos”, “scomparsi”, il sacrificio di questi 30.000 ragazzi e ragazze, non venne dimenticato come si sarebbe voluto, ma rimane tutt’ora una denuncia e una testimonianza viva di quello che successe in Argentina.

 

Caterina Telari

 

 

 

Esperienza favolosa

 

Per me incontrare la gente di Monte Quemado è stato, come dice S. Francesco: “è donando che si riceve”. Il calore che le persone mi trasmettevano quando ero in mezzo aloro era quello di una grande amicizia e di una forte fede che ci univa a Dio.

I bambini, il loro affetto smisurato, sono i segni che rimarranno impressi nel mio cuore.

 

Cristina

 

 

 

“Argentina! Perché no?” Così è nata la nostra piccola grande esperienza che ci ha portato tra persone uguali a noi ma diverse in modo straordinario e semplice. Tutto è nato da un’idea in prossimità del giorno che ci avrebbe unito per sempre, il giorno in cui avremmo ricevuto il Sacramento del Matrimonio. Sì, i pensieri che affollavano la nostra mente per la preparazione del matrimonio erano veramente tanti, come per tutti i promessi sposi, ma cercavamo il più possibile un senso, un significato, a ogni cosa, oltre a mettere insieme fantasia ed essenzialità… Così anche il “gettonatissimo” viaggio di nozze l’abbiamo pensato con lo stesso stile nostro e del matrimonio, o comunque ci abbiamo provato..! Era da parecchi mesi che pensavamo di andare in Argentina con il gruppo, ma scherzando (o forse no!) dicevamo che ci saremmo andati in viaggio di nozze! Il sogno è diventato realtà! …o meglio, il disegno di  Dio è davvero un Sogno che si fa realtà! Non nascondiamo che i dubbi e le paure per quest’esperienza si sono fatti avanti fino a farci mettere in crisi questa scelta e a desiderare per qualche minuto di voler tornare indietro nella decisione e di rinunciare… Non stiamo qui ad elencarli ma, pensando che il matrimonio e tutto quello che c’è intorno lo vivrai solo una volta nella vita, tutto sembra più difficile da decidere, tutto ciò che è un po’ fuori dagli schemi… inoltre non sapevamo bene che cosa ci aspettasse anche se più o meno gli altri ragazzi del gruppo ci avevano raccontato la loro, ogni esperienza è diversa dall’altra…

Nei primi giorni eravamo molto molto spaesati e stanchi per le fatiche accumulate per preparare il matrimonio… Poi piano piano abbiamo incominciato a conoscere le persone, ad andare a trovarle nelle loro “case”, a condividere… Ecco qualche riflessione.

“…Stanotte partiamo da Monte Quemado…tanta stanchezza, ma insieme tanta voglia di rimanere davanti ai tanti sorrisi e agli occhi che parlano, alle mani e agli abbracci che ringraziano… Tanta voglia di rimanere qui con la gente, dicendosi poche parole perché davanti alla bellezza delle persone e del semplice condividere non c’è bisogno di tante parole, anzi è meglio osservare, ascoltare…ascoltare tutto…la loro vita, i loro gesti, i loro occhi, il loro passato, i loro sogni…Semplicemente condividere! […]

Bisogna allenarsi all’umiltà, l’umiltà che tu sei un servo inutile…l’umiltà che non puoi ribaltare il mondo ma che ascoltare e condividere è il modo più bello e amorevole di impegnarsi per il mondo, per il Bene, prima di tutto bisogna lasciarsi abbandonare, impegnarsi perché il Bene sia dentro il proprio mondo, cioè dentro la propria anima: da qui comincia tutto il cammino! Da qui puoi iniziare a fare qualcosa per gli altri… Bisogna prima conoscere, osservare, parlare poco, ascoltare, capire, mettersi nei panni dell’altro, non disprezzare, essere pienamente convinti che l’altro ha uguale dignità, credere nell’altro, avere speranza… 

Quante cose bisogna migliorare dentro se stessi, prima di rivoluzionare… Siamo tanto pieni di noi stessi e del nostro mondo di benessere e di spreco che siamo arrivati a sprecare anche le nostre parole, il consumismo sta entrando anche dentro di noi, nel nostro essere… Bisogna smettere di guardare dall’alto verso il basso…

Abbiamo sperimentato che il fatto che tu sei lì è per loro gioia, il fatto che gli fai una foto è per loro gioia, il fatto che tu sei lì a pregare con loro è gioia, il fatto che sei lì a mangiare con loro è gioia… Ci siamo resi conto che la cosa più importante è condividere […] …condividere i sorrisi, gli abbracci, il sapere che c’è qualcuno che ti pensa, che viene nella tua casa, nella tua terra. E’ ciò che dà dignità alla persona! E come è difficile condividere… Dal cibo, ai modi di fare, dalla sporcizia, ai baci e gli abbracci, dall’odore alla rassegnazione che hanno dentro…

Quante cose da accogliere e condividere! Però ci siamo resi conto che le cose di cui hanno più bisogno è avere dignità, più di ogni altra cosa… Essere consapevoli che sono persone e che si meritano degli amici, in quanto sono semplicemente uomini, persone! Solo con la speranza e la vicinanza degli amici e l’aiuto di Dio si può aver voglia di fare, di lavorare, di costruirsi una casa, di procurarsi il cibo, di cercare acqua, di lavarsi, di cucinare, di alzarsi alla mattina, di sorridere, di avere forza per andare avanti.    

Ciò è l’essenziale, poi certo ci vogliono anche i soldi, ma tutto deve partire dalle persone!

Dove nasce la dignità è, oltre che da Dio e da degli amici lontani ma vicini, soprattutto nella scuola! La scuola qui è veramente importante, è il futuro di Monte Quemado, è fonte di speranza.”

Questa esperienza è stata per noi come un bagno che ci ha ripulito un pochino dalla polvere accumulata stando sotto la nostra bella campana di vetro, lontani da tutto ciò che ci spaventa solo a pensarci.

Ha dato più forza ai valori in cui crediamo e ci ha aperto gli occhi su uno stile da seguire nel nostro cammino insieme che abbiamo appena iniziato.

Tornando abbiamo portato con noi un desiderio: quello di tener vivo l’amore per gli altri.

Come abbiamo sperimentato, non è un compito facile, perchè ha bisogno di essere alimentato continuamente non permettendo alla fretta, ai soldi ed all’egoismo di rubarci il tempo di alzare gli occhi, vedere oltre l’orizzonte e renderci conto che non esistiamo solo noi.

 

Chiara e Michele Mantoni

 

 

Progetti di collaborazione con la parrocchia di

Monte Quemado

 

I progetti che il parroco e la Direttrice della Scuola ci hanno suggerito sono:

 

ü      Sussidi didattici per i bambini della scuola parrocchiale: € 2000. Molti bambini non hanno le possibilità economiche per acquistare i sussidi per la scuola (libri, quaderni, penne…) e quindi di solito è la scuola a fornirli, ma che non possono essere portati a casa.  

ü      Aggiornamento maestri: € 3000. La parrocchia gestisce una scuola per ragazzi dai 4 ai 14 anni. L’aggiornamento che i maestri sono chiamati a fare è a carico della scuola o dei singoli.

ü      Coprire il costo della colazione quotidiana che la scuola parrocchiale offre ai circa 400 bambini dai 3 ai 14 anni per una spesa di circa 2500 € all’anno. La scuola è frequentata dai figli delle famiglie più povere sia perché si fidano dei maestri (nelle scuole pubbliche ci sono stati diversi casi di disinteresse) sia perché la scuola offre la colazione gratuitamente (per alcuni bambini è l’unico pasto del giorno).

ü      Adozione di un alunno della scuola elementare parrocchiale per far fronte alle spese scolastiche (piccola retta mensile, abbigliamento necessario, ripetizioni e sussidi didattici).